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11/05/14

Cassino, 20 anni di sversamenti illegali. Chiusa area di 10mila metri quadrati


Pochi giorni fa l'amministrazione è stata costretta a recintare una intera area inquinata da decenni di smaltimenti illegali di rifiuti. Due inchieste sono finite nel nulla per prescrizione dei reati. E bonificare costa sempre di più

Raccontano gli anziani di Cassino che durante la guerra il fiume Gari diventava rosso. Erano le vittime dei combattimenti, dei bombardamenti, dello scontro feroce tra alleati e tedeschi. Dopo decenni le acque dei canali che attraversano la zona agricola di Nocione, alle porte della città, sono tornate rossastre, cupe. E’ il residuo che sgorga dalle terre avvelenate della provincia di Frosinone, eredità di una gestione dei rifiuti che per anni ha violentato l’ambiente. Suoli contaminati dimenticati, mai apparsi nelle cronache nazionali dei traffici, a cavallo tra il Lazio e la Campania, dove i trafficanti hanno agito senza grandi problemi.

19/09/13

Incidente di livello 1 a centrale Tricastin: trizio nella falda

I Verdi chiedono la chiusura urgente dell'impianto «ancestrale e pericoloso». L'Authority sul nucleare: «Più sorveglianza»

Trizio nella falda sotto la centrale nucleare francese di Tricastin. La presenza anormale di trizio (un isotopo dell'idrogeno), tra i principali radionuclidi emessi dai reattori nucleari, è stata segnalata martedì nelle falde sotterranee della centrale atomica di Tricastin. L'incidente è stato classificato di livello 1 in una scala che va da zero a sette (il massimo). L'attività del trizio riscontrata sotto i reattori 2 e 3 (180 becquerel/litro) è dodici volte superiore alla media, ma 60 volte inferiore alla quantità massima ammessa dall'Organizzazione mondiale della sanità.

29/08/13

Fukushima: allarme 3 per la fuoriuscita di acqua radioattiva

Nuove tensioni a Fukushima, dove la fuoriuscita di 300 tonnellate di liquido radioattivo ha portato la Nuclear Regulation Authority a lanciare un allarme di livello compreso tra 1 a 3. Ne danno notizia le agenzie di stampa giapponesi, ricordando che il livello 3 corrisponde a “incidente grave” e richiamando la Tepco, che gestisce l’impianto.

La scorsa settimana, appena accaduto l’incidente, la gravità dell’accaduto venne fermata al livello 1, ovvero semplice anomalia, ma oggi la perdita radioattiva viene riconosciuta come livello 3.  Riconosciuta la gravità dell’incidente accaduto a Fukushima la scorsa settimana il Governo giapponese aiuterà le operazioni di decontaminazione delle acque radioattive.

Per affrontare l’emergenza il Governo giapponese ha messo a disposizione i fondi di bilancio statali che saranno impiegati per la decontaminazione della acque. Il processo, per una spesa di circa 3,5 miliardi di dollari, avrebbe dovuto gestirlo la Tepco ma passerà nelle mani del Governo per affrettare le manovre e contenere i danni.

28/08/13

Greenpeace, in Cina fino a 16.000 morti per centrali carbone

Rivelazione mette in discussione apertura 22 nuovi impianti

Le emissioni provenienti da nuove previste centrali a carbone nella provincia del Guangdong potrebbero causare la morte di 16.000 persone nei prossimi 40 anni. A rivelarlo è una ricerca commissionata da Greenpeace a Andrew Gray, un consulente privato americano esperto in qualità dell'aria. La scioccante rivelazione ha rimesso in discussione per la provincia l'apertura dei 22 nuovi impianti, dei quali la metà sono già in costruzioni e l'altra metà in fase di progettazione, tornando alla vecchia politica del 2009 che prevedeva l'alt all'apertura di nuovi impianti nella zona del Delta del fiume delle Perle. Nel solo 2011 ci sono state 3600 morti riconducibili all'inquinamento da emissioni provenienti dai 96 impianti già operativi nella provincia del Guangdong e a Hong Kong, e 4000 casi di asma infantile. Ma non tutti sembrano d'accordo sull'ipotesi di bloccare i nuovi impianti."

Che dovrebbe fare il Guangdong?  ha scritto sul suo microblog Yu Yang, uno studente della Stanford University che si occupa di ricerche sulle politiche ambientali - trasportare elettricità dalla zona sud occidentale del paese?". Yang ha anche aggiunto che una tale ipotesi creerebbe più inquinamento e danni per l'ecologia locale. Altra ipotesi sarebbe quella di fare ricorso all'energia nucleare, ma la stessa Greenpeance ha portato avanti campagne contro l'energia nucleare sollevando questioni di sicurezza.

Delle ipotetiche 16.000 morti che si verificherebbero nei prossimi 40 anni, i due terzi avverrebbero per ictus e il resto per cancro al polmone e per malattie cardiache. L'inquinamento provocherebbe anche 15.000 nuovi casi di asma e 19.000 casi di bronchite cronica.

 (Ansa)

18/07/13

La Regione Lazio non vuole più la centrale nucleare. Voto unanime per accelerarne lo smaltimento

La decisione di chiudere la centrale nucleare di Borgo Sabotino, la prima costruita in Italia, è del 1987, ma la presentazione del primo progetto di smantellamento è di fine 2003, ma ci sono voluti 40 anni esatti dalla sua entrata in funzione, per avviare davvero la sua dismissione.

Ora finalmente il Consiglio regionale del Lazio, approvando la mozione che ha come prima firmataria la consigliera Cristiana Avenali, ha fatto un importante passo in avanti verso la definitiva fine dell’avventura nucleare nella regione, sancita dal Referendum del 2011.

In una nota si spiega che «Ed è stata concordata una tempistica per cui l’assessore Refrigeri, grazie ad una delibera pronta che ricalca la mozione e che porterà all’approvazione della Giunta, fissa 6 mesi di tempo perché si riferisca dei lavori in Consiglio».

La centrale nucleare di Latina ha prodotto energia dal 1963 al 1986. Il combustibile radioattivo esaurito in uscita dal processo è stato avviato all’estero per il riprocessamento negli anni ’90, e dal 2006 la Sogin ha iniziato il processo di bonifica ambientale dell’impianto. Da allora, poco o niente si è saputo sui  tempi di riprocessamento delle scorie e di rientro ai siti di produzione e sui livelli di contaminazione delle aree di localizzazione degli impianti.

Nuovo incidente a Fukushima Daiichi, ma Tepco e governo vogliono riaprire due centrali nucleari Il prototipo del reattore autofertilizzante Monju costruito su falde sismiche attive?

La Tokyo Electric Power  (Tepco), che gestisce il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dopo gli accumuli di acqua fortemente radioattiva dei giorni scorsi ha segnalato una perdita di vapore da una piscina di stoccaggio di dispositivi e apparecchiature rimossi dal reattore prima del disastro, nell’ambito delle normali operazioni di manutenzione, nel quinto livello dell’edificio del reattore 3 (nella foto), il cui tetto venne spazzato via da un‘esplosione di idrogeno dopo la catastrofe nucleare. Il nuovo problema è stato scoperto alle 8, 20 ora del Giappone grazie ad una telecamera di sorveglianza. La Tepco assicura che gli strumenti di misurazione non hanno mostrato cambiamenti nella dell’edificio disastrato.

Secondo l’utility non è «Una situazione di emergenza», ma è sicuramente l’ultimo di una catena infinita di eventi che dimostrano quanto sua precaria e pericolosa la situazione della centrale colpita dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 201.

Un portavoce della Tepco sentito dall’Afp ha ammesso che «Il vapore è stato visto in tutto il quinto piano dell’edificio del reattore 3. Sta galleggiando in  sottili volute  nell’aria e non è come una grande colonna di vapore è che sgorga verso l’alto. Né la temperatura del reattore, né i dati dei siti di controllo delle radiazioni sono aumentati. Non crediamo che sia in atto una situazione di emergenza è scoppiata anche se stiamo ancora indagando su cosa abbia causato tutto questo». Secondo la Tepco il vapore potrebbe essere stato prodotto da una forte pioggia che ha investito l’edificio del reattore 3.

La Tepco ha confermato che il  reattore alle 9,20 era rimasto a livello “subcritical”, un’ora dopo l’avvistamento del vapore e che i “liquidatori” di Fukushima Daiichi stanno continuando a pompare acqua nel reattore e nella vasca del combustibile esausto per consentirne il raffreddamento, inoltre sarà misurata la radioattività della polvere e nell’aria dell’edificio 3.

08/07/13

Nell’Artico spunta l’isola nucleare per i rifiuti radioattivi russi

Bellona: «Parco di divertimenti o un borgo da favola del nucleare?»

Isola Nucleare  

Una cosiddetta “isola nucleare” è stata ricavata a Murmansk, nel porto dei rompighiaccio russi di Atomflot, per concentrarci tutto il combustibile nucleare esaurito potenzialmente pericoloso e per stoccare le scorie radioattive solide, consentendo una maggiore sorveglianza e di esporre a minori dosi di radiazioni i lavoratori. Alexei Pavlov, dell’Ong ambientalista russa/norvegese Bellona, spiega che «La nuova area comprende nuovi sistemi di sicurezza, controllo delle radiazioni, ventilazione aggiuntiva ed accesso molto più limitato al personale. “L’isola nucleare” comprende anche un complesso tecnologico, un sistema di stoccaggio container-type per le scorie radioattive e un edificio a terra con un sistema di acquedotto. Il progetto, costato 9 miliardi di rubli (271 milioni dollari) è finanziato all’85% da investitori stranieri».

Il vicedirettore di Atomflot, Mustafa Kashka, ha detto ai giornalisti che «Attualmente, tutto il lavoro sui vecchi materiali a livello radioattivo basso e medio, che abbiamo stoccato per decenni, è completato. Il contenuto di più di 650 vecchi container di metallo che erano a vari stadi di abbandono è ora stato trasferito nei container in cemento armato, che verranno spediti alla ex base navale di Sayda Bay. Atomflot ha anche la capacità di trattare scorie radioattive solide e combustibili. Quest’anno sarà completata la costruzione di un sito basato a riva per lo scarico del combustibile nucleare esaurito dalle navi, il che renderà superfluo il lavoro della nave di servizio “Lotta”, altamente irradiata. Ci sono elevate speranze che il carburante nucleare esaurito ospitato sul “Lotta” venga trasferito nello stoccaggio a terra il prossimo anno».

24/06/13

Venezia, un tribunale per i reati ambientali. Ecco i 12 disastri accusati di ecocidio


La città della laguna si candida a diventare la sede del diritto internazionale sull'ambiente. Intanto al convengo che lancia l'iniziativa, si discute dei casi più noti da Bhopal e Fukushima, al massacro delle foreste indonesiane, passando per la montagna di piombo che avvelena gli abitanti di Abra Pampa, in Argentina dal nostro inviato 
ANTONIO CIANCIULLO

VENEZIA - Dai casi più noti, come Bhopal e Fukushima, al massacro delle foreste indonesiane, passando per la montagna di piombo che avvelena gli abitanti di Abra Pampa, in Argentina. E' un elenco di 12 disastri ambientali accomunati dall'accusa di ecocidio. Viene discusso oggi al convegno "Ambiente e salute: verso una giustizia globale", organizzato a Venezia che si candida a diventare la sede del diritto internazionale sull'ambiente. "Sono maturi i tempi per estendere le competenze della Corte penale internazionale dell'Aja ai reati ambientali più gravi e per creare il Tribunale penale europeo dell'ambiente, in modo da rendere omogenea e più efficace la battaglia contro questi crimini), spiega Antonino Abrami, presidente della Fondazione Sejf (Supranational Environmental Justice Foundation) e promotore dell'iniziativa.

20/06/13

Energia e innovazione, investimenti Italia in fondo alla classifica dei Paesi sviluppati

Scarsa propensione alla brevettazione. Tra i primi nell’Ue per import/export di tecnologie energetiche

Oggi l’Istituto per la Competitività (I-Com), un think tank che analizza la competitività dell’Italia nel contesto politico-economico internazionale, ha presentato a Roma il suo “Rapporto 2013 sull’ Innovazione Energetica”,  curato da Franco D’Amore e Massimo La Scala e realizzato in collaborazione con Abb Italia, Asso elettrica, Cnr, Enea, Enel, Eni, Rse e Terna. Il rapporto evidenzia «Un vero e proprio boom di investimenti nella ricerca energetica nel mondo: nel 2011, la spesa in R&S in campo energetico è cresciuta ad una velocità tripla rispetto alla media (+34,3% contro un +6,1% complessivo degli altri settori). Un incremento riconducibile al ruolo decisivo del settore pubblico e al grande volume di investimenti alimentato dalla Cina (37,4 miliardi di dollari nel 2011)»

31/05/13

Nuovo scandalo nucleare in Corea del Sud: certificati di sicurezza fasulli

Off-line 10 reattori nucleari su 23, estate a rischio blackout

La Corea del Sud ha annunciato  lo slittamento della costruzione di due reattori nucleari e il ritardo dell'avvio delle operazioni in altri due, dopo che i suoi ispettori hanno scoperto che i reattori utilizzavano  componenti i cui certificati di sicurezza erano falsi.

Come dice Justin McKeating di Greenpeace International,   «Uno dei fattori che definiscono l'industria nucleare è il suo rifiuto di imparare le lezioni del passato. Si  è costruita una pessima reputazione per quanto riguarda la reputazione, la trasparenza e la fiducia dell'opinione pubblica nell'industria, sono state  massicciamente intaccate da scandali e incidenti ripetuti. La Corea del Sud ne è un ottimo esempio».

Infatti, l'industria nucleare sudcoreana, che viene presentata come una tra le più sicure del mondo (proprio come prima di Chernobyl e Fukushima quella sovietica e quella giapponese), negli ultimi anni ha subito una serie di arresti forzati e guasti tecnici  nelle sue centrali ed è stata colpita da una serie di scandali  per corruzione, minando la fiducia dell'opinione pubblica  nell'energia atomica, proprio mentre, con la scusa dell'abbattimento dei gas serra, il governo prevede di aumentare la già alta dipendenza del Paese dall'elettricità atomica.