12/02/13

Il mio intervento in Commissione Ambiente. Su proposta del PD votato parere negativo


Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale.
Atto n. 529.

(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del regolamento, e conclusione – Parere contrario).
 
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato nella seduta del 22 gennaio scorso.
Alessandro BRATTI (PD), preliminarmente, sottolinea l'importanza del provvedimento in questione che, come opportunamente evidenziato in apertura di seduta dalla collega Mariani, avrebbe richiesto ben altro approfondimento istruttorio rispetto a quello che è possibile svolgere nella situazione attuale di prorogatio e di svolgimento della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Aggiunge che, di fronte all'impossibilità del  sottosegretario Fanelli di assumere, a nome del Governo, l'impegno a non procedere all'adozione in via definitiva del provvedimento in esame, i deputati del Partito Democratico non si sottrarranno al dovere di esprimere con chiarezza il proprio orientamento su un provvedimento che, pur condivisibile nell'obiettivo della costruzione di un moderno ed integrato ciclo industriale di gestione dei rifiuti, reca alcune criticità tali da non consentire di esprimere un voto favorevole. Passa quindi ad illustrare le indicate criticità, sottolineando in particolare quelle relative alla rilevante quantità annua di rifiuti utilizzabili, in forza del provvedimento in titolo, come combustibili solidi secondari in cementifici; ai rischi ambientali connessi alla diversità della disciplina sui limiti di emissioni inquinanti vigente per gli inceneritori, da un lato, e per i cementifici, dall'altro; alla mancata previsione nel provvedimento in titolo di qualsivoglia misura diretta a riequilibrare la negativa situazione impiantistica oggi esistente nel Paese e a indirizzare l'utilizzo dei combustibili solidi secondari prioritariamente verso quelle regioni e quelle aree del Paese prive di impianti di incenerimento e di termovalorizzazione dei rifiuti. Nel ribadire, quindi, che la posizione del Partito Democratico non è dettata da alcun pregiudizio ideologico, invita la Commissione a valutare l'opportunità di pronunciarsi in senso contrario sul provvedimento in titolo. Evidenzia come lo schema di provvedimento in titolo sia stato predisposto da oltre un anno e che nessuna ragione può essere addotta oggi per giustificare la presentazione alle Camere soltanto al momento della conclusione della legislatura. Ribadisce inoltre la propria critica alle politiche perseguite dal Ministro dell'ambiente e dal Governo nel suo complesso, le quali hanno sistematicamente eluso la questione della costruzione di un moderno ed efficace sistema di controlli ambientali, unicamente preoccupandosi di dare risposta alle pur legittime esigenze degli operatori del mercato. Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere contrario, come riformulata dal relatore.

Ambiente: Bratti (Pd), Governo risolva il problema per il differimento pagamento Tares

"Chiediamo al governo di intervenire rapidamente per risolvere i problemi dovuti alla rimodulazione e allo slittamento del pagamento della tributo sui rifiuti che colpisce le aziende del settore. L'esecutivo dia seguito al recente ordine del giorno, accolto dallo stesso governo, che permetterebbe l'ordinata continuità dei servizi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani".

Lo dice Alessandro Bratti, deputato Pd in commissione Ambiente e primo firmatario dell'ordine del giorno. "Ci aspettiamo, in tempi rapidi - prosegue Bratti , un provvedimento da parte del ministro Clini che individui meccanismi che consentano a enti locali e imprese, anche attraverso il coinvolgimento del sistema creditizio, di disporre dei mezzi finanziari necessari alla prosecuzione dell'attività e alla solvibilità nei confronti dei fornitori e dei lavoratori. L'ulteriore differimento del versamento della prima rata della Tares da aprile a luglio 2013 ha, infatti, suscitato un'ondata di allarme tra i comuni, i lavoratori del settore e le imprese d'igiene ambientale; queste ultime paventano il rischio di non poter più garantire la continuità del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, il pagamento dei fornitori e gli stipendi dei dipendenti.
Inoltre, il differimento dell'emissione della prima rata della Tares al primo luglio comporta, per i contribuenti , il pagamento in una volta sola di più della metà dell'inter o tributo dovuto in un annuo a ridosso di gravose scadenze fiscali come le rate Irpef e Imu".

