27/10/10

Da Berlino a Terzigno (o viceversa?)

Un mio commento ripreso da Ruotolo sulla Stampa.it.

Quella parola che nessuno vorrebbe più sentire pronunciare è rimbombata ieri mattina nella sala della prefettura di Salerno. «Il prefetto Sabatino Marchione è stato chiaro - dice il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta - quando ha ammesso: “Siamo in emergenza”. Salerno non ha più un buco dove portare i suoi rifiuti. Avellino e Caserta non sono più disponibili, l’inceneritore di Acerra neppure. Perciò vogliono che si riapra la discarica di Macchia Soprana. Noi diciamo no». Che incubo. Macchia Soprana, la rivolta. E poi la chiusura nel 2007. E adesso che succederà? Speriamo che il sindaco si sbagli, che quest’ultimo sacrificio di centomila e passa tonnellate di rifiuti non crei nuove e drammatiche tensioni.
E’ che all’improvviso quel meccanismo fragile del ciclo dei rifiuti in Campania si è inceppato. In queste ore il sottosegretario Guido Bertolaso - a proposito, l’annuncio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di esautorare l’azienda Asìa dalla gestione della discarica Cava Sari non si è concretizzato ancora - e il governatore Stefano Caldoro insistono nel rappresentare la situazione sotto controllo e in via di soluzione. Ma i vecchi fantasmi del campanilismo, del partito trasversale dell’emergenza, del fronte del no stanno tornando sulla scena.
L’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, ritenuto uno dei responsabili dell’emergenza del 2008, scrive sul suo blog: «In queste settimane si è purtroppo tornati a quei terribili momenti del 2008 e i cumuli di immondizia hanno ripreso a soffocare la città e la provincia. Sono tornate le manifestazioni di piazza. Ancora più preoccupante è la fuga e il rimpallo delle responsabilità da quando é ripresa l’emergenza».

Serre e la sua antica discarica. E c’è un’altra novità che sa anch’essa d’antico: i treni per trasferire all’estero i nostri rifiuti. Un mese fa, la Regione, preoccupata per i problemi tecnici dell’inceneritore di Acerra, ha emesso un bando di «manifestazione d’interesse». E positive risposte sono arrivate dalla Svezia e dalla Norvegia.

Dice Alessandro Bratti, Pd, Commissione bicamerale sui rifiuti, in missione con la commissione in Germania: «Qui l’interesse per i rifiuti italiani è altissimo. Rispetto al 2007 i costi si sono abbassati. La Germania li prenderebbe a occhi chiusi. La Sicilia, da quanto ci risulta, sta trattando con l’Olanda». Ma in Germania, rivela Bratti, sono in corso inchieste giudiziarie per capire dove sono stati smaltiti senza autorizzazioni i rifiuti campani. Il sospetto è che vi sia stato un giro di mazzette italiane e tedesche. «Ci hanno spiegato che una discarica in Alta Sassonia ha accettato rifiuti, 30.000 tonnellate, che non poteva accogliere».


Ore convulse, nei palazzi napoletani. Per fronteggiare la crisi, per pacificare le popolazioni vesuviane, per impostare la campagna elettorale per le comunali a Napoli. Il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, Pdl, si è sempre battuto contro la seconda discarica a Terzigno. E adesso annuncia: «Mi accingo a firmare una nuova ordinanza per impedire che nell’inceneritore di Acerra finiscano i rifiuti delle altre province. Da parte mia caldeggerò le ipotesi di trasferimento di quote di rifiuti all’estero, per fronteggiare la fase critica. Ho fatto un’indagine di mercato e ho la certezza che spedendo i rifiuti all’estero possiamo anche risparmiare». Le altre Province, anche loro Pdl (tranne Benevento), hanno protestato e si sono rivolte al Tar quando il governatore Stefano Caldoro ha firmato una ordinanza che spalmava per una settimana i rifiuti napoletani nelle varie discariche regionali. Insomma, si sono opposte. Adesso, Cesaro blocca loro l’utilizzazione dell’inceneritore di Acerra.

La coperta è stretta. Se Terzigno non si apre, da qualche parte devono finire i rifiuti. Caldoro, ottimista, dice che al massimo in due anni gli inceneritori di Salerno e Napoli Est saranno in funzione. E nell’attesa? Nel pieno delle proteste di Terzigno e dei paesi vesuviani, il 14 ottobre, il generale Mario Morelli, responsabile dell’Unità di struttura di governo per l’emergenza rifiuti, viene sentito dalla Commissione bicamerale sui rifiuti: «In provincia di Napoli oltre che alle discariche e ai siti di stoccaggio provvisori, passammo a un progetto esecutivo che riguardava la discarica di Terzigno, cava Vitiello. Sottolineo quest’ultimo fatto in quanto non eravamo riusciti a realizzarla perché ci eravamo impegnati nella realizzazione delle altre discariche e il tempo ormai non lo consentiva. Abbiamo, quindi, trasferito il progetto esecutivo, laddove era già tutto pronto per poter iniziare le lavorazioni. Infatti i due termovalorizzatori di Napoli e di Salerno non erano stati realizzati, impianti che erano importanti e fondamentali per chiudere il ciclo nella sede dell’impiantistica che avrebbe consentito di aprire un minor numero di discariche».
Adesso Bertolaso dice che Cava Vitiello non si apre più e che altre sono le soluzioni che si stanno definendo. Speriamo che non sia un bluff.

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