31/05/13

Guerra dei pannelli solari Ue-Cina, Pechino: «Non facciamo lobbying a Bruxelles» L’Italia tra i 4 Paesi che vogliono tassare il fotovoltaico made in China

L'agenzia ufficiale cinese Xinhua il 27 maggio scriveva che «Almeno 14 dei 27 Stati membri dell'Unione europea (Ue) hanno votato contro la proposta della Commissione europea d'imporre dei diritti doganali punitivi sull'importazione di pannelli solari cinesi» ed aggiungeva che da fonti ben informate era trapelato che «Dei responsabili commerciali dell'Ue organizzano questa  settimana degli incontri supplementari di concertazione per tentare di far ambiare posizione ad almeno tre membri dell'Ue che hanno espresso per scritto venerdì la loro opposizione alla suddetta proposta della  Commissione».

I cinesi dicono che in realtà ad appoggiare la Commissione Ue ci sono solo Italia, Francia, Spagna e Lituania, mentre 4 altri Paesi si sono astenuti e la posizione di due Paesi non è nota.

La Commissione Ue all'inizio di maggio ha proposto ai Paesi membri di approvare il 5 giugno una tassa provvisoria del 47% in media sui pannelli solari importati dalla Cina per proteggere le imprese europee che subirebbero la concorrenza sleale dei produttori del fotovoltaico cinesi. La Commissione si deve pronunciare su eventuali sanzioni definitive a dicembre.
Il 26 maggio il ministro cinese del commercio ha detto che questa settimana prevede di avviare dei negoziati a Bruxelles con gli europei per discutere di queste frizioni commerciali (che riguardano anche le telecomunicazioni) che potrebbero trasformarsi in una guerra del fotovoltaico.

Il 16 maggio il portavoce del ministero del commercio della Cina, Shen Danyang, aveva avvertito l'Ue che «L'imposizione di diritti doganali punitivi sui pannelli solari cinesi provocherebbe un grave deterioramento delle relazioni commerciali tra l'Ue e la Cina. La Cina continua a preferire di risolvere le frizioni attraverso il dialogo ed il negoziato». Xinhua cita uno studio di Prognos secondo il quale l'imposizione delle tasse doganali sui pannelli solari cinesi, nei prossimi tre anni, costerebbe all'Europa la perdita di circa 240.000 posti di lavoro e 27 miliardi di euro.

L'Alleanza per un'energia solare accessibile, che riunisce più di 570 imprese fotovoltaiche europee, spiega  il perché della sua contrarietà all'iniziativa della Commissione: «L'Ue ha proposto l'introduzione di una tassa sui pannelli solari importati a prezzi competitivi. Questa tassa renderà l'energia solare più costosa del carbone o dell'energia nucleare, il che significa che l'energia solare pulita non riuscirà a sostituire le forme di energia inquinanti. Il cambiamento climatico è la più grande sfida della nostra generazione e l'energia solare a prezzi abbordabili rappresenta una tappa importante nella lotta al cambiamento climatico». L'Alleanza è convinta che il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht  «Può impedire l'adozione di questa tassa sull'importazione dei pannelli solari , che lui stesso minaccia di imporre, per questo inviata a d inviargli  una e-mail: «Abbiamo bisogno del Suo sostegno per garantire che l'energia solare cresca in tutta Europa. Le tariffe sulle importazioni dei pannelli solari, proposte dalla Commissione europea, danneggiano direttamente la lotta dell'Ue contro il cambiamento climatico. Tali tariffe renderanno l'energia solare , risorsa fondamentale nella lotta al cambiamento climatico,  più costosa di risorse inquinanti come il carbone o il nucleare. La preghiamo di non mettere in pericolo il pianeta a causa di un ridotto numero di produttori europei di pannelli solari che non riesce ad essere competitivo: ci sono questioni più grandi in gioco. Usi la Sua influenza, quale Commissario per il commercio dell'Unione europea, per proteggere la leadership europea nella lotta ai cambiamenti climatici e per salvaguardare il futuro della nostra generazione. Tutto ciò è più grande di tutti noi e abbiamo bisogno che anche Lei faccia la Sua parte».

Ma De Gucht tira avanti per la sua strada e il 28 maggio ha detto che, in attesa delle decisioni finale della Commissione, la Cina cercherebbe di  «Influenzare e far paura» agli Stati membri dell'Ue, alimentando così i sospetti di una potente operazione di lobbyng in atto da parte dei cinesi, ma la missione della Repubblica popolare cinese  presso l'Ue ha risposto molto irritata che «I membri dell'Ue che si sono opposti ai diritti doganali punitivi contro il fotovoltaico cinese non hanno avuto alcuna pressione dalla Cina».

La portavoce della missione cinese a Bruxelles ha detto che «Le scelte di alcuni Stati membri dell'Ue sono fondate sui loro giudizi razionali. La Cina intrattiene delle relazioni economiche strette con degli Stati membri dell'Ue e gli scambi di punti di vista sui diversi dossier fanno parte delle pratiche correnti nel quadro di questo tipo di relazioni. Ma noi non influenzeremo o non faremo mai paura a chicchessia». Poi la portavoce del governo comunista cinese ha dato una lezione di libero mercato alla maggioranza liberista che governa l'Ue: «Le pratiche protezionistiche non possono che frenare la crescita economica. La Cina è pronta  a fare degli sforzi concertati con l'Ue per mantenere delle relazioni sane e stabili e cerca sempre di regolare le tensioni commerciali attraverso il dialogo e la consultazione».

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