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05/01/15

Concessioni petrolifere: la Croazia autorizza e si accaparra l’oro nero sotto l’Adriatico

Le trivelle del petrolio arrivano in Adriatico ma dalla parte croata, l’ENI ha infatti ottenuto la concessione dal Governo Croato per cercare il petrolio a ridosso delle acque territoriali italiane. E la faccenda rischia di tramutarsi in beffa per l’Italia.

Dopo che per anni è aperta aspramente la lotta tra chi vuole le trivelle per le ricerche petrolifere e le associazioni ambientaliste italiane che hanno espresso il loro fermo no per i rischi ambientali connessi. Il governo croato adesso stima investimenti da 2,5 miliardi per le esplorazioni nei prossimi cinque anni e incasserà subito 100 milioni di dollari.
Giunto a scadenza lo scorso 3 novembre il primo bando internazionale per l’esplorazione e lo sfruttamento di eventuali riserve di idrocarburi offshore nel mare Adriatico, un comitato di esperti, con in testa il ministro dell’Economia, Ivan Vrdoljak, è stato impegnato per due mesi nella valutazione delle offerte fatte dalle società che hanno presentato i loro progetti di sfruttamento dei blocchi marittimi (ogni blocco è compreso tra i 1.000 e i 1.600 km quadrati). Tenuti conto delle summenzionate valutazioni, il 2 gennaio, nel corso della prima riunione dell’Esecutivo, sono stati ufficializzati i vincitori.

05/10/14

Trivellazioni, nessun angolo d’Italia può pagare un prezzo così alto

Giovanni Legnini, già sottosegretario all’economia del Pd, diventerà presto il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. La Stampa di Torino lo descrive così: ”garante del corso renziano, è però persona onesta e ammette di non conoscere il mondo dei giudici: Assicuro però che mi impegnerò a fondo“.
Garante del corso renziano.

Giovanni Legnini è abruzzese e ho avuto vari contatti con lui in merito alla questione petrolio, sia di persona che per telefono. Diciamo che a me non ha impressionato per coraggio, quanto per cercare compromessi e soluzioni ad hoc, un po’ a mo’ di vecchia democrazia cristiana. Ad esempio, ecco qui un bel titolo del Centro D’Abruzzo di qualche giorno fa: “Legnini: Pd contro Ombrina ma favorevole al petrolio“.

05/12/13

L. Stabilità, Braga (Pd): Priorità fondo messa in sicurezza territorio

 Stabilità, Braga (Pd): Priorità a fondo messa in sicurezza territorio 

"Ricorre oggi, 5 dicembre la giornata Mondiale del Suolo istituita nel 2012 dal Consiglio dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) delle Nazioni Unite (Onu). Un appuntamento importante che ricorda ancora una volta e soprattutto a noi italiani come la tutela del territorio e la messa in sicurezza ambientale del nostro paese siano necessita' non piu' rinviabili": è quanto dichiara il deputato Pd ed esponente Ecodem Chiara Braga impegnato in questi giorni ad affrontare nella discussione sulla Legge di Stabilità, le questioni fondamentali riguardanti proprio la difesa del suolo e la Protezione civile. "In queste ore nelle commissioni Ambiente e Bilancio, insieme ai colleghi del Pd, stiamo lavorando assiduamente per sollecitare il governo a stanziare maggiori risorse per prevenire il rischio idrogeologico, un tema che coinvolge 6.633 Comuni italiani, come purtroppo dimostrano le tragedie avvenute nel 2013 la Sardegna, nel 2012 la Toscana, nel 2011 Genova e le Cinque Terre, solo per citare i luoghi più colpiti. La tutela e la sicurezza del nostro territorio devono diventare una priorita' dell'azione politica, così, come ci chiede l'Europa, insieme alla necessità di porre un freno al continuo consumo di suolo agricolo e agli effetti negativi che ne derivano: distruzione del paesaggio, rischio idraulico, messa in pericolo della sicurezza alimentare. Per questo è necessario arrivare al più presto anche all'approvazione della legge per il contenimento dell'uso di suolo agricolo, che ha già iniziato il suo iter alla Camera e sulla quale c'è una forte volontà del governo di portarla a compimento". "L'obiettivo primario di queste ore continua Chiara Braga resta comunque quello di ottenere già nella Legge di Stabilità un significativo incremento del fondo per la messa in sicurezza dei territori e di quello per le emergenze, liberando dai vincoli del patto di stabilità risorse per interventi immediatamente cantierabili; in questa direzione vanno gli emendamenti presentati dal gruppo Pd".

