Lettera comuni a Ministri-Errani: "noi vogliamo ridurre pattume"
I rifiuti vanno smaltiti fuori regione solo in casi
di emergenza, non può essere considerata una cosa ordinaria.
L'Emilia-Romagna si oppone al collegato "
Ambiente" alla Legge di
stabilità , proposto dal Consiglio dei ministri e in discussione in
Parlamento.
Nove Comuni, in rappresentanza dei territori di Bologna,
Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e
Rimini hanno inviato una lettera ai ministri dell'Ambiente e dello
Sviluppo economico,
Andrea Orlando e
Flavio Zanonato, oltre che al
governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani e all'
assessore regionale
Giancarlo Muzzarelli, mettendo nero su bianco che ritengono
"i
mproponibile una programmazione che preveda flussi di rifiuti
sovraregionali". Questo vale in particolare per l'Emilia-Romagna,
perchè una previsione simile di fatto annulla il Piano regionale dei
rifiuti a cui sta lavorando la Giunta Errani. In
Emilia-Romagna,
ricordano infatti i nove Comuni, si sta passando "
dall'autosufficienza
provinciale al modello regionale", che passa anche da una revisione del
numero di impianti per lo smaltimento dei rifiuti (
inceneritori e
discariche), essendo una "dotazione apparentemente sovradimensionata".
Gli otto inceneritori in regione "hanno una capacità di trattamento di
rifiuti urbani superiore a 830.000 tonnellate e complessiva superiore a
1,1 milioni di tonnellate", mentre le 16 discariche hanno una capacitÃ
di oltre 16 milioni di tonnellate. Però dal 2009 al 2012, i rifiuti
totali avviati a smaltimento in Emilia-Romagna si sono ridotti di oltre
il 15% (-30% in discarica, ma +15% agli inceneritori). Nello stesso
periodo, la produzione di rifiuti è da 698 a 647 chilogrammi
per abitante (-7%). Entro il 2020, inoltre, la Regione conta di ridurre
del 25% la produzione di rifiuti solidi urbani e di raggiungere il 70%
di raccolta differenziata.
A conti fatti, dunque, nel giro di sette
anni "la quantità di rifiuti avviata a smaltimento sara' dimezzata
rispetto al 2012, passando da 1,3 milioni a 650.000 tonnellate
sottolineano i Comuni emiliano-romagnoli nella lettera al Governo-
adeguate operazioni di trattamento e selezione possono ridurre a
200-300.000 tonnellate la quantità di rifiuti avviati a incenerimento,
avviare a biostabilizzazione o recupero una quantità simile, e
utilizzare in modo residuale le discariche". Questi numeri e queste
previsioni di ridurre gli impianti di smaltimento, quindi, mal si
conciliano con i piani del Governo. E i Comuni dell'Emilia-Romagna
alzano la voce. "In questo quadro scrivono la proposta del Governo di
realizzare un piano nazionale degli inceneritori ha un importante valore
conoscitivo. Viceversa, una programmazione che preveda flussi di
rifiuti sovraregionali appare improponibile, se non la si riferisce a
situazioni di emergenza o a fasi transitorie che precedano la
realizzazione di nuovi e innovativi sistemi di recupero e smaltimento".
Non è una questione di "protezionismo o mancanza di solidarietÃ
nazionale", precisano i Comuni emiliano-romagnoli. Il problema e' che i
flussi di rifiuti fuori regione "romperebbero il delicato equilibrio tra
responsabilità e premialità , che sostiene i risultati e i
comportamenti dei cittadini". Dall'Emilia-Romagna arrivano dunque al
Governo alcune proposte alternative, come un piano nazionale di
finanziamento di impianti di recupero ("Nuovi poli del riciclo"),
incentivi economici per i territori con i migliori risultati sulla
riduzione dei rifiuti e l'aumento della raccolta differenziata,
penalizzazioni fiscali per lo smaltimento e "contributi Conai
inversamente proporzionali alla riciclabilità degli imballaggi immessi a
consumo".
(DIRE)
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