05/02/13
Rifiuti: Bratti (PD), Relazione su capitano De Grazia conferma sospetti
03/02/13
Ambiente,Energia e Green Economy per il lavoro e la ripresa
Pubblicato da
Alessandro Bratti
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16:39
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Question time pubblico della Cgil con esponenti di alcuni dei principali partiti
Cinque esponenti di partiti che si presentano alle elezioni, cinque domande e cinque risposte per ognuno di loro. È la formula del question time, domanda con risposta immediata, quella pensata dalla Cgil di Ferrara per scrutare programmi e intenzioni delle principali sigle che si contenderanno il voto dei lavoratori il 24 e 25 febbraio. A Palazzo Bonacossi sono intervenuti nel dibattito “all’inglese” Alessandro Bratti candidato per il Pd, Neda Barbieri per l’Udc, Claudio Grassi di Rivoluzione Civile, Francesco Ferrara per Sel e Fabrizio Toselli per la lista del Pdl.
Crescita e lavoro. Il primo tema trattato è il tema Politiche per la crescita e il lavoro, per il quale Neda Barbieri suggerisce di portare a modello il nostro territorio “che si basa su piccole e medie imprese, considerando quindi le priorità del territorio stesso e valorizzando le eccellenze di questo Paese”. Anche per Bratti bisogna puntare sulle energie e sul territorio “creando un piano antisismico di difesa del suolo e investendo nella ricerca”. Grassi propone il ribaltamento delle politiche del governo Monti mediante una riduzione drastica delle spese militari, l’introduzione di una politica di stabilizzazione del debito ed il ritiro dei militari dall’Afghanistan. Per un “capovolgimento dello schema Monti” concorda Ferrari che sottolinea un ritorno al tema dell’ecologia “anche con la messa in sicurezza di scuole ed ospedali e investendo su tecnologie e trasporti”. Per Toselli la soluzione è una politica di sgravi fiscali che comporti una minore tassazione per le imprese e un aumento dei salari ed una riforma “meritocratica” della Pubblica amministrazione.
Sicurezza, giustizia e legalità. Sul tema Sicurezza, giustizia e legalità, tutti i candidati si vedono d’accordo sulle richieste del sindacato, che chiede una rivalutazione della legge Bossi-Fini e del reato di falso in bilancio, depenalizzato da Berlusconi. A tutti i partiti poi la camera del lavoro fa presente come sia imprescindibile una lotta più serrata a corruzione ed evasione fiscale. Secondo Bratti per combattere la criminalità organizzata “deve essere riformata tutta la giustizia, prima di tutto quella civile”, si devono introdurre i reati ambientali nel codice penale e devono essere rafforzati i controlli fiscali. Dello stesso avviso anche Ferrara, che aggiunge sulla questione immigrazione la questione dello ius soli: “i ragazzi che nascono e vivono qui devono essere considerati cittadini italiani”. Per Barbieri “è solo attraverso un diverso modello culturale che la legalità può vincere. Evadere è come copiare il compito a scuola: bisogna applicare il metodo della responsabilità e rendere chiare le modalità di scelta degli appalti”. Per Grassi “si deve introdurre il reato di tortura e chiudere gli inumani centri di permanenza temporanea avviati con la legge Bossi-Fini”. Per Toselli vantaggiosi possono essere gli appalti “a km zero”, usando le ditte presenti nel territorio.
Crescita e lavoro. Il primo tema trattato è il tema Politiche per la crescita e il lavoro, per il quale Neda Barbieri suggerisce di portare a modello il nostro territorio “che si basa su piccole e medie imprese, considerando quindi le priorità del territorio stesso e valorizzando le eccellenze di questo Paese”. Anche per Bratti bisogna puntare sulle energie e sul territorio “creando un piano antisismico di difesa del suolo e investendo nella ricerca”. Grassi propone il ribaltamento delle politiche del governo Monti mediante una riduzione drastica delle spese militari, l’introduzione di una politica di stabilizzazione del debito ed il ritiro dei militari dall’Afghanistan. Per un “capovolgimento dello schema Monti” concorda Ferrari che sottolinea un ritorno al tema dell’ecologia “anche con la messa in sicurezza di scuole ed ospedali e investendo su tecnologie e trasporti”. Per Toselli la soluzione è una politica di sgravi fiscali che comporti una minore tassazione per le imprese e un aumento dei salari ed una riforma “meritocratica” della Pubblica amministrazione.
Sicurezza, giustizia e legalità. Sul tema Sicurezza, giustizia e legalità, tutti i candidati si vedono d’accordo sulle richieste del sindacato, che chiede una rivalutazione della legge Bossi-Fini e del reato di falso in bilancio, depenalizzato da Berlusconi. A tutti i partiti poi la camera del lavoro fa presente come sia imprescindibile una lotta più serrata a corruzione ed evasione fiscale. Secondo Bratti per combattere la criminalità organizzata “deve essere riformata tutta la giustizia, prima di tutto quella civile”, si devono introdurre i reati ambientali nel codice penale e devono essere rafforzati i controlli fiscali. Dello stesso avviso anche Ferrara, che aggiunge sulla questione immigrazione la questione dello ius soli: “i ragazzi che nascono e vivono qui devono essere considerati cittadini italiani”. Per Barbieri “è solo attraverso un diverso modello culturale che la legalità può vincere. Evadere è come copiare il compito a scuola: bisogna applicare il metodo della responsabilità e rendere chiare le modalità di scelta degli appalti”. Per Grassi “si deve introdurre il reato di tortura e chiudere gli inumani centri di permanenza temporanea avviati con la legge Bossi-Fini”. Per Toselli vantaggiosi possono essere gli appalti “a km zero”, usando le ditte presenti nel territorio.
Sindacati. Sul tema della Rappresentanza e democrazia sindacale, si è fatta luce sulla questione della contrattazione nazionale, sull’articolo 8 della legge 148/2011 – che consente di derogare alla contrattazione nazionale e alla legge nazionale – e sulla mancata applicazione dell’articolo 39. Per Bratti occorre una legge sulla rappresentanza, mentre la Barbieri sottolinea come “in agenda Monti non è contenuto questo tema, ma vi deve essere un riavvicinamento attraverso la partecipazione. La rappresentatività non è però elemento esclusivo dell’articolo 39”. Per Grassi e Ferrara i lavoratori hanno il diritto di votare i contratti nazionali di lavoro, affermando quest’ultimo che “attualmente la rappresentanza nei luoghi di lavoro snatura il sindacato, il lavoratore deve poter decidere all’interno del suo sindacato”. Per Toselli invece “bisogna dare possibilità alle aziende di scegliere le condizioni di lavoro”, vedendosi molto lontano da Cgil sul punto.
Pensioni e previdenza. In tema di Sistema previdenziale, sono state trattate le questioni degli “esodati”, della legge Fornero e dell’innalzamento delle pensioni minime. La Cgil chiede di garantire la ricollocazione dei primi e più flessibilità nell’accesso alla pensione. D’accordo sui punti Toselli, Bratti e anche Ferrara, il quale sottolinea che “la pensione deve essere valutata in relazione anche al lavoro che si è svolto”. Per Grassi bisogna invece “separare il concetto di previdenza da quello di assistenza e riconsiderare il tetto delle pensioni massime, evitandone il cumolo”. Per l’esponente della lista Monti non bisogna abrogare la legge Fornero ma solo modificarla, in quanto “per l’età pensionabile bisogna tenere presente anche dei cambiamenti demografici del Paese ed è indispensabile per l’aiuto concreto delle nuove generazioni”.
Precariato. Sulla questione Precariato e tutela dei lavoratori, la Cgil propone una riduzione dei contratti “precari”, il finanziamento di ammortizzatori sociali e maggiori tutele per chi perde il lavoro, reintegrando chi è stato licenziato illegalmente. Se Bratti propone di “riequilibrare la discriminazione tra generi e valutato il rapporto lavoro/salute”, la Barbieri ricorda come “la precarietà è uno dei problemi, ma si potrebbe risolvere dando di un salario maggiore ai lavoratori non a tempo indeterminato, come accade nel resto d’Europa, e facendo un ragionamento sul concetto di apprendistato”. Concorde Grassi nel ridurre le tipologie di lavoro, proponendo per i giovani un reddito minimo in attesa di trovare lavoro “che deve essere dignitoso, altrimenti non ne valorizza le competenze” e ripristinando un piano di edilizia pubblica più favorevole per i giovani. Per i vendoliani “bisogna difendere il lavoro sostenendo le imprese e investendo nelle politiche sociali”, mentre il candidato di Berlusconi sottolinea come il Pdl abbia già pronta una proposta di legge per riconoscere detrazioni fiscali alle imprese che assumono giovani con un contratto a tempo indeterminato.
La prima legge da fare? “Quella sul conflitto di interessi”
La prima legge da fare? “Quella sul conflitto di interessi”. Discesa o salita in campo? “Solo uno spostamento”. Pietro Grasso, “in crisi di identità” dopo il passaggio dalla magistratura alla politica attiva non è certo privo di risposte per i suoi elettori, numerosissimi, presenti al Palazzo Racchetta in occasione dell’incontro con l’ex procuratore nazionale antimafia, Alessandro Bratti (deputato Pd), Rita Reali (responsabile giustizia del Pd ferrarese) e, il giornalista di Avvenire Toni Mira, moderatore del dibattito.
Tanti i temi toccati, dalle leggi sulla giustizia, alla querelle con Antonio Ingroia, passando per il nuovo Pietro Grasso, quello che smette i panni del magistrato per entrare in politica. Con Ingroia, Grasso si toglie qualche sassolino: “da parte mia non sono mai entrato nelle polemiche. Dissi, prima che Ingroia si candidasse, che le persone con la schiena dritta non possono che essere utili per portare avanti idee giuste. Ho teso un mano, porto una guancia e il giorno dopo ho ricevuto uno schiaffo”. Ma non finisce qui, perché Grasso va oltre pur senza continuare a rivolgersi in modo esplicito al leader di Rivoluzione civile:“penso un magistrato oltre che essere imparziale deve apparire imparziale, sempredice l’ex procurare antimafia- tanto è vero che nessuno è mai riuscito a darmi un’etichetta politica. Sono sempre stato molto attento a non manifestare le mie idee e coerentemente, prima di assumere il nuovo ruolo, ho detto a Bersani che prima mi sarei dimesso”, un rimando neppure troppo velato alla decisione di Ingroia di ritornare alla magistratura una volta terminata la parentesi politica: “io ho fatto una scelta radicale, dalla quale non torno indietro”. Silvio Berlusconi non può mancare. Prima per spiegare che “non ha mai proposto con serietà di assegnargli il famoso premio per la lotta alla mafia” che in tanti gli rinfacciano, ma che si è trattato di una frase estrapolata da una trasmissione radiofonica condotta con molta ironia (‘La zanzara su Radio24) in cui riconosceva l’utilità di una norma che estende i poteri di confisca dei beni alla Direzione antimafia, varata dal Governo Berlusconi (e che mancava dal 1991 quando insieme a Giovanni Falcone la proposero invano all’allora ministro Claudio Martelli), la quale ha fruttato oltre 40miliardi di euro recuperati dalla mafia ma senza che nessuno si ricordi mai del suo successivo elenco delle cose non fatte. Poi, Berlusconi entra in gioco come fattore che appare determinante nella sua discesa in campo o, come sostiene Grasso, nel suo essersi “semplicemente spostato”: “quando ho sentito che sarebbe ritornato in politica per riformare la giustizia, mi sono detto che dovevo intervenire per contrastarlo. Gli avvocati di Berlusconi continua Grasso la mattina andavano in udienza e il pomeriggio al Parlamento per votare le leggi ad personam che hanno fatto tanti danni alla giustizia italiana. Io mi sono ribellato e ho deciso di contrastare questo sistema”. Ancora, anche senza nominarlo, lo spettro berlusconiano aleggia sulla proposta di approvare come prima legge quella sul conflitto di interessi: “sarebbe molto semplice, di un rigo soltanto: chi fa politica non può avere altri interessi”. Il discorso si fa più accorato quando parla di necessità di cambiamento, di “rivolta morale” e di “recupero dell’etica”: “ci vuole un vento nuovo -dice Grasso- e lo si può creare con il soffio di ciascuno di noi”. La scelta del Pd? Non casuale. “La sua forza è che può cambiare il leader ma il partito rimane” dice Grasso che apprezza anche lo sforzo intrapreso nel cercare di mantenere le liste pulite: “il rinnovamento della politica parte dal fatto che chi ha un procedimento giudiziario in corso deve farsi da parte, senza che venga dato un giudizio della persona e il Pd ha fatto un grande passo in avanti in questo”. “Mi sono subito ambientato continua Grasso ed è venuto fuori quel ragazzo di sinistra che sono sempre stato”. Immancabile il richiamo al voto utile, una sorta di mantra per i grandi partiti: “abbiamo bisogno di numeri per evitare che partiti con pochi voti governino questo Paese bloccando le riforme. Senza una maggioranza e una forza del numero, la democrazia non funziona”.
02/02/13
1 febbraio - Bersani e Renzi insieme a Firenze
29/01/13
Question time
SABATO 2 FEBBRAIO 2013
9.30-12.30 - PALAZZO BONACOSSI
La Cgil di Ferrara organizza per la mattina di sabato 2 febbraio p.v. un incontro con alcuni candidati alle prossime elezioni politiche che si presentano nelle liste della nostra Regione.
A coloro che hanno aderito al nostro invito chiederemo di confrontarsi su 5 punti, in merito ai quali presenteremo molto sinteticamente le nostre proposte: 1) rappresentanza e democrazia sindacale; 2) politiche per la crescita e per il lavoro; 3) sicurezza, giustizia, legalità; 4) sistema previdenziale; 5) lotta alla precarietà. (CGIL - Ferrara)
28/01/13
Venerdì 1 febbraio - Palazzo della Racchetta (FE)
26/01/13
Un grande Ulde
E’ stato l’artefice della vittoria del super match di pallavolo fra Americhe ed Eurasia nel 1982, quando si sedette su quella panchina internazionale e guidò il sestetto americano al trionfo: il nuovo continente batté per 3 a 2 la rappresentativa del resto del mondo. Partita giocata inaugurando in grande stile, di fatto, il nuovo impianto: quel palasport di piazzale Atleti Azzurri d’Italia, gremito fino all’orlo, che ospitò successivamente la prima semifinale valida per l’assegnazione dello scudetto nel 2002, quando la squadra di casa si chiamava Yahoo! Ferrara e, dall’altra parte della rete, c’era quella Casa Modena grande protagonista del volley moderno maschile di A1. Uno dei punti più alti della pallavolo ferrarese.La chiesa sconsacrata
Ulderico Baglietti, classe 1939, era già stato definito nel 1979 e sul finire del campionato di serie B, quando Roversi gli cedette il passo, “l’innovatore”. Un uomo che ha fatto della pallavolo la sua vita, da schiacciatore prima e da alzatore poi. «Abitavo in corso Isonzo – ricorda Baglietti – e già da piccolo avevo iniziato a giocare nel campetto della parrocchia di San Biagio, così come a scuola con i campionati studenteschi. Poi per un anno giocai nei pulcini della Spal a calcio. Mi distrussero un ginocchio e cambiai rotta. A 18 anni, visto che ero abbastanza bravo e me la cavavo bene, mi chiamarono a giocare nei campionati universitari e mi diedero anche un documento con un nome falso: Loris De La Giorgia. Giocai nei Vigili del Fuoco, per l’associazione marinai e nei diversi tornei ai lidi nelle mitiche sfide fra i diversi bagni che si contendevano il primato estivo».
E con padre John Caneparo iniziò ad allenare le giovanili della 4 Torri negli anni ‘60. «Poi andai a Copparo, allenando amici che giocavano anche con me. A Montecatini andammo a fare i campionati italiani Csi under 18, dove eliminammo, in Emilia, sia la Panini che la Casadio Ravenna, squadre che avevano i due allenatori, Anderlini e Costa, all’epoca i più quotati nel panorama del volley della nazionale». Da qui, deriva la sua filosofia della difesa. «Avevamo una difesa paurosa, perché tiravamo su di tutto. Incuriositi mi chiesero come facevamo e gli risposi che ci allenavamo in 8 in una chiesa sconsacrata, piccolissima, dove il campo era 9 metri per 9, e lì la difesa era continua. Non c’erano tempi morti e proprio la difesa ti distrugge lo schiacciatore».
Una sorta di precursori del ruolo del libero nel volley dei nostri giorni. «Sì, proprio così. Dopo questa esperienza, fra il ’74 e il ’75 continuai ad allenare le giovanili andando anche a Sant’Agostino, portando Scalabrin dalla 4 Torri di Ferrara per farlo crescere. Fummo promossi nell’allora B1, battendo i giocatori del Sassuolo che venivano dalla A1. Fu un campionato molto bello». Raggiunta la serie B, i ragazzi della 4 Torri chiesero a Ulderico Baglietti di diventare il loro allenatore fra il ’78 e l’80.
«Provai e fummo promossi in A2 contro il Treviso. Poi andai con Carmelo Pittera ad allenare la nazionale italiana a Roma, dove arrivammo secondi al campionato del mondo battendo Cuba. E da quell’esperienza consolidai i miei principi dei tempi morti. Pittera ripeteva sempre: “Tanta tecnica, perché la pallavolo la esige, e ridurre i tempi morti”. Per andare a prendere i palloni, infatti, facevo fare due o tre tuffi per terra. Tanti piccoli espedienti per formare poi dei grandi giocatori. Sicuramente ho avuto la fortuna di avere dei bravi giocatori, fra l’80 e l’81, come Bratti, Zambelli, Zanolli, Roberto Rossetti, Fusi, Fagioli, Ferruccio e Roberto Poli, Scalabrin, Tosi e Merlo. Con loro conquistai subito il vertice in A2».
25/01/13
Ricostruiamo l'Italia tra sviluppo, equità e fedeltà fiscale
24/01/13
Sisma: on line donazioni e progetti comuni, così trasparenza
Pubblicato da
Alessandro Bratti
alle
15:58
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Regione Emilia Romagna,
sisma,
Vasco Errani
23/01/13
Sabato 26 - Convegno a Forlì
22/01/13
Oggi in Aula
(Discussione sulle linee generali - A.C. 5714)
Signor Presidente, abbiamo aperto questa legislatura discutendo di rifiuti riguardo alla triste emergenza campana e la chiudiamo, anche se a Camere sciolte, sempre con un provvedimento che tratta di situazioni emergenziali collegate al ciclo integrato dei rifiuti, a testimonianza, purtroppo, che in questi cinque anni, in questo settore, i problemi, più che essere risolti, sono di fatto aumentati.
La Campania non ha risolto questa annosa emergenza: la percentuale di raccolta differenziata aumenta di pochissimi punti, a fronte di un'esportazione di oltre 600 mila tonnellate all'anno di questi rifiuti fuori della regione. Relativamente al periodo 1o gennaio 2012-30 settembre 2012 - questi sono i dati ufficiali della regione Campania - sono stati smaltiti fuori dal territorio regionale 392 mila tonnellate di rifiuti circa; 340 mila tonnellate di questi rifiuti sono state smaltite in regioni italiane e solo 55 mila tonnellate sono state indirizzate verso l'Olanda (trattasi, in questo caso, della cosiddetta frazione secca tritovagliata). Questo testimonia che un semplice cambio di codice non è esaustivo per risolvere il problema. Si è trattato solo di spostare l'ammontare dei rifiuti da un comparto, quello dei rifiuti urbani, e quindi in privativa con l'obbligo di smaltimento nella regione, ad un altro comparto, che è quello del libero mercato, quello dei rifiuti speciali.