(ilVelino/AGV NEWS)

16/10/13

Ambiente: Luca Zingaretti con il Wwf contro le trivelle in SiciliaRoma,

Luca Zingaretti si schiera con il Wwf contro le trivelle nel Canale di Sicilia e appoggia la campagna Sicilia: il petrolio mi sta stretto”

Attraverso un video girato sulle scogliere di Pantelleria, in cui invita tutti a firmare la petizione del Wwf per scongiurare il rischio trivellazioni e per creare una nuova area protetta a Pantelleria. Si firma fino al 24 ottobre su www.wwf.it/ilpetroliomistastretto, già 35mila italiani lo hanno fatto. “Il Mediterraneo è un mare prezioso, che nutre e abbraccia paesi e popoli diversi tra loro dice l’attore Luca Zingaretti nel video appello Il Mediterraneo è un mare importante e il suo cuore pulsante è il canale di Sicilia, un patrimonio di biodiversità unico, dove molte specie rare vengono a riprodursi. L’isola di Pantelleria è circondata di richieste di trivellazioni petrolifere, ma il Mediterraneo è anche un mare chiuso, e uno sversamento comporterebbe danni irreparabili, non solo qui ma in tutte le sue coste. Entro il 24 ottobre firma la petizione del Wwf, contro le trivelle, per il parco marino di Pantelleria. Il mare è un bene comune, spetta a noi proteggerlo.” Attorno all’isola, quest’estate, sono state avvistate centinaia di tartarughe marine, due balenottere, le mobule (ovvero le mante del Mediterraneo), tonni e pesci di ogni tipo. E poi fenicotteri, cicogne, falchi, aquile addirittura di provenienza asiatica dirette in Africa. Ma Pantelleria è l’unica isola del Canale di Sicilia a non essere protetta. A ridosso delle sue scogliere  fa sapere il Wwf  una concessione per l’estrazione petrolifera data prima del 2010 non “scompare” con l’applicazione del Decreto Passera e l’isola, denincia l'associazione, rischia di essere rovinata dalle piattaforme e sporcata dagli sversamenti routinari o da possibili incidenti.

(Adnkronos)

09/09/13

Comuni italiani contro compagnie petrolifere per il pagamento dell’IMU

Comuni italiani contro compagnie petrolifere: il motivo questa volta ha un carattere prettamente economico, i sindaci chiedono il pagamento dell’IMU per le piattaforme off shore delle varie compagnie. Le richieste si moltiplicano e scoppia il caso.


Le compagnie petrolifere devono pagare l’IMU per le loro piattaforme off shore? Per i sindaci di molti comuni italiani che presentano piattaforme di estrazione davanti le proprie coste, la risposta è sì, devono parlo. Il caso più che scoppiare ora, ritorna sotto i riflettori: nel bell’articolo di oggi de Il Fatto Quotidiano si ricorda infatti come già nel 1999 il comune di Pineto, vicino Teramo, richiedesse il pagamento dell’imposta per le piattaforme Eni, che tuttavia sostenne che le stesse erano posizionate fuori dal territorio comunale, e i giudici diedero ragione alla compagnia.

14/08/13

Trivellazioni petrolifere, Orlando chiede un’analisi all’Ispra

Di trivellazioni petrolifere in Italia si parla sempre troppo poco. I permessi per le esplorazioni petrolifere continuano a essere concessi, le piattaforme a esser costruite, le navi di ricerca a solcare le nostre acque. Ora il ministro Orlando chiede un’analisi all’Ispra su costi/benefici della ricerca di idrocarburi, ma in realtà il ministro non sembra animato da grande determinazione.

Il ministro Orlando ha chiesto all’Ispra una “raccolta organica e ragionata delle informazioni consolidate e disponibili” al fine di definire un quadro quanto più completo possibile sullo stato delle conoscenze in materia e di consentire più accurate e solide analisi dei costi e dei benefici conseguenti. Il ministro ha incontrato a Chieti alcuni sindaci della costa teatina, e proprio nei dintorni si parla della costruzione di una nuova piattaforma, la Ombrina 2.

