19/11/13

Rifiuti. da Emilia-Romagna stop a governo: no flussi extraregione

Lettera comuni a Ministri-Errani: "noi vogliamo ridurre pattume"

I rifiuti vanno smaltiti fuori regione solo in casi di emergenza, non può essere considerata una cosa ordinaria. L'Emilia-Romagna si oppone al collegato "Ambiente" alla Legge di stabilità, proposto dal Consiglio dei ministri e in discussione in Parlamento. Nove Comuni, in rappresentanza dei territori di Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini hanno inviato una lettera ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, Andrea Orlando e Flavio Zanonato, oltre che al governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani e all'assessore regionale Giancarlo Muzzarelli, mettendo nero su bianco che ritengono "improponibile una programmazione che preveda flussi di rifiuti sovraregionali". Questo vale in particolare per l'Emilia-Romagna, perchè una previsione simile di fatto annulla il Piano regionale dei rifiuti a cui sta lavorando la Giunta Errani. In Emilia-Romagna, ricordano infatti i nove Comuni, si sta passando "dall'autosufficienza provinciale al modello regionale", che passa anche da una revisione del numero di impianti per lo smaltimento dei rifiuti (inceneritori e discariche), essendo una "dotazione apparentemente sovradimensionata". Gli otto inceneritori in regione "hanno una capacità di trattamento di rifiuti urbani superiore a 830.000 tonnellate e complessiva superiore a 1,1 milioni di tonnellate", mentre le 16 discariche hanno una capacità di oltre 16 milioni di tonnellate. Però dal 2009 al 2012, i rifiuti totali avviati a smaltimento in Emilia-Romagna si sono ridotti di oltre il 15% (-30% in discarica, ma +15% agli inceneritori). Nello stesso periodo, la produzione di rifiuti è da 698 a 647 chilogrammi per abitante (-7%). Entro il 2020, inoltre, la Regione conta di ridurre del 25% la produzione di rifiuti solidi urbani e di raggiungere il 70% di raccolta differenziata.


A conti fatti, dunque, nel giro di sette anni "la quantità di rifiuti avviata a smaltimento sara' dimezzata rispetto al 2012, passando da 1,3 milioni a 650.000 tonnellate sottolineano i Comuni emiliano-romagnoli nella lettera al Governo- adeguate operazioni di trattamento e selezione possono ridurre a 200-300.000 tonnellate la quantità di rifiuti avviati a incenerimento, avviare a biostabilizzazione o recupero una quantità simile, e utilizzare in modo residuale le discariche". Questi numeri e queste previsioni di ridurre gli impianti di smaltimento, quindi, mal si conciliano con i piani del Governo. E i Comuni dell'Emilia-Romagna alzano la voce. "In questo quadro scrivono la proposta del Governo di realizzare un piano nazionale degli inceneritori ha un importante valore conoscitivo. Viceversa, una programmazione che preveda flussi di rifiuti sovraregionali appare improponibile, se non la si riferisce a situazioni di emergenza o a fasi transitorie che precedano la realizzazione di nuovi e innovativi sistemi di recupero e smaltimento". Non è una questione di "protezionismo o mancanza di solidarietà nazionale", precisano i Comuni emiliano-romagnoli. Il problema e' che i flussi di rifiuti fuori regione "romperebbero il delicato equilibrio tra responsabilità e premialità, che sostiene i risultati e i comportamenti dei cittadini". Dall'Emilia-Romagna arrivano dunque al Governo alcune proposte alternative, come un piano nazionale di finanziamento di impianti di recupero ("Nuovi poli del riciclo"), incentivi economici per i territori con i migliori risultati sulla riduzione dei rifiuti e l'aumento della raccolta differenziata, penalizzazioni fiscali per lo smaltimento e "contributi Conai inversamente proporzionali alla riciclabilità degli imballaggi immessi a consumo".

(DIRE)

Nessun commento: