10/10/13
"Presentato un ordine del giorno sul sistema di allerta della Protezione Civile"
La Camera:
Premesso che: l'articolo 10 del provvedimento in esame, alla luce del periodo di prima applicazione della riforma del sistema di protezione civile nazionale, recata dal decreto-legge n.59 del 2012 (convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2012, n.100), prevede alcune modifiche all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992 , n.225 concernente gli interventi da attuare in occasione di calamità naturali o dovuti ad attività umane fronteggiabili solo con mezzi e poteri straordinari, di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della stessa legge n. 225 del 1992;
Ai sensi dalla legge 12 luglio 2012, n 100, un elemento essenziale per la gestione in tempo reale del rischio idrogeologico e idraulico nazionale è rappresentato dal Sistema di Allertamento Nazionale (SAN), governato prioritariamente dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle Regioni, e attivato attraverso la gestione e l'uso dei sistemi di monitoraggio e previsione;
Tali sistemi sono costituiti dalle Reti di Osservazione idro-meteorologica al suolo, dalla rete dei Radar meteorologici e dall'insieme di tutti gli Strumenti di Modellistica meteorologica, idrologico-idraulica e idrogeologica disponibili e utilizzati dai Centri Funzionali e dai Centri di Competenza, a supporto del Sistema di Protezione Nazionale, ai sensi di quanto espresso dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004;
La legge 12 luglio 2012, n.100, dunque, inquadra finalmente in maniera organica il sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico: in particolare il governo e la gestione del Sistema di allerta nazionale sono assicurati dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle Regioni, dal Servizio meteorologico nazionale distribuito (Smnd), da Reti strumentali di monitoraggio e di sorveglianza, da Presidi territoriali, dai Centri di competenza e da ogni altro soggetto chiamato a concorrere funzionalmente e operativamente a queste reti;
Inoltre le attività di prevenzione vengono esplicitate e per la prima volta si parla chiaramente di attività non strutturali concernenti allertamento, pianificazione d'emergenza, formazione, diffusione della conoscenza di protezione civile, informazione alla popolazione, applicazione della normativa tecnica e esercitazioni;
E'chiaro infatti che il rischio idrogeologico e idraulico va mitigato attraverso misure «strutturali» di difesa del suolo (alzare gli argini dei corsi d'acqua, per esempio), ma rimane comunque un «rischio residuo» che va contrastato con misure «non strutturali », attraverso appunto gli early warning system, il monitoraggio in tempo reale e la previsione meteo, idrologico e idrogeologico in tempo reale;
Tali misure non strutturali sono riconducibili alle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici al centro della Strategia Europea di Adattamento ai cambiamenti climatici, COM (2013) 216 final, presentata dalla Commissione europea lo scorso 16 aprile, che ha introdotto quadro normativo mirato a rendere l'Unione europea sempre più pronta ad affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici, lanciando una strategia di adattamento applicabile a tutta l'UE nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità , impegna il Governo;
Ad adottare iniziative normative volte a introdurre una disciplina sulla ripartizione fra lo Stato e le regioni delle risorse necessarie per il funzionamento, la gestione, la manutenzione e lo sviluppo delle infrastrutture di cui si compone il sistema di allerta statale e regionale, costituito nell'ambito delle attività di protezione civile ai sensi dell'articolo 3- bis della legge 24 febbraio 1992, n.225;
Ad adottare quanto prima, sulla base di quanto previsto dalla Strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici, COM (2013) 216 final, un Piano di adattamento nazionale, anche al fine di agganciare i prossimi fondi comunitari messi a disposizione dalla Commissione europea nella programmazione dei fondi 2014-2020.
9/1540/9. Bratti, Mariani, Braga
L'onorevole Bratti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1540-A/9.
Alessandro Bratti.
Signor Presidente, io intervengo brevemente per illustrare questo ordine del giorno a firma mia, Mariani e Braga, che riguarda il tema che abbiamo trattato anche prima della Protezione civile. Credo che il Governo accoglierà questo ordine del giorno, ma ritenevo importante e fondamentale ricordare una situazione che io credo sia ormai giunta all'estremo del suo paradosso.