Orlando ha dichiarato: Fare un parco significa valorizzare un tratto di costa in tutte le forme in cui la valorizzazione va realizzata. Per quanto riguarda ‘Ombrina 2′ ho chiesto un supplemento istruttorio, ho rinviato l’autorizzazione alla commissione per la valutazione dell’impatto ambientale.

05/08/13

I reati ambientali gravi siano classificati come crimini contro l’umanità

La Fondazione Supranational Environmetal Justice Foundation è  attiva a livello internazionale in vista dell’obiettivo di estendere le competenze della Corte Penale Internazionale dell’Aja ai più gravi reati ambientali, denominati come ecocidi, in maniera da poterli giudicare al rango di veri e propri crimini contro l’umanità, e di istituire un Tribunale Penale Europeo dell’Ambiente per rendere omogeneo il contrasto dei crimini e l’applicazione delle pene sul territorio europeo, rendendo inoltre effettiva l’applicazione delle sanzioni.

Reati ambientali
Le 12 storie di disastri ambientali esemplificative delle gravi criticità che derivano all’ambiente e alla salute da una attività umana irresponsabile e disattenta alle esigenze di conservazione dell’ecosistema e degli habitat naturali.

Eccoli i 12 esempi di ecocidio evidenziati dalla SEJF:

1. L’incidente nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986: 65 morti immediate ed oltre 4.000 decessi per tumore nel corso degli anni successivi.

2. Il disastro nucleare di Fukushima dell’11 marzo 2011 che ha portato allo sgombero dall’area contaminata di oltre 110mila persone.

3
. L’attività di sfruttamento delle sabbie bituminose ai piedi delle Montagne Rocciose canadesi che ha distrutto un’area grande quanto la Florida.

31/07/13

Ambiente: le foto del disastro petrolifero in Thailandia


Petrolio thailandiaC'è un solo colore nelle immagini che Greenpeace ha commissionato al fotografo Roenggrit Kongmuang e che documentano le operazioni di ripulitura della spiaggia di Ao Phrao a Ko Samed, nella provincia thailandese di Rayong: il nero.

Dopo il disastro petrolifero avvenuto sabato nel Golfo di Thailandia soccorritori, volontari locali e personale della PTT Global Chemical hanno raggiunto una delle spiagge più ambite dal turismo internazionale per avviare le operazioni di ripulitura. Sono oltre 50 mila i litri di petrolio greggio che si sono dispersi in mare, 20 chilometri a sud est della zona industriale di Map Ta Phut, per una perdita da un oleodotto operato dalla PTT Global Chemical Public Company. È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell'Artico. E come nel Mediterraneo: le nostre coste sono assediate da decine di richieste per la ricerca di poche gocce di petrolio che all'Italia basterebbero per poche settimane. Ma un disastro, anche modesto, in poche ore causerebbe un danno che le foto thailandesi documentano benissimo. In Italia, Greenpeace ha già scritto al ministro dell'Ambiente per informarlo delle minacce delle trivellazioni in arrivo, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

26/07/13

Il Polo Nord si scioglie: ecco il lago in cima al mondo

Se qualcuno non crede al global warming farebbe bene a guardare il video e le foto che pubblichiamo: quello che vedete è il Polo Nord ed è ormai diventato un lago. La foto fa parte di un time lapse messo in rete dal North Pole Environmental Observatory, un gruppo di ricerca finanziato dalla National Science Foundation statunitense  che monitora lo stato del ghiaccio marino artico dal 2000.

Il lago poco profondo ha cominciato a formarsi il 13 luglio, dopo un mese particolarmente caldo, che ha visto le temperature salire ad 1 – 3 gradi sopra la media. Il Polo Nord non si è completamente sciolto, tra il lago e  l’Oceano Artico c’è ancora uno strato di ghiaccio, ma anche questo si sta assottigliando e il nuovo lago “Polo Nord” sta diventando sempre più profondo.

Queste immagini sono un monito drammatico sul fatto che il cambiamento climatico è reale e che l’Artico si sta radicalmente trasformando, con conseguenze ambientali e climatiche su tutto il pianeta. In realtà, il Lago Polo Nord si forma ormai ogni anno dal 2002, ma quest’anno è a perdita d’occhio e probabilmente ha allagato anche la casa di Babbo Natale.