07/02/13

l' Ambiente ci sta a cuore


Caso De Grazia. Bratti: "Aprire un'indagine"

Intervista al deputato del Pd, relatore del documento approvato dalla commissione d’inchiesta, sulla morte del capitano reggino e sulle "navi dei veleni"
Ha curato come relatore il lavoro della Commissione che ha svelato nuovi importanti tasselli sulla morte del capitano De Grazia e che oggi potrebbero  forse portare a una riapertura dell’inchiesta. Si è battuto perché tutti gli atti della Commissione venissero desecretati e resi pubblici, inclusi quelli dei Servizi di intelligence, che hanno squarciato il velo su anni di silenzi e omissioni. È questo l’esito del lungo lavoro che il deputato Pd Alessandro Bratti ha presentato a Reggio Calabria, raccontando alla città che al capitano ha dato i natali, i particolari oscuri della sua morte che la Commissione parlamentare d’inchiesta è riuscita a svelare.

La morte di Natale De Grazia è dovuta a "cause tossiche" e non naturali: questa è la conclusione cui la commissione è giunta al termine dei lavori. Che significato ha?
«È difficile dire che significato abbia adesso, ma sicuramente riapre un interrogativo che fino al nuovo approfondimento peritale che abbiamo disposto era relegato a ipotesi giornalistiche, invece che determinate da fatti concreti. Ma soprattutto la nuova perizia sulla morte di De Grazia, i cui risultati la morte per cause tossiche – riportiamo all'interno della relazione, mette anche in evidenza quali fossero le criticità, le pericolosità di un'indagine di questo genere. Questi nuovi accertamenti  testimoniano che alcune operazioni fatte prima – mi riferisco in primo luogo alle autopsie presentano qualche lacuna, tanto che si era pervenuti a un verdetto di morte naturale e dagli approfondimenti fatti dal consulente da noi incaricato è emerso un quadro diverso».

Stiamo parlando della perizia Arcudi?

«Esattamente. La nuova perizia dice chiaramente che la morte è stata provocata da un danno cerebrale dovuto a sostanza tossica. Sapere quale sia questa sostanza è oggi praticamente impossibile, ma sicuramente questa nuova perizia esclude quella che era stata definita la causa principale da chi ci aveva lavorato precedentemente, ovvero la morte per cause naturali».

Questo nuovo dato, la morte di De Grazia così concepita, come si inquadra nel contesto più ampio delle indagini sulle "navi dei veleni"?

«Abbiamo iniziato ad occuparci delle cosiddette “navi a perdere” nel momento in cui qui in Calabria si pensava di aver trovato la Cunski, una delle tante navi legate all'affondamento dei rifiuti pericolosi. Nella ricostruzione che abbiamo fatto, basandoci sulle dichiarazioni del pentito Fonti, siamo riusciti a fare approfondimenti che ci hanno portato a indagare sulla morte del capitano De Grazia. Lo scenario è sicuramente problematico, inquietante e di difficile risoluzione perché – e questo lo spiegheremo chiaramente nella relazione finale – tutti questi fenomeni sono di carattere transnazionale. Quello che succedeva in Italia è legato a quanto succedeva in altri Paesi, ma allo stato non si può accertare perché non esistono gli strumenti giuridici per farlo».

Paesi come la Somalia?

