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30/05/14

Ambiente:politiche riduzione CO2 utili anche per altri inquinanti


Regole forti per ridurre le emissioni di anidride carbonica di impianti industriali potrebbero ridurre notevolmente anche gli inquinanti che possono essere dannosi per le persone e per l'ecosistema.

A dirlo è un nuovo studio delle universita' di Syracuse e Harvard che mostra il potenziale per una riduzione di oltre 750mila tonnellate di altri inquinanti atmosferici dannosi in tutti gli Stati Uniti. I ricercatori hanno mappato i benefici potenziali per l'ambiente e per la salute umana dell'applicazione severa degli standard alle centrali elettriche a carbone.

12/01/14

E' olandese il padre della gerarchia di gestione dei rifiuti

Compie ottanta anni quest'anno l'olandese Ad Lansink, un tempo professore e parlamentare, che nel '79 ha lanciato la gerarchia di gestione dei rifiuti. E' difficile che lo si conosca al di fuori del suo paese natale.

Eppure, quasi tutti coloro che bazzicano nel settore dei rifiuti si sono imbattuti nel suo lavoro che ha contribuito a plasmare lo sviluppo delle politiche di gestione dei rifiuti per oltre 30 anni in Europa, e non solo.

La "scala di Lansink" : uno strumento per pensare i rifiuti.
Lansink definisce un ordine preferenziale nella gestione dei rifiuti che vede al primo posto l'opzione più rispettosa per l'ambiente e all'ultimo posto la più dannosa. Concretamente la produzione di rifiuti va evitata attraverso tutte le possibili azioni di prevenzione.

Quanto va necessariamente prodotto, tra beni durevoli o imballaggi, deve poter essere riutilizzato e riciclato a fine ciclo di vita. L'incenerimento con recupero di energia e lo smaltimento in discarica sono le opzioni da evitare e ridurre il più possibile.

12/11/13

Dal riscaldamento globale i cicloni piu catastrofici

La crescita del gradiente termico tra superficie marina e l'area superiore delle tempeste genera venti con forza distruttiva

Le catastrofi naturali come conseguenza del cambiamento climatico, alla luce del devastante tifone
che ha investito le Filippine provocando oltre 10 mila vittime, sono il tema dominante della conferenza internazionale sul clima che, sotto l'egida delle Nazioni Unite, e' in svolgimento a Varsavia. Ma quanto
effettivamente il riscaldamento del pianeta incida sulla formazione di questi fenomeni catastrofici è materia di dibattito tra gli scienziati del clima e di questi non pochi sostengono la non correlatività tra aumento delle emissioni di gas a effetto serra a singoli eventi meteorologici estremi.

Krishna Kumar Kanikicharla, come riporta il sito d'informazione europea Euractiv, un autore senior per il Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (IPCC), ha detto
che il numero complessivo dei cicloni tropicali in questo secolo può declinare ma l'intensità dei venti che caratterizzano ogni singolo fenomeno potrebbe invece aumentare significativamente. 

11/11/13

Il riscaldamento globale sommergerà Ferrara

"L'unica cosa fattibile per evitare disastri è cambiare direzione sui gas serra"

Il mare a Parma e Modena, tagliando diagonalmente la pianura padana, con l’Appennino a fare da divisore tra l’Adriatico e il Tirreno, similarmente a quanto già si può trovare tra l’Aspromonte e il Fullone, con le montagne calabresi a dividere a metà un limbo di terra con due coste a meno di quaranta chilometri di distanza. E il Castello Estense giù, a qualche centinaio di metri di profondità, a fare compagnia a piazza San Marco e al Colosseo.

È quanto il National Geographic prospetta accadrebbe se tutti i ghiacci del mondo si sciogliessero e andassero quindi ad innalzare il livello del mare. E in quel caso, secondo la mappa interattiva, non ci sarebbero speranze per le valli di Comacchio e per tutta la provincia, e un bel po’ di aree costiere e non in Italia e nel mondo, anche.