Nonostante gli ecoscettici  dicano che il global warming è una truffa di scienziati comunisti, il ghiaccio nell’Artico si sta ritirando a ritmi sempre più vertiginosi, il mitico Passaggio a Nord Ovest è ormai aperto e navigabile nei mesi estivi e russi e cinesi percorrono rotte artiche siberiane irraggiungibili fino a pochi anni fa. I Russi e le multinazionali degli idrocarburi affilano le trivelle mentre lo scioglimento dei ghiacci apre l’accesso a nuovi giacimenti di petrolio e gas e scalda la bomba ambientale/climatica degli idrati di metano.

23/07/13

Efficienza e risparmio energetico: la via alla sostenibilità

Al 2035, la domanda globale di energia aumenterà di oltre il 30%, con un conseguente incremento di CO2 in atmosfera. Una via di salvezza è investire sul risparmio energetico: aiuterebbe a tagliare almeno un quinto dei consumi mondiali


Efficienza energetica: una strada obbligata
Nell’ultimo World Energy Outlook 2012 l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) ha stimato che, al 2035, lo sviluppo delle politiche di efficienza potrebbe portare a una riduzione dei consumi energetici pari a un quinto del loro totale. E a un calo delle emissioni di almeno un terzo, da qui al 2025, legato a un decremento della domanda mondiale. Questo, a patto che vengano fatti investimenti e rimosse barriere di mercato e procedure burocratiche scoraggianti. L’Agenzia, infatti, spiega chiaramente che nonostante la crescita di fonti di energia a basso contenuto di carbonio, i combustibili fossili restano dominanti nel mix energetico mondiale. E la domanda globale di energia, da qui al 2035, sembra destinata ad aumentare di oltre un terzo, con Cina, India e Medio Oriente che assorbono il 60% della crescita. Così come aumenteranno le emissioni e la temperatura media mondiale, nel lungo termine prevista di in crescita di 3,6 gradi centigradi. L’efficienza energetica è dunque una scelta importante e, di fatto, obbligata. Tanto che grandi potenze mondiali si cominciano a porre obiettivi ambiziosi in questo senso. La Cina, per esempio, entro il 2015 dovrebbe ridurre del 16% la sua intensità energetica, gli Stati Uniti hanno adottato nuovi standard di efficienza per ottimizzare il consumo di carburanti, l’Unione Europea ha messo in campo la road map al 2020 e al 2050, con obiettivi ambiziosi a lunghissimo termine  come la riduzione di emissioni di gas a effetto serra di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990.

18/07/13

Wwf: "Trivelle nello Stretto: rischi esplosivi

Nell'ambito della campagna "Sicilia: il petrolio mi sta stretto", il wwf  ha chiesto alla commissione tecnica competente del Ministero dell'Ambiente di bocciare i progetti di ricerca di idrocarburi che Eni e Edison hanno presentato nel Canale di Sicilia, attualmente al vaglio della Commissione Valutazione di impatto Ambientale. 

Questi nuovi progetti si sommano ai due permessi di ricerca già concessi alle stesse compagnie in area contigua e a altri sette titoli minerari tra istanze, permessi e concessioni che pure insistono nel Canale di Sicilia, un'area ricchissima di biodiversità, di turismo, ma anche di vulcani sottomarini tuttora attivi e considerata ad alto rischio sismico: tutti elementi che rendono i potenziali impatti delle trivelle davvero "esplosivi", certamente incompatibili con il delicato equilibrio ecologico e geologico della zona. Per questi motivi, al di là dei pareri tecnici, il WWF chiede al ministro dell'Ambiente Andrea Orlando di esprimersi contro questo velleitario rilancio delle produzioni nazionali di idrocarburi che stanno mettendo a serio rischio i nostri mari.