«Esattamente. Anche se sul tema è difficile arrivare a delle prove processuali, sono emerse alcune cose interessanti prima fra tutte, il legame – che lo stesso De Grazia stava dimostrando – tra le frodi assicurative e il traffico di rifiuti tossici. Un'indagine che già all’epoca è stata intralciata e osteggiata. Lo dimostra la presenza di "corpi estranei" nel corso dell'attività sia del nucleo di Brescia, sia del nucleo del capitano De Grazia. Lo dimostra il finanziamento di 500 milioni di lire dato dal governo Dini ai Servizi, per fare approfondimenti sui rifiuti radioattivi. Lo dimostrano le indagini su un personaggio come Giorgio Comerio, "inventore" di un nuovo sistema di smaltimento di rifiuti tossici tramite missili penetratori. Lo dimostra lo smantellamento di tutto quel lavoro di inchiesta. Quello che emerge è che l'indagine sui rifiuti tossici è stata sì oggetto di intervento di diverse magistrature, ma spesso né collegate tra di loro, né supportate da altri organi dello Stato. Noi chiudiamo i nostri lavori senza dare risposte, ma ponendo ulteriori interrogativi. Qualcosa di nuovo però c'è: quegli interrogativi sulla sorte di De Grazia che un tempo potevano avere solo carattere giornalistico, oggi sono provati da situazioni e documenti che abbiamo accertato».

Uno dei dati che emerge tanto dalle audizioni, come dalla relazione è il ruolo controverso assunto dai Servizi. Voi come lo avete interpretato?

«I Servizi "regolari" sono stati interessati in maniera formale dalle Procure per fare approfondimenti e indagini perché il caso era considerato di importanza strategica. Il problema è che in questo Paese con la parola servizi si è sempre inteso tanto quelli regolari come quelli un po' meno. Si tratta di capire se in questa vicenda ci sia stato anche l'intervento delle “patologie dei Servizi”. Ci sono alcune testimonianze che sembrano avvalorare il fatto che ci fosse tutto un filone legato all'attività di questo Comerio quanto meno non chiaro. La sua fidanzata dice che era un agente dei Servizi, i quali smentiscono, asserendo che era al contrario oggetto dell'attività dei Servizi. È chiaro che una vicenda come questa, che dall'85 al '95 ha interessato molto lo smaltimento dei rifiuti provenienti da grandi aziende di Stato, ci porta a chiederci cosa sia successo in quella fase in cui non era più possibile portare i rifiuti all'estero e ci siamo dovuti riprendere scorie che avevamo portato in Libano o in Nord Africa. C'è una fase grigia che corrisponde a quegli anni».

Quali ipotesi sono state formulate al riguardo?

«Si è ipotizzato l'affondamento delle navi, il tombamento dei rifiuti in giro per il Paese. Una prova processuale non l'abbiamo mai trovata. E non è un caso che quasi dieci o dodici indagini di diverse Procure siano state archiviate. Ma è anche vero che i motivi per cui si è archiviato non dipendono dall'insussistenza delle prove, ma dal fatto che si è sempre riusciti ad indagare fino a un certo punto, ma poi non si avevano gli strumenti per poter approfondire».

Tutti questi nuovi interrogativi a cosa portano oggi?

«Sulla morte di De Grazia, abbiamo fatto quest'approfondimento, pubblicheremo la relazione e trasmetteremo tutto – come del resto era già stato fatto con la perizia – alla Procura di Nocera Inferiore. Poi sarà la Procura a decidere se ci sono le condizioni per riaprire il caso».

Da parte vostra, qual è l'auspicio?

«L'auspicio – e l'ho manifestato anche con un'interrogazione parlamentare – è che il caso venga riaperto. Come parlamentare, credo sia doveroso che ci sia un nuovo approfondimento di indagine da parte della Procura competente, ma sarà il procuratore a decidere se ci sono le condizioni per farlo o meno. E deve farlo in piena autonomia». (Corriere della Calabria)

05/02/13

Rifiuti: Bratti (PD), Relazione su capitano De Grazia conferma sospetti

 
"È stata approvata oggi dalla commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti la relazione sulla morte del capitano di corvetta Natale De Grazia che indagava sull'affondamento della nave dei veleni. Nonostante non ci siano prove giudiziarie che la morte del capitano non sia avvenuta per cause naturali, gli approfondimenti che abbiamo fatto hanno confermato il sospetto di una morte non naturale; cosa, questa, che conferma quanto l'operato di De Grazie contrastasse i grandi traffici malavitosi che ruotano attorno al ciclo dei rifiuti, traffici che ancora oggi continuano anche se in forme diverse. Questa è una delle pagine della storia italiana che andrebbero chiarite". Lo ha detto Alessandro Bratti, deputato del Pd in commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