Nel Lazio la situazione sta precipitando a causa della chiusura della discarica di Malagrotta. Il rinvio continuo delle decisioni e la completa assenza di istituzioni quali regione e comune di Roma hanno portato a commissariare la stessa provincia di Roma, sperando, così, di imporre un percorso che portasse all'individuazione di una nuova discarica. Dopo quasi due anni circa di commissariamento, non si riesce ad intravedere ancora la soluzione. In Calabria e in Sicilia permane uno stato di emergenza ormai continuo. Anche in Puglia abbiamo assistito ad episodi che hanno comportato l'accumulo di rifiuti in strada.
Diventa sempre più difficile in questo Paese la costruzione di impianti dedicati al ciclo integrato dei rifiuti, e non parlo, ovviamente, solo di inceneritori, ma di impianti di compostaggio, di impianti di selezione e di tutta quella vasta gamma impiantistica necessaria per un ciclo virtuoso dei rifiuti, mentre latitano ancora, purtroppo, politiche virtuose di riduzione dei rifiuti e di recupero della materia.
È pur vero - questo lo dobbiamo ammettere, ed è anche fonte di orgoglio per il nostro Paese - che in Italia si è sviluppato un settore del riciclo che, per alcuni materiali, costituisce un'eccellenza produttiva, ma è anche vero - lo voglio ricordare - che circa 3 miliardi di euro all'anno, sottratti dalle ecomafie sul ciclo dei rifiuti speciali, rappresentano una risorsa enorme che viene presa dal mercato legale.
Questa è stata la legislatura che, nonostante il quadro normativo europeo ci spingesse sempre di più verso la chiusura delle discariche, la riduzione dei rifiuti, il recupero della materia, ha visto aumentare le emergenze nel nostro Paese, il fallimento del sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri) - ne abbiamo parlato tante volte in questo contesto - e lo stallo delle bonifiche. Abbiamo saputo recentemente che, con un decreto, l'attuale Ministro ha proposto di ridurre il numero dei siti di interesse nazionale da cinquantasette a circa ventisette, ventotto, il che non significa risolvere i problemi.
In questa legislatura vi è stato un utilizzo discutibile, come il gruppo del Partito Democratico ha sempre rilevato, della società in house Sogesi. Anche in questo caso, il Ministro Clini aveva promesso di procedere al suo scioglimento, ma, in realtà, essa continua ad operare attivamente.
È una legislatura che, comunque, ha dimostrato, credo definitivamente, come i regimi speciali, i commissariamenti, le procedure di emergenza, non abbiano risolto i problemi. Sono stati centri di spesa incontrollata di denaro pubblico e hanno spesso favorito infiltrazioni della malavita organizzata.
Veniamo ora al provvedimento in esame, che contiene una norma assolutamente indispensabile, altre importanti e alcune che riteniamo negative. Credo che lavoreremo e provvederemo a cambiarle, una volta che, speriamo, riusciremo ad essere al Governo.
È positiva la previsione della proroga di un ulteriore anno, sino al 31 dicembre 2013, del termine previsto dal decreto legislativo n. 36 del 13 gennaio 2003 per l'entrata in vigore del divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti, urbani e speciali, con un potere calorifico inferiore (PCI) superiore a 13 mila chilojoule per chilogrammo. La restrizione in parola rischiava di impedire, di fatto, lo smaltimento in discarica di rilevanti flussi di rifiuti generati, per quanto concerne quelli provenienti da attività economiche, da diversi ed importanti settori industriali produttivi del nostro Paese quali, ad esempio, l'industria alimentare, la cartaria, i pulper, il tessile, nonché i flussi di rifiuti derivanti dal trattamento e recupero di altri rifiuti, in particolare dei veicoli a fine vita, per i quali, comunque, sino ad oggi, per effetto di ripetute proroghe dell'entrata in vigore di questa norma, la discarica ha rappresentato una situazione praticabile ed ambientalmente sicura.