Il Canale di Sicilia è un'area estremamente ricca dal punto di vista ambientale  vi nuotano delfini, balenottere, mante mediterranee, aquile di mare, squali, tonni, pesci spada e tartarughe marine  e riveste un'importanza strategica per l'intero Mediterraneo. Per proteggerla il WWF ha lanciato la campagna "Sicilia, il Petrolio mi sta stretto", uno spazio di attivazione della cittadinanza per scongiurare e discutere la minaccia delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, con una speciale petizione online su wwf.it/ilpetroliomistastretto  da oggi promossa anche dalla piattaforma globale change.org che per tutta l'estate raccoglierà firme per chiedere di fermare le trivelle e per l'istituzione di un'area protetta a Pantelleria, isola vulcanica vero gioiello del Mediterraneo, nonché unica isola non ancora tutelata nello Stretto di Sicilia. Da anni Pantelleria è in attesa di divenire un'area protetta, rientrando tra le zone di particolare pregio ambientale e culturale e oggi è più che mai minacciata da nuovi progetti di piattaforme petrolifere off shore.

Bollette luce e gas troppo care, è colpa dei combustibili fossili

La spesa energetica in Italia cresce a causa della elevata dipendenza dal petrolio e della presenza di costi occulti nelle bollette luce e gas.

Non sono gli incentivi alle rinnovabili che in Italia rendono le bollette di luce e gas più care a parità di consumi rispetto al resto d'Europa. È questa la conclusione cui è giunta la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con un Rapporto, intitolato "I costi dell’energia in Italia", da cui è emerso come l'energia in Italia costi in media il 18% in più rispetto all'Europa a causa dei combustibili fossili e delle tante voci di costo in bolletta che sono occulte.

E così, nonostante la contrazione dei consumi energetici legata anche alla recessione economica (sperimentata purtroppo da tutti gli operatori, da Sorgenia a Edison), nel 2012 la spesa energetica in Italia ha fatto registrare un incremento del 10% trainato dall'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi. Il costo più alto lo scorso anno per l'energia è stata quello relativo al gas, mentre i costi per i consumi di energia elettrica pesano maggiormente sulle casse delle imprese.

15/07/13

Picco del petrolio, sì o no? Un po’ di chiarezza in un mare di confusione

Quando pubblicava il suo romanzo Il mondo nuovo nel 1932, Aldous Huxley era preoccupato di un futuro in cui il potere non si sarebbe più preoccupato di nascondere la verità, semplicemente l’avrebbe resa irrilevante in un mare di banalità. Huxley ha avuto ragione su molti punti, e uno di questi è il diluvio di dati che ci arrivano addosso quotidianamente e che rendono quasi impossibile farsi un’idea di quello che sta veramente succedendo; a meno che uno non abbia speso tempo e studio per capire bene come funziona un particolare settore.

Questo è quello che si sta verificando per il picco del petrolio, con il pubblico che si trova a essere sommerso da un diluvio di dati contraddittori: picco sì, picco no; America importa, America esporta, c’è la rivoluzione del gas di shale, no c’è la bolla finanziaria del gas di shale. Un ulteriore contributo a questo diluvio di dati arriva in questi giorni con un rapporto scritto da Adam Brandt e altri, del quale anche greenreport.it si è già occupato.

Brandt è un ricercatore serio e competente, che si occupa di picco del petrolio da molti anni. Qui, tuttavia, devo dire che lui e i suoi collaboratori sono riusciti ad aumentare ulteriormente, e non di poco, la confusione imperante. Infatti, si sono messi a parlare di “picco della domanda” che molti lettori hanno inteso come qualcosa di diverso dal picco del petrolio. Ma che cos’è esattamente questo “picco della domanda”?

12/07/13

Nel 2035 il picco della domanda di petrolio. Ricercatori Usa: «Niente panico»

Ma gli autori precisano «Se avete a cuore l'ambiente, dovreste preoccuparvi di dove stiamo ottenendo combustibili»

Secondo lo studio Peak Oil Demand: The Role of Fuel Efficiency and Alternative Fuels in a Global Oil Production Decline pubblicato su Environmental Science & Technology da 4 ricercatori della Stanford university e dell’università di California – Santa Cruz (Ucsc), i timori di esaurire i rifornimenti petroliferi del mondo sono ingiustificati, e il picco del petrolio sarà più che ammortizzato dal calo della domanda di greggio. Lo studio prevede la domanda globale di petrolio ogni cinque anni fino al 2100, con una varietà di scenari di crescita economica, popolazione, guadagni di efficienza e di sostituzione del combustibile.