(AGENPARL) 



A Reggio Calabria


03/02/13

Ambiente,Energia e Green Economy per il lavoro e la ripresa

Question time pubblico della Cgil con esponenti di alcuni dei principali partiti


Cinque esponenti di partiti che si presentano alle elezioni, cinque domande e cinque risposte per ognuno di loro. È la formula del question time, domanda con risposta immediata, quella pensata dalla Cgil di Ferrara per scrutare programmi e intenzioni delle principali sigle che si contenderanno il voto dei lavoratori il 24 e 25 febbraio. A Palazzo Bonacossi sono intervenuti nel dibattito “all’inglese” Alessandro Bratti candidato per il Pd, Neda Barbieri per l’Udc, Claudio Grassi di Rivoluzione Civile, Francesco Ferrara per Sel e Fabrizio Toselli per la lista del Pdl. 

Crescita e lavoro. Il primo tema trattato è il tema Politiche per la crescita e il lavoro, per il quale Neda Barbieri suggerisce di portare a modello il nostro territorio “che si basa su piccole e medie imprese, considerando quindi le priorità del territorio stesso e valorizzando le eccellenze di questo Paese”. Anche per Bratti bisogna puntare sulle energie e sul territorio “creando un piano antisismico di difesa del suolo e investendo nella ricerca”. Grassi propone il ribaltamento delle politiche del governo Monti mediante una riduzione drastica delle spese militari, l’introduzione di una politica di stabilizzazione del debito ed il ritiro dei militari dall’Afghanistan. Per un “capovolgimento dello schema Monti” concorda Ferrari che sottolinea un ritorno al tema dell’ecologia “anche con la messa in sicurezza di scuole ed ospedali e investendo su tecnologie e trasporti”. Per Toselli la soluzione è una politica di sgravi fiscali che comporti una minore tassazione per le imprese e un aumento dei salari ed una riforma “meritocratica” della Pubblica amministrazione. 