A nostro avviso, questa, probabilmente sarebbe una norma da abrogare definitivamente - mi riferisco, appunto, all'articolo 6, comma 1, lettera p), del decreto legislativo n. 36 del 13 gennaio 2003 - perché non è prevista dalla direttiva 1999/31/CE, non deriva da questa direttiva, a differenza dell'obbligo di pretrattamento, sul mancato rispetto della quale la Commissione dell'Unione europea puntualmente attiva procedure di infrazione, quali quelle nei confronti di Roma per la discarica di Malagrotta. Si tratta di una norma che, nell'intenzione di chi l'ha introdotta, doveva servire a favorire il percorso dell'incenerimento con produzione energetica.
Comunque, in gran parte dell'Italia questa norma potrebbe essere rispettata solo in due modi, o fermando la raccolta dell'umido - il che andrebbe contro l'obiettivo del 65 per cento di raccolta differenziata e quello europeo del 50 per cento di recupero della materia - o fermando il pretrattamento nei territori dove gli impianti già vi sono. Per esempio i sopravagli degli impianti del trattamento meccanico-biologico hanno poteri calorifici ben superiori al limite citato in precedenza. Per questo motivo infatti negli ultimi giorni questi impianti avevano cessato la loro operatività, in attesa del provvedimento che stiamo esaminando.
Bene veniva anche ricordato dal relatore l'articolo 2-bis, che modifica il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 che comporta la possibilità nelle aree terremotate di riconoscere l'opportunità di coprire integralmente con i contributi le spese occorrenti per la riparazione, il ripristino e la ricostruzione degli immobili. Crediamo che sia un provvedimento assolutamente giusto.
Molti dubbi, per non dire molte contrarietà, abbiamo riguardo all'articolo 1, comma 1, che contiene la proroga per la regione Campania, fino al giugno 2013, del regime sulla gestione dei rifiuti, che tarda, per così dire, ad assegnare ai comuni quelle che sono le funzioni proprie di questi enti, così come tra l'altro era stato previsto dal disegno di legge del 6 luglio 2012, n. 95.
Abbiamo sempre contestato la scelta di dare alle province funzioni che in Campania, in tema di gestione dei rifiuti, sono specifiche appunto per la Campania, ma non sono contemplate dalla normativa nazionale. Pur consapevoli che oggi la situazione è di una certa complessità - perché ci troviamo proprio in un momento in cui alcune province hanno già fatto delle scelte, che prevedono anche la gestione diretta di tutta una serie di servizi, e altre ancora no - riteniamo che si debba rientrare il prima possibile nell'ordinarietà. Avevamo presentato anche un disegno di legge a questo riguardo. Non si comprende, infatti, perché solo in Campania vi sia un regime speciale di competenza delle province.
Anche la proroga delle gestioni commissariali in materia ambientale non ci convincono, anzi non ci piacciono per niente. Mentre appare chiaro che è necessario prorogare una situazione di emergenza per quanto riguarda il naufragio della nave da crociera Costa Concordia nel comune dell'isola del Giglio, non altrettanto ad esempio vale per la proroga che riguarda la situazione delle isole Lipari, Eolie. Si tratta di una proroga, di cui non esiste nessuna necessità, del mandato di un commissario alquanto discusso e oggetto di indagini della magistratura. Addirittura su questo emendamento, che tra l'altro è stato proposto al Senato dal Popolo della Libertà, il Governo aveva dato (al Senato) un parere negativo. Di fatto nessuno lo vuole e non si capisce - bisognerebbe chiederlo a questi esponenti del Popolo della Libertà - perché abbiano introdotto al Senato questa proposta.
Voglio ricordare poi che con il decreto-legge n. 59 del 2012, si era approvato il divieto di concedere proroghe per le gestioni commissariali e, quindi, di deroga in deroga, si sta di fatto ripristinando una situazione su cui noi avevamo già dato dei pareri estremamente negativi.