“A partire dal prossimo secolo, se non prima scrive il mensile statunitense, un grande numero di persone dovrà abbandonare le aree costiere della Florida e di altre parti del mondo. Alcuni ricercatori temono un’invasione di rifugiati climatici”. Secondo la rivista, l’intero processo di scioglimento di tutto il ghiaccio presente sul globo terracqueo che è parecchio, circa otto milioni di chilometri quadrati dovrebbe avvenire in circa cinquemila anni, ma la continua immissione di inquinanti nell’atmosfera ne sta velocizzando il fenomeno. Se anche la gravità del fenomeno rispetto ai tempi può sembrare un po’ troppo marcata, l’esito purtroppo non lo è.

03/11/13

Alimentare i forni a plastica? Non tutti sono d’accordo

Dal trattamento di alcune tipologie di rifiuti si realizza il Css, utilizzato in cementifici e impianti termoelettrici

Sedie, bottiglie, tessuti, tappetini per le auto e anche combustibile. Dal riciclo della plastica si possono ottenere tutti questi prodotti. E grazie allo sviluppo della tecnologia se ne possono recuperare quantità sempre maggiori, evitando che finisca in discarica o negli inceneritori. Per molti anni l’idea dell’utilizzo di residui e rifiuti come combustibili è stato oggetto di dibattito a livello normativo e istituzionale. Oggi, secondo quanto stabilito da diversi decreti ministeriali, di cui i due più recenti del 2013 sono il n.22 del 14 febbraio e il n.77 del 20 marzo, dal trattamento di alcune tipologie di rifiuti si può produrre il combustibile solido secondario (Css).

CSS - A Montello, in provincia di Bergamo, sono già all’opera. «Ogni anno qui arrivano 120 mila tonnellate di plastica», dice Roberto Sancinelli, presidente della Montello Spa. «Il 75% lo trasformiamo in materia prima-seconda, che viene poi riutilizzata per fare nuovi manufatti, il 25% diventa Css». Questo prodotto può essere utilizzato negli impianti termoelettrici o nei cementifici in parziale sostituzione di combustibili come il carbone fossile o il pet coke derivato dal petrolio. «L’utilizzo del Css è circoscritto a impianti con tecnologie di depurazione e combustione dei fumi in possesso di autorizzazione integrata ambientale (Aia) e di alcune certificazioni che attestano il soddisfacimento di requisiti di eccellenza ambientale», spiega Elena Collina, ricercatrice di chimica dell’ambiente al dipartimento di scienze dell’ambiente e del territorio e di scienze della Terra all’Università degli studi di Milano–Bicocca. «Il Css deve soddisfare gli stessi parametri ambientali degli inceneritori di rifiuti urbani. E in Italia i limiti sono ben più restrittivi rispetto ad altri Paesi europei. Siamo al solito paradosso, per cui esportiamo derivati dai rifiuti salvo poi importarli in un secondo momento sotto forma di energia», sottolinea Giancarlo Longhi, presidente di Coripet, il consorzio per il riciclo delle bottiglie in Pet.

Strade sempre illuminate con lo spray agli ultravioletti

Starpath assorbe i raggi ultravioletti durante il giorno ed emette luce durante la notte. Ed è eco-sostenibile

Non molto tempo fa si era parlato di un prototipo di autostrada intelligente progettato in Olanda, lo scorso 17 ottobre è stato invece presentato in Inghilterra un sistema simile di copertura delle strade dalla società britannica Pro-Teq Surfacing Uk. Il nome è esemplificativo: Starpath, infatti, è uno spray impermeabile che assorbe i raggi ultravioletti durante il giorno ed emette luce durante la notte, grazie a un composto fosforescente mescolato in una sostanza elastomerica.

Risparmio - Starpath si può applicare sopra ogni superficie come per esempio asfalto, cemento, legno e si propone come alternativa per l’illuminazione stradale notturna e quindi come possibilità di risparmio energetico per le amministrazioni locali e nazionali. Starpath è attualmente in fase di sperimentazione al parco Christ’s Pieces di Cambridge, dove sono stati ricoperti 150 metri quadrati di asfalto con questo materiale. Si tratta della prima prova pratica dopo un lungo periodo di test in laboratorio per calibrare miscelazione e tecniche di applicazione. Il risultato è un prodotto conveniente sia da installare sia da mantenere perché non necessita l’eliminazione della superficie già esistente, riducendo così costi di rimozione e smaltimento: una volta che l’aggregato è stato spruzzato, basta applicare una mano di finitura per garantirne l’impermeabilità e la longevità.