Sicurezza, giustizia e legalità. Sul tema Sicurezza, giustizia e legalità, tutti i candidati si vedono d’accordo sulle richieste del sindacato, che chiede una rivalutazione della legge Bossi-Fini e del reato di falso in bilancio, depenalizzato da Berlusconi. A tutti i partiti poi la camera del lavoro fa presente come sia imprescindibile una lotta più serrata a corruzione ed evasione fiscale. Secondo Bratti per combattere la criminalità organizzata “deve essere riformata tutta la giustizia, prima di tutto quella civile”, si devono introdurre i reati ambientali nel codice penale e devono essere rafforzati i controlli fiscali. Dello stesso avviso anche Ferrara, che aggiunge sulla questione immigrazione la questione dello ius soli: “i ragazzi che nascono e vivono qui devono essere considerati cittadini italiani”. Per Barbieri “è solo attraverso un diverso modello culturale che la legalità può vincere. Evadere è come copiare il compito a scuola: bisogna applicare il metodo della responsabilità e rendere chiare le modalità di scelta degli appalti”. Per Grassi “si deve introdurre il reato di tortura e chiudere gli inumani centri di permanenza temporanea avviati con la legge Bossi-Fini”. Per Toselli vantaggiosi possono essere gli appalti “a km zero”, usando le ditte presenti nel territorio.
Sindacati. Sul tema della Rappresentanza e democrazia sindacale, si è fatta luce sulla questione della contrattazione nazionale, sull’articolo 8 della legge 148/2011 – che consente di derogare alla contrattazione nazionale e alla legge nazionale – e sulla mancata applicazione dell’articolo 39. Per Bratti occorre una legge sulla rappresentanza, mentre la Barbieri sottolinea come “in agenda Monti non è contenuto questo tema, ma vi deve essere un riavvicinamento attraverso la partecipazione. La rappresentatività non è però elemento esclusivo dell’articolo 39”. Per Grassi e Ferrara i lavoratori hanno il diritto di votare i contratti nazionali di lavoro, affermando quest’ultimo che “attualmente la rappresentanza nei luoghi di lavoro snatura il sindacato, il lavoratore deve poter decidere all’interno del suo sindacato”. Per Toselli invece “bisogna dare possibilità alle aziende di scegliere le condizioni di lavoro”, vedendosi molto lontano da Cgil sul punto.
Pensioni e previdenza. In tema di Sistema previdenziale, sono state trattate le questioni degli “esodati”, della legge Fornero e dell’innalzamento delle pensioni minime. La Cgil chiede di garantire la ricollocazione dei primi e più flessibilità nell’accesso alla pensione. D’accordo sui punti Toselli, Bratti e anche Ferrara, il quale sottolinea che “la pensione deve essere valutata in relazione anche al lavoro che si è svolto”. Per Grassi bisogna invece “separare il concetto di previdenza da quello di assistenza e riconsiderare il tetto delle pensioni massime, evitandone il cumolo”. Per l’esponente della lista Monti non bisogna abrogare la legge Fornero ma solo modificarla, in quanto “per l’età pensionabile bisogna tenere presente anche dei cambiamenti demografici del Paese ed è indispensabile per l’aiuto concreto delle nuove generazioni”.
Precariato. Sulla questione Precariato e tutela dei lavoratori, la Cgil propone una riduzione dei contratti “precari”, il finanziamento di ammortizzatori sociali e maggiori tutele per chi perde il lavoro, reintegrando chi è stato licenziato illegalmente. Se Bratti propone di “riequilibrare la discriminazione tra generi e valutato il rapporto lavoro/salute”, la Barbieri ricorda come “la precarietà è uno dei problemi, ma si potrebbe risolvere dando di un salario maggiore ai lavoratori non a tempo indeterminato, come accade nel resto d’Europa, e facendo un ragionamento sul concetto di apprendistato”. Concorde Grassi nel ridurre le tipologie di lavoro, proponendo per i giovani un reddito minimo in attesa di trovare lavoro “che deve essere dignitoso, altrimenti non ne valorizza le competenze” e ripristinando un piano di edilizia pubblica più favorevole per i giovani. Per i vendoliani “bisogna difendere il lavoro sostenendo le imprese e investendo nelle politiche sociali”, mentre il candidato di Berlusconi sottolinea come il Pdl abbia già pronta una proposta di legge per riconoscere detrazioni fiscali alle imprese che assumono giovani con un contratto a tempo indeterminato.

La prima legge da fare? “Quella sul conflitto di interessi”