Sbagliata riteniamo sia anche la proroga della prima rata della Tares, tributo che passa da aprile a luglio. Ricordo che, a legislazione vigente, la Tares è in vigore dal 1o gennaio 2013. Questo tributo non rappresenta, dal punto di vista ambientale, una soluzione virtuosa per incentivare la raccolta differenziata. Probabilmente risolve il pasticcio dell'applicazione dell'IVA, ma riteniamo che sia completamente da ripensare.
La dilazione del pagamento, poi, della prima rata da aprile a luglio - tutto in chiave, a nostro parere, demagogica e un po' elettoralistica - rischia di mandare in emergenza rifiuti gran parte dell'Italia. Infatti, se non cambiano le modalità di riscossione in termini reali, le aziende che eseguono il servizio di gestione integrata dei rifiuti non introiteranno proventi fino alla fine del 2013 con il rischio, nel frattempo, di fallire. Ciò non potrà capitare per le grandi multiutilities, perché svolgono altri servizi, ma per quelle aziende che gestiscono solo la gestione integrata dei rifiuti - e sono la stragrande maggioranza in Italia - questa potrebbe essere una situazione di crac definitivo con la conseguenza di avere i rifiuti in strada.
Abbiamo avuto però stamattina in Commissione questo lo devo direrassicurazioni da parte del sottosegretario Fanelli, che il Governo ha intenzione al più presto di provvedere con un atto legislativo per trovare una soluzione a questo problema. Speriamo davvero che questo succeda.
Noi riteniamo, signor Presidente, che il problema della gestione integrata del ciclo dei rifiuti vada davvero risolto definitivamente. Occorre sicuramente: una semplificazione delle norme e delle procedure, ma anche un controllo più efficace; prevedere l'inserimento dei reati ambientali rilevanti nel codice ambientale; una riforma incisiva di settore che consenta di avere un'uniformità di costi dei servizi erogati e la necessaria dotazione impiantistica; poi, soprattutto, la fine dell'emergenza dei commissari. Sono tutte cose che in questa legislatura non si sono attuate anzi, in un certo senso, purtroppo, alcune situazioni critiche si sono aggravate mentre - vogliamo ricordarlo qui - è fallito ancora una volta il tentativo di riformare i servizi pubblici locali. Ora, signor Presidente, e concludo, questo provvedimento non ha sicuramente l'ambizione di risolvere le questioni che da anni sono presenti nel Paese, ma certamente vede l'introduzione di alcune norme che noi da sempre abbiamo ritenuto non funzionali ad una realizzazione di un ciclo moderno di gestione integrata dei rifiuti e che spesso, come nel caso dei commissariamenti, costituiscono una modalità per aumentare lo sperpero di denaro pubblico, purtroppo senza risolvere alcuna situazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
13/01/13
Il procedimento a carico dell' On Nicola Cosentino
Vi riporto il capitolo che in Commissione Ecomafie è inserito nel testo base sulla gestione dei rifiuti in Campania presentata dal Pd. Leggete attentamente e poi giudicate come si possa avere un candidato del Pdl al Senato probabilmente capolista così : Con riferimento alle infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo camorristico nello specifico settore dei consorzi non può non essere approfondito il procedimento penale N. 36856/01 R.G.N.R, n. 74678/02 R.G. GIP, a carico dell'On Nicola Cosentino.Il procedimento viene esaminato in questa parte della relazione in quanto, pur trattandosi di indagine relativa a reati consumatisi nel territorio del casertano, la stessa è stata condotta dai magistrati della DDA presso il Tribunale di Napoli. Nel corso dell’indagine il Gip presso il Tribunale di Napoli ha emesso, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, un'ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti dell'indagato (doc. 1182/1).
Agli atti della Commissione è stata acquisita la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'On. Cosentino (comprendente il testo integrale dell'ordinanza cautelare), richiesta che è stata rigettata dalla Camera di appartenenza Successivamente è stato richiesto il rinvio a giudizio dell’imputato. Il procedimento, allo stato, pende in fase dibattimentale avanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
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