31/10/13

L’onda lunga delle invenzioni verdi

Al recente Maker Faire di Roma, l’evento dedicato agli innovatori, si scopre che in tanti inventano e creano guardando alla sostenibilità

La tecnologia va guardata da vicino, per capire che non è cosa facilmente archiviabile come “materia da nerd”. Ne sono la prova i tanti progetti e prototipi rivolti all’ambiente che si sono messi in mostra nel corso del Maker Faire Rome, l’evento dedicato agli innovatori che si è svolto i primi di ottobre a Roma. Un posto nel quale scoprire che anche una stampante 3D può guardare alla sostenibilità.

I progetti degni di nota sono molti, alcuni prototipi in cerca di aiuto per entrare sul mercato, altri già in commercio.

"Aretha" è un pannello solare per la produzione di acqua calda. E sai che novità, dirà qualcuno. Ciò che la differenzia dagli altri è che si tratta di una macchina che ognuno può costruirsi da solo con materiali di recupero. Quella che Paolo Bonelli mostra, per esempio, ha al suo interno il vecchio radiatore di un’auto. E non serve molto altro in realtà, se non un bel serbatoio, anche di esso di qualsiasi materiale, purché ben coibentato (con paglia compressa, lana di pecora e altri isolanti naturali). Uno dei suoi creatori, Paolo Bonelli, racconta che un paio di modelli sono attualmente attivi a Milano e in un agriturismo nei pressi di Piacenza.

23/10/13

Professioni: chimici, competenze categoria a servizio riqualificazione

"Il Consiglio nazionale dei chimici apprende con piacere l'approvazione alla Camera delle mozioni sulle iniziative di politica industriale volte alla reindustrializzazione e alla riqualificazione dei poli chimici". A dirlo Armando Zingales, presidente del Consiglio nazionale dei chimici. "I chimici italiani prosegue Zingales insistono da tempo affinchè parlamento e governo prendano in considerazione un "piano strategico per la chimica" e intendono mettere a disposizione del Paese le loro specifiche competenze, in sinergia con gli altri soggetti protagonisti del rilancio tra cui industriali, sindacati ed enti locali".

Una disponibilità che si traduce in proposte concrete: "Il Cnc afferma ancora il presidente Zingales ha suggerito puntualmente alcune strategie per l'innovazione e la sostenibilità che possono essere sviluppate ed integrate in piani operativi concreti. Se, però, si resta sul piano delle dichiarazioni di principio e non si coinvolgono coloro che, come i chimici italiani, sono esperti del settore, si rischia di far abortire ogni iniziativa al riguardo". "Il piano per la chimica avverte deve traguardare il
medio lungo periodo, mirando ad uno sviluppo effettivo e sostenibile del settore, in contrapposizione ferma e netta alle posizioni dei finanzieri internazionali che pure posseggono parte della chimica
italiana, che hanno mire ed interessi di brevissimo periodo, senza alcun riguardo nè alla sostenibilità, nè alla stabilità della produzione e dell'occupazione".

(Adnkronos/Labitalia)

19/10/13

Ambiente: Orlando, in Italia si è costruito troppo

"Si deve cercare il modo di evitare rischi in futuro. In Italia si è costruito troppo e in situazioni a rischio. Ho istituito un fondo per demolire tutte le opere abusive fatte in Italia a rischio idrogeologico e stiamo portando avanti una legge contro il consumo del suolo.

Si potrà costruire solo dopo avere riutilizzato il patrimonio edilizio esistente e inoltre è vietato l'utilizzo degli oneri di urbanizzazione per fare cassa, ossia per finanziare la spesa corrente dei comuni". Lo ha detto oggi a La Spezia il ministro per l'Ambiente Andrea Orlando, intervenuto a una tavola rotonda sul rischio sismico, pianificazione dei soccorsi e protezione civile organizzata dalla Prefettura spezzina in collaborazione con il dipartimento nazionale di protezione civile e Regione Liguria.

"Penso che in Italia comunque sia stato già fatto molto negli ultimi mesi continua Orlando come l'estensione dei bonus per la ristrutturazione e l'adeguamento sismico.
Naturalmente non è risolutivo. In particolar modo per il rischio idrogeologico si tratta di ragionare su come intervenire sul dissesto. Molto importante una rimodulazione del patto di stabilità. Le amministrazioni locali spesso hanno le risorse per intervenire ma il patto di stabilita' impedisce la spesa. Solo le regioni hanno 500 milioni di opere gia' cantierabili". Nella citta' ligure si celebra oggi la "giornata provinciale della protezione civile" nella ricorrenza dell'alluvione del 25 ottobre 2011.

(AGI)

08/10/13

Nel "DNA - spazzatura" scoperta la causa di tumori e malattie genetiche

Uno studio con partecipazione dell'Istituto di genetica e biofisica del Cnr, pubblicato su Science, rivela le regioni del genoma che non codificano per proteine varianti con un ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di cancro. Lo stesso approccio potrà essere applicato per identificare mutazioni responsabili di altre patologie.
   
A differenza della regione che codifica proteine, dove si trovano 23.000 geni, la regione non-coding che costituisce il 98% del genoma umano non è ancora ben compresa, tanto che in passato è stata considerata un"DNA-spazzatura". A partire da studi recenti che hanno evidenziato la funzione di questa regione nella regolazione delle proteine, uno studio pubblicato su 'Science' e che conta tra i primi firmatari Vincenza Colonna dell'Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli ha identificato le regioni del genoma che non codificano per proteine rilevanti dal punto di vista funzionale, scoprendone il ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di tumore.

Le regioni del DNA che codificano proteine e contengono geni importanti per la sopravvivenza e la salute umana subiscono una selezione "negativa": la loro variabilità genetica è cioè ridotta affinché la funzione di tali geni si conservi inalterata. "In questa ricerca si è cercato di identificare le regioni non codificanti del genoma definite 'ultrasensitive' dove, così come nelle regioni protein-coding, le mutazioni che risultano dannose vengono rimosse e le mutazioni benefiche subiscono al contrario una selezione "positiva" affinché la loro frequenza aumenti nelle popolazioni", spiega Vincenza Colonna dell'Igb-Cnr. "Tali mutazioni sottoposte a selezione positiva sono molto rare ma hanno effetti importanti: in questo lavoro dimostriamo per la prima volta che alcune di esse si trovano in regioni non-coding centrali per la regolazione genica".

05/10/13

Navi e acque di sentina, dall’Ue un progetto per ridurre la concentrazione degli idrocarburi


Lo scarico dell’acqua di sentina nelle navi mercantili è un’operazione sottoposta a normative rigide dato che queste acque spesso si mescolano con olio e sostanze chimiche tossiche. L’International maritime organisation (Imo) indica che la massima concentrazione di idrocarburi totali nell’acqua di sentina deve essere di 15 ppm per poter essere scaricata in mare aperto.

Molte imbarcazioni sono dotate di separatori acqua/olio per pulire l’acqua di sentina prima che venga scaricata, ma non sempre questi separatori funzionano a dovere a causa della scarsa manutenzione. Di fatto per evitare che sostanze inquinanti possano arrivare a danneggiare gli ecosistemi marini, è necessario ridurre la loro concentrazione nelle acque di scarico.

Questo è l’obiettivo del progetto Oileclear finanziato dall’UE e iniziato nel 2012, che consiste nello sviluppare un’unità di trattamento dell’acqua di sentina completamente automatico, completo e indipendente per navi e piattaforme, in grado di separare l’olio emulsionato dall’acqua attraverso un nuovo progetto di separatore in tre fasi. In base a quanto riporta il bollettino della Commissione europea Cordis, il separatore è costituito da celle auto-sciacquanti a elettrolisi regolabile, e da un’unità di separazione di acque di galleggiamento e di sedimentazione.

04/10/13

Fotovoltaico e rete elettrica, l’integrazione avrà costi contenuti


Il rapporto pubblicato oggi dall’Imperial College di Londra rivela che l’ampia espansione del fotovoltaico in Europa tra il 2020 e il 2030 potrà essere assorbita dall’infrastruttura energetica a costi modesti

L’espansione del fotovoltaico europeo sta ponendo sfide importanti agli operatori del network elettrico. La preoccupazione di non reggere il passo con una crescita apparentemente inarrestabile delle istallazioni fotovoltaiche è legittima ma nel contempo anche sovradimensionata. A rassicurare il settore su quelli che saranno i costi futuri dell’integrazione della fonte solare nell’infrastruttura Ue è il rapporto redatto dall’Imperial college di Londra, parte del progetto European PV Parity. Il documento ha analizzato e quantificato economicamente l’allaccio alla rete dei nuovi impianti fotovoltaici previsti per gli undici mercati chiave del Vecchio Continente. L’obiettivo era quello di verificare la possibilità di installare fino a 480 GW solari entro il 2030, una potenza in grado di soddisfare circa il 15% della domanda di energia elettrica europea.

Le conclusioni dello studio sono rassicuranti: il rapporto mostra non solo come sia tecnicamente possibile, ma anche come i costi legati attuazione delle necessarie misure d’integrazione degli impianti siano relativamente modesti. Uno dei principali risultati rivela che il costo della capacità di back-up può costituire una componente importante nell’investimento richiesto, in particolare nel Nord Europa (circa 14.5 €/MWh) dove il fotovoltaico possiede una capacità inferiore di rimpiazzare la produzione elettrica convenzionale. Gli autori, inoltre, stimano che migliorare e rafforzare le reti di distribuzione per ospitare la nuova potenza fv costerebbe circa 9 €/MWh entro il 2030; costo che si riduce in maniera significativa quando il consumo di picco coincide con il picco di produzione, come nel caso dell’Europa meridionale. Un altro importante risultato dell’analisi è che il costo di trasmissione legato alla integrazione dei sopracitati 480 GW fotovoltaici per il 2030 rimane modesta: dai  0.5 €/MW del 2020 ai 2.8 €/MWh del 2030.

27/09/13

Record efficienza per nuova cella solare


Converte fino al 44,7% energia dello spettro solare

Nuova cella solare batte il record di efficienza: un'equipe di ricerca franco-tedesca ha annunciato di aver raggiunto il nuovo record mondiale per la conversione della luce solare in energia elettrica, creando una nuova struttura in grado di assimilare il 44,7% di "potenza" solare. Il valore delle nuove celle è notevole: l'efficienza di conversione dei pannelli solari fotovoltaici arriva in media poco oltre il 30%, valore che scende poi addirittura al 19-20% nei prodotti commerciali migliori.

La nuova cella solare è stata creata dal lavoro di equipe tra i tedeschi dell'Istituto Fraunhofer per sistemi di energia solare di Monaco (ISE) e dell'Helmholtz Zentrum di Berlino con gli scienziati francesi del Soitec e del CEA-Leti. Utilizzando una nuova struttura, basata su quattro sotto celle miniaturizzate, il nuovo meccanismo riesce a convertire quasi il 45% dell'energia dello spettro solare (dagli ultravioletti all'infrarossi) in energia elettrica. Il sistema usato è il cosiddetto CPV (concentratore fotovoltaico) derivato da tecnologie affinate nello spazio, molto più efficiente di quello usato generalmente negli impianti a terra tradizionali.

"Siamo incredibilmente orgogliosi del nostro team che lavora ormai da tre anni su questa cella solare a quattro giunzioni", ha commentato Frank Dimroth, capo dipartimento e responsabile del progetto al Fraunhofer ISE. "Nella nuova struttura è contenuta la nostra competenza nel settore raccolta in molti anni: oltre ad utilizzare materiali migliori ed ottimizzare la struttura, ha avuto un ruolo centrale una nuova procedura chiamata 'wafer bonding'. Grazie a questa tecnologia, siamo stati in grado di collegare due cristalli semiconduttori e produrre quindi la combinazione ottimale per creare celle solare di massima efficienza".

25/09/13

"Dieci anni per salvare il pianeta". L'allarme degli scienziati dell'Onu

Le anticipazioni sul quinto rapporto dell'IPCC che sarà reso noto il 27 settembre. Il testo, 2.200 pagine frutto di 6 anni di lavoro di oltre 200 cattedratici coadiuvati da 1500 esperti, è ora al vaglio dei governi ma i numeri sono ormai definiti. Gli scenari previsti per la fine del secolo sono quattro. Nel più drammatico i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 - 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all'epoca preindustriale.

Il conto alla rovescia è scattato. Abbiamo davanti 10 anni per evitare la catastrofe climatica. E bruceremo i primi 7 senza impegni obbligatori per metterci al sicuro: solo nel 2020 dovrebbe entrare in vigore un accordo globale, ancora da definire, per tagliare le emissioni serra. Le cifre del divorzio tra scienza e politica sono contenute nel quinto rapporto che l'Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), la task force scientifica dell'Onu che ha vinto il Nobel per la pace, renderà pubblico venerdì prossimo.

Il testo, 2.200 pagine frutto di 6 anni di lavoro di 209 scienziati coadiuvati da un team di 1.500 esperti, è ora al vaglio dei governi ma i numeri sono ormai definiti. Gli scenari previsti per la fine del secolo sono quattro. Nel più drammatico - prendendo la media delle previsioni - i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 - 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all'epoca preindustriale, il disastro paventato dalla Banca Mondiale in un allarmato rapporto del novembre scorso.

24/09/13

CO2 e salute umana: tagliare le emissioni salverebbe milioni di vite

I costi per le spese sanitarie supereranno quelli per ridurre il global warming

Lo studio Co-benefits of mitigating global greenhouse gas emissions for future air quality and human health, pubblicato, su Nature Climate Change, riporta la discussione sul riscaldamento globale saldamente coi piedi per terra: a rischio è soltanto la salute del pianeta ma, ovviamente, anche la nostra. E per vari motivi. Ad esempio? «Le azioni di riduzione di gas serra (GHG)  si legge nella ricerca spesso riducono gli inquinanti atmosferici co-emessi, portando co-benefici per la qualità dell’aria e la salute umana».

Questi risultati fanno parte dei documenti preparatori e delle anticipazioni dell’attesissimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), che sarà reso noto il 27 settembre e dove si conferma che la riduzione delle emissioni di CO2 dalle centrali elettriche a carbone, dai veicoli e da altre fonti potrebbe ridurre il particolato e le emissioni di ozono: tutti elementi che sono legati ai disturbi cardiovascolari, alle malattie respiratorie, al cancro ai polmoni ed agli  ictus. Secondo lo studio,  grazie a tagli di emissioni di CO2, entro il 2100 potrebbero essere evitate da 1,4 a 3 milioni di morti premature l’anno. I ricercatori hanno calcolato che i soli risparmi sanitari sarebbero superiori ai costi previsti di riduzione delle emissioni di carbonio nel corso dei prossimi decenni.

Secondo un folto team di ricercatori statunitensi dell’university of North Carolina Chapel Hill, del Joint Global Change Research Institute, Pacific Northwest National Laboratory, dell’Ucar/Noaa Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, dell’Environmental Protection Agency, del Noaa Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, Princeton e del National Center for Atmospheric Research – gli studi precedenti  valutavano i co-benefici della riduzione di gas serra solo a breve termine e a livello locale, «trascurando il trasporto a lunga distanza degli inquinanti atmosferici, i cambiamenti demografici di lungo periodo e l’influenza del cambiamento climatico sulla qualità dell’aria». Il nuovo studio invece «Simula i co-benefici della riduzione di gas serra a livello mondiale per la qualità dell’aria e la salute umana utilizzando un modello atmosferico globale e coerente degli scenari futuri, attraverso due meccanismi: l’abbattimento degli inquinanti atmosferici co-emessi e il conseguente rallentamento del cambiamento climatico e dei suoi effetti sulla qualità dell’aria».

20/09/13

Fracking, l’Italia dice ufficialmente no

Approvata alla Camera la risoluzione che lo blocca: ecco il testo

Il video messaggio di Berlusconi, che ha prima invaso le televisioni e poi i giornali, ha cancellato come un colpo di spugna altri eventi politici probabilmente più importanti per il nostro Paese come quello, proprio nello stesso giorno, dell’approvazione della Commissione ambiente della camera di una risoluzione che esclude da subito ogni attività legata al contestatissimo fracking.

Filiberto Zaratti, di Sinistra ecologia e libertà, spiega: «La Commissione Ambiente della Camera ha approvato la risoluzione che esclude da subito ogni attività legata al fracking, cioè l’estrazione di idrocarburi attraverso la fratturazione idraulica del sottosuolo. La risoluzione, di cui sono il primo firmatario e che è stata sottoscritta da tutti i gruppi blocca quella che può essere una scelta veramente pericolosa; contaminazione dei suoli e delle falde acquifere, deturpamento del paesaggio, rischio idrogeologico e sismico: sono questi i principali problemi posti dall’estrazione di shale gas. Oggi il Parlamento, con questo atto, ha ribadito che prima di avventurarsi nello sfruttamento di questa fonte energetica è quanto mai necessario un approfondimento circa i rischi ambientali. L’Italia, con questa decisione, si allinea ad altri partner europei, che sulla base del principio di precauzione hanno già vietato queste tecniche di estrazione, come ha fatto la Francia nel 2011. Grazie all’approvazione della risoluzione e al pronunciamento del Governo, che si è espresso in modo chiaro sulla scelta di bloccare lo shale gas in Italia, oggi l’ambiente e la sicurezza dei cittadini fanno un grande passo avanti».

Secondo un altro deputato di Sel, Giovanni Paglia, queste decisioni di bloccare lo shale gas in Italia «Non potranno non avere effetti immediati sulle numerose richieste di autorizzazione che negli ultimi mesi si sono succedute nelle zone sismiche della provincia di Modena come in aree delle province di Ravenna e Ferrara soggette a subsidenza, quando non interne alla zona di pertinenza del Parco Regionale del Delta del Po. Se è certo che la salute e la sicurezza dei cittadini compiono un passo avanti è altrettanto opportuno che si continui a monitorare attentamente la situazione ed è ciò che come Sel faremo nelle prossime settimane».

06/09/13

Addio a Ronald Coase, il premio Nobel che ha fatto la storia dell’economia ambientale

Il costo sociale dell’inquinamento è un problema più che mai attuale, ma alla politica non interessa più un confronto serio sul tema

La recente scomparsa, a 103 anni di età, di Ronald Coase, premio Nobel per l’Economia, potrebbe stimolare a riprendere il dibattito, che fu vivace negli anni sessanta del Novecento, sull’economia ambientale, quando prese vigore sotto la pressione della contestazione ecologica; una delle tesi della contestazione era che “l’economia” era incapace di affrontare i problemi dei danni e dei costi ambientali. Alla neonata economia ambientale la Società Italiana degli Economisti dedicò la sua XIV conferenza annuale nel novembre 1973; fra i molti libri apparsi vorrei ricordare quello, ormai introvabile, di Gianni Cannata, “Saggi di economia dell’ambiente”, del 1973.

Alcuni studiosi ricordarono, allora, che il problema era stato trattato, già negli anni trenta del Novecento, dall’economista inglese Arthur Pigou (1877-1959) nei suoi scritti “sull’economia del benessere”. “L’ecologia” mostrava che ogni azione umana è importante sottolineare ogni azione umana “economica” ha effetti negativi sull’ambiente. Ogni azione umana consiste nel trasformare dei beni, fisici, materiali, spesso gratuiti, tratti dalla natura, in oggetti utili e in merci o servizi, vendibili, con inevitabile formazione di scorie e rifiuti, gassosi, liquidi o solidi, la cui dispersione nell’ambiente arreca danno a qualcun altro, esterno al processo di produzione. Talvolta viene danneggiata la stessa persona, il consumatore, che gode dei vantaggi dei beni materiali prodotti e che a sua volta, con i suoi rifiuti, inquina e danneggia qualcun altro, esterno alla sua “casa”.  Il “danno” si traduce in costi, anche monetari.

09/08/13

Il “Galileo” europeo come risposta al GPS statunitense

Il sistema europeo di navigazione geografica denominato "Galileo", il 24 luglio 2013, usando i 4 satelliti attualmente in orbita, ha determinato con successo la posizione geografica. 

Lo ha comunicato la Commissione UE, ricordando che la determinazione della posizione geografica in termini di latitudine, longitudine e altitudine è una prova concreta del fatto che il programma di navigazione satellitare “Galileo” è in grado di fornire dati di posizionamento estremamente precisi ai sistemi di navigazione delle automobili o ad altri dispositivi di ricezione, oltre a confermare la capacità del sistema di fornire dati di posizionamento altamente affidabili.

La verifica è stata fatta il 24 luglio 2013