La prima legge da fare? “Quella sul conflitto di interessi”. Discesa o salita in campo? “Solo uno spostamento”. Pietro Grasso, “in crisi di identità” dopo il passaggio dalla magistratura alla politica attiva non è certo privo di risposte per i suoi elettori, numerosissimi, presenti al Palazzo Racchetta in occasione dell’incontro con l’ex procuratore nazionale antimafia, Alessandro Bratti (deputato Pd), Rita Reali (responsabile giustizia del Pd ferrarese) e, il giornalista di Avvenire Toni Mira, moderatore del dibattito.
Tanti i temi toccati, dalle leggi sulla giustizia, alla querelle con Antonio Ingroia, passando per il nuovo Pietro Grasso, quello che smette i panni del magistrato per entrare in politica. Con Ingroia, Grasso si toglie qualche sassolino: “da parte mia non sono mai entrato nelle polemiche. Dissi, prima che Ingroia si candidasse, che le persone con la schiena dritta non possono che essere utili per portare avanti idee giuste. Ho teso un mano, porto una guancia e il giorno dopo ho ricevuto uno schiaffo”. Ma non finisce qui, perché Grasso va oltre pur senza continuare a rivolgersi in modo esplicito al leader di Rivoluzione civile:“penso un magistrato oltre che essere imparziale deve apparire imparziale, sempredice l’ex procurare antimafia- tanto è vero che nessuno è mai riuscito a darmi un’etichetta politica. Sono sempre stato molto attento a non manifestare le mie idee e coerentemente, prima di assumere il nuovo ruolo, ho detto a Bersani che prima mi sarei dimesso”, un rimando neppure troppo velato alla decisione di Ingroia di ritornare alla magistratura una volta terminata la parentesi politica: “io ho fatto una scelta radicale, dalla quale non torno indietro”. Silvio Berlusconi non può mancare. Prima per spiegare che “non ha mai proposto con serietà di assegnargli il famoso premio per la lotta alla mafia” che in tanti gli rinfacciano, ma che si è trattato di una frase estrapolata da una trasmissione radiofonica condotta con molta ironia (‘La zanzara su Radio24) in cui riconosceva l’utilità di una norma che estende i poteri di confisca dei beni alla Direzione antimafia, varata dal Governo Berlusconi (e che mancava dal 1991 quando insieme a Giovanni Falcone la proposero invano all’allora ministro Claudio Martelli), la quale ha fruttato oltre 40miliardi di euro recuperati dalla mafia ma senza che nessuno si ricordi mai del suo successivo elenco delle cose non fatte. Poi, Berlusconi entra in gioco come fattore che appare determinante nella sua discesa in campo o, come sostiene Grasso, nel suo essersi “semplicemente spostato”: “quando ho sentito che sarebbe ritornato in politica per riformare la giustizia, mi sono detto che dovevo intervenire per contrastarlo. Gli avvocati di Berlusconi continua Grasso la mattina andavano in udienza e il pomeriggio al Parlamento per votare le leggi ad personam che hanno fatto tanti danni alla giustizia italiana. Io mi sono ribellato e ho deciso di contrastare questo sistema”. Ancora, anche senza nominarlo, lo spettro berlusconiano aleggia sulla proposta di approvare come prima legge quella sul conflitto di interessi: “sarebbe molto semplice, di un rigo soltanto: chi fa politica non può avere altri interessi”. Il discorso si fa più accorato quando parla di necessità di cambiamento, di “rivolta morale” e di “recupero dell’etica”: “ci vuole un vento nuovo -dice Grasso- e lo si può creare con il soffio di ciascuno di noi”. La scelta del Pd? Non casuale. “La sua forza è che può cambiare il leader ma il partito rimane” dice Grasso che apprezza anche lo sforzo intrapreso nel cercare di mantenere le liste pulite: “il rinnovamento della politica parte dal fatto che chi ha un procedimento giudiziario in corso deve farsi da parte, senza che venga dato un giudizio della persona e il Pd ha fatto un grande passo in avanti in questo”. “Mi sono subito ambientato continua Grasso ed è venuto fuori quel ragazzo di sinistra che sono sempre stato”. Immancabile il richiamo al voto utile, una sorta di mantra per i grandi partiti: “abbiamo bisogno di numeri per evitare che partiti con pochi voti governino questo Paese bloccando le riforme. Senza una maggioranza e una forza del numero, la democrazia non funziona”.

29/01/13

Question time



SABATO 2 FEBBRAIO 2013
9.30-12.30 - PALAZZO BONACOSSI


La Cgil di Ferrara organizza per la mattina di sabato 2 febbraio p.v. un incontro con alcuni candidati alle prossime elezioni politiche che si presentano nelle liste della nostra Regione.
A coloro che hanno aderito al nostro invito chiederemo di confrontarsi su 5 punti, in merito ai quali presenteremo molto sinteticamente le nostre proposte: 1) rappresentanza e democrazia sindacale; 2) politiche per la crescita e per il lavoro; 3) sicurezza, giustizia, legalità; 4) sistema previdenziale; 5) lotta alla precarietà. (CGIL - Ferrara)