I diversi studi che pronosticano come imminente il “picco del petrolio” a causa della scarsità di risorse fisiche, con scenari che vanno da un calmo sviluppo delle alternative ad una rapida carenza che porterà al panico economico ed a disordini sociali, sono contestati da questo studio statunitense perché presumono che un mondo sempre più ricco utilizzerà subito tutto il petrolio estratto dal sottosuolo e dai fondali marini. «Invece dicono i ricercatori il legame storico tra crescita economica e consumo di petrolio si sta spezzando e continuerà a farlo, a causa dei limiti di consumo da parte dei ricchi, di una migliore efficienza del carburante, dei carburanti alternativi a prezzi più bassi e della rapida urbanizzazione della popolazione mondiale».

Secondo il principale autore dello studio, Adam Brandt del department of energy resources engineering, della Stanford University «C’è una sovrabbondanza di preoccupazione per l’esaurimento del petrolio e si focalizza abbastanza attenzione sui sostituti del petrolio convenzionale ed altre possibilità di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio».

11/07/13

Spettacolare scalata del grattacielo più alto d'Europa per salvare l'Artico

Un gruppo di artisti e attivisti di Greenpeace hanno iniziato questa mattina a scalare lo Shard, il grattacielo più alto d'Europa, disegnato da Renzo Piano per ricordare una lama di ghiaccio.

Se le sei donne (provenienti da Polonia, Svezia, Olanda, Canada, Belgio e Gran Bretagna) raggiungeranno la cima, cercheranno di appendere un'opera d'arte che esalta le meraviglie dell'Artico. La scelta del grattacielo Shard non è casuale, perché domina i tre uffici londinesi della Shell, un'azienda che sta investendo miliardi per trivellare l'Artico alla ricerca del petrolio, sia in Alaska che in Russia. Su www.savethearctic.org più di 3 milioni hanno già chiesto all'azienda di abbandonare questi piani, ma la Shell è decisa ad andare avanti. Le climber di Greenpeace hanno delle telecamere sugli elmetti dalle quali stanno trasmettendo in diretta immagini dell'ascesa: www.iceclimb.savethearctic.org. Se riusciranno ad appendere l'opera dedicata all'Artico, questa sarà la più importante installazione d'arte da quando Philippe Petit camminò su un filo tra le Due Torri del World Trade Center, a New York, nel 1974.

10/07/13

Energie pulite sotto assedio

Le rinnovabili elettriche, ma anche quelle termiche, stanno subendo da più fronti un attacco serrato che punta a bloccare una loro ulteriore espansione. Si accusano di pesare troppo sulle bollette, ma in realtà si teme la crescente competizione di nuovi attori, quei 3-4 milioni di cittadini e imprese che utilizzano energia da impianti fotovoltaici. Urgente una ristrutturazione del sistema elettrico.

Come un lento brontolio di fondo che si allarga nello spazio, così l’attacco alle fonti rinnovabili acquista un vigore mai avuto. Il loro peccato è quello di essere cresciute troppo in fretta, in maniera scomposta e, soprattutto, di minacciare un’ulteriore espansione. L’aggressione riguarda sia le rinnovabili termiche che, in modo più acceso, le rinnovabili elettriche. Vanno crescendo le forze che ritengono che gli incentivi vadano drasticamente contenuti e che addirittura si debba intervenire con misure retroattive, un’azione incostituzionale che lederebbe la credibilità internazionale del nostro Paese.

Le motivazioni addotte sono due: un costo eccessivo delle bollette per gli utenti finali e l’impatto sui profitti delle aziende energetiche in difficoltà per il calo della domanda e per la competizione di nuovi attori, come i 3-4 milioni di cittadini e imprese che utilizzano energia dagli impianti fotovoltaici installati sui loro tetti.

Ecco dunque un crescendo di attacchi, partendo da articoli beceri e disinformati, passando dal pamphlet del presidente di Assoelettrica, Chicco Testa (cui ha validamente risposto l’e-book scaricabile gratuitamente “Rinnovabili: chi vuole uccidere la verità” di FREE), sino ad arrivare alle incredibili due pagine titolate “Sos Terra: dal fallimento del solare al clima che cambia” pubblicate sul Corriere il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, dove - oltre a parlare in maniera spudorata e faziosa dell’elettricità verde - si arriva a dire sul clima che «sul breve, un grado medio in più avrà probabilmente effetti benefici, almeno in alcune aree del mondo».