Noi ieri in quest'Aula abbiamo fatto una commemorazione importante: abbiamo ricordato un disastro, quello del Vajont abbiamo fatto bene e abbiamo detto che tali disastri non devono più capitare. Però, credo che poi dobbiamo anche essere conseguenti. Mi riferisco a questi impatti negativi che sono dovuti agli eventi meteorici, che agiscono fortemente sull'assetto idrogeologico del nostro territorio. Sono eventi che poi, come l'IPCC questo gruppo di scienziati internazionali che studia il cambiamento climatico ci ha ricordato recentemente, sono esaltati proprio da una situazione di mutamento climatico in atto. Piove di meno, ma in tempi più brevi piove moltissimo. La media è minore di un tempo, ma in brevissimo tempo abbiamo situazioni che le nostre matrici ambientali non riescono più a reggere.
Ormai i dati sono conclamati: abbiamo regioni come la mia, l'Emilia Romagna, che in alcuni anni era in crisi legata alla siccità e l'anno dopo si trova ad affrontare i temi del dissesto idrogeologico legato agli smottamenti franosi o a eventuali alluvioni. Quindi, siamo in presenza dei cosiddetti «eventi Pag. 96estremi» che vanno contrastati. Questi eventi estremi si possano contrastare: in gergo climatico queste azioni di contrasto si chiamerebbero «azioni di adattamento climatico» e possono essere di due tipi. Uno è di carattere strutturale: le cosiddette «azioni hard», che sono caratterizzate da un forte impatto che in diversi consessi, dalle Commissioni competenti ma anche in Aula, abbiamo chiesto, intervenendo con la manutenzione del territorio, costruendo casse di espansione dove ce n’è bisogno, costruendo arginature dove eventualmente c’è la necessità , chiedendo come stiamo chiedendo di sbloccare il Patto di stabilità per i piccoli e grandi comuni che intervengono per fare opere di manutenzione del territorio. Queste sono le operazioni cosiddette « hard» che sono assolutamente importanti.
Però e su questo volevo soffermarmi ci sono anche quelle che vengono definite le cosiddette « soft action». Si allude fondamentalmente a tutte quelle azioni di allertamento che vengono messe in campo, nei confronti della popolazione, che spesso possono salvare, se queste azioni sono conseguenti, centinaia di vite umane. Ecco, questi sistemi di allertamento sono basati sulle reti cosiddette «di monitoraggio». Non voglio perdermi in tecnicismi, ma non è molto complicato da capire. Le reti di monitoraggio sono quelle reti che consentono di raccogliere il dato su quanta acqua c’è, quanta acqua è caduta, qual è la direzione del vento, la velocità del vento, le precipitazioni nevose: insomma, tutta quella serie di eventi che nei Paesi pi ù avanzati consentono poi di definire i cosiddetti «early warning ».
Insomma, noi siamo in una situazione del tutto paradossale, dove abbiamo questi centri funzionali di competenza, che fanno parte del sistema di Protezione civile, distribuiti a livello regionale (non tutte le regioni in realtà si sono adeguate: ne mancano alcune, le abbiamo viste in Commissione). Abbiamo il paradosso che queste reti le abbiamo introdotte nella legge n100 del 2012, abbiamo approvato in quest'Aula una mozione dicendo che sono un pezzo fondamentale della struttura della Protezione civile, ma non abbiamo messo un euro per la manutenzione di queste reti, costringendo i responsabili a livello regionale ad utilizzare impropriamente fondi per investimenti per fare l'ordinaria amministrazione. Allora questo Pag. non è possibile. Noi chiediamo quindi in questo ordine del giorno che nella prossima legge di stabilità ci sia la possibilità di mettere una quota di cofinanziamento che, insieme poi alle regioni, costituisca una spesa certa, un finanziamento certo per la manutenzione delle reti.
Pubblicato da
Alessandro Bratti
alle
18:25
Etichette:
Camera dei Deputati,
Clima e Cambiamenti climatici,
PD,
Regione Emilia Romagna,
Rischio idrogeologico
Nessun commento:
Posta un commento