26/01/13

Un grande Ulde

E’ stato l’artefice della vittoria del super match di pallavolo fra Americhe ed Eurasia nel 1982, quando si sedette su quella panchina internazionale e guidò il sestetto americano al trionfo: il nuovo continente batté per 3 a 2 la rappresentativa del resto del mondo. Partita giocata inaugurando in grande stile, di fatto, il nuovo impianto: quel palasport di piazzale Atleti Azzurri d’Italia, gremito fino all’orlo, che ospitò successivamente la prima semifinale valida per l’assegnazione dello scudetto nel 2002, quando la squadra di casa si chiamava Yahoo! Ferrara e, dall’altra parte della rete, c’era quella Casa Modena grande protagonista del volley moderno maschile di A1. Uno dei punti più alti della pallavolo ferrarese.


La chiesa sconsacrata

Ulderico Baglietti, classe 1939, era già stato definito nel 1979 e sul finire del campionato di serie B, quando Roversi gli cedette il passo, “l’innovatore”. Un uomo che ha fatto della pallavolo la sua vita, da schiacciatore prima e da alzatore poi. «Abitavo in corso Isonzo – ricorda Baglietti – e già da piccolo avevo iniziato a giocare nel campetto della parrocchia di San Biagio, così come a scuola con i campionati studenteschi. Poi per un anno giocai nei pulcini della Spal a calcio. Mi distrussero un ginocchio e cambiai rotta. A 18 anni, visto che ero abbastanza bravo e me la cavavo bene, mi chiamarono a giocare nei campionati universitari e mi diedero anche un documento con un nome falso: Loris De La Giorgia. Giocai nei Vigili del Fuoco, per l’associazione marinai e nei diversi tornei ai lidi nelle mitiche sfide fra i diversi bagni che si contendevano il primato estivo».

E con padre John Caneparo iniziò ad allenare le giovanili della 4 Torri negli anni ‘60. «Poi andai a Copparo, allenando amici che giocavano anche con me. A Montecatini andammo a fare i campionati italiani Csi under 18, dove eliminammo, in Emilia, sia la Panini che la Casadio Ravenna, squadre che avevano i due allenatori, Anderlini e Costa, all’epoca i più quotati nel panorama del volley della nazionale». Da qui, deriva la sua filosofia della difesa. «Avevamo una difesa paurosa, perché tiravamo su di tutto. Incuriositi mi chiesero come facevamo e gli risposi che ci allenavamo in 8 in una chiesa sconsacrata, piccolissima, dove il campo era 9 metri per 9, e lì la difesa era continua. Non c’erano tempi morti e proprio la difesa ti distrugge lo schiacciatore».


Una sorta di precursori del ruolo del libero nel volley dei nostri giorni. «Sì, proprio così. Dopo questa esperienza, fra il ’74 e il ’75 continuai ad allenare le giovanili andando anche a Sant’Agostino, portando Scalabrin dalla 4 Torri di Ferrara per farlo crescere. Fummo promossi nell’allora B1, battendo i giocatori del Sassuolo che venivano dalla A1. Fu un campionato molto bello». Raggiunta la serie B, i ragazzi della 4 Torri chiesero a Ulderico Baglietti di diventare il loro allenatore fra il ’78 e l’80.


«Provai e fummo promossi in A2 contro il Treviso. Poi andai con Carmelo Pittera ad allenare la nazionale italiana a Roma, dove arrivammo secondi al campionato del mondo battendo Cuba. E da quell’esperienza consolidai i miei principi dei tempi morti. Pittera ripeteva sempre: “Tanta tecnica, perché la pallavolo la esige, e ridurre i tempi morti”. Per andare a prendere i palloni, infatti, facevo fare due o tre tuffi per terra. Tanti piccoli espedienti per formare poi dei grandi giocatori. Sicuramente ho avuto la fortuna di avere dei bravi giocatori, fra l’80 e l’81, come Bratti, Zambelli, Zanolli, Roberto Rossetti, Fusi, Fagioli, Ferruccio e Roberto Poli, Scalabrin, Tosi e Merlo. Con loro conquistai subito il vertice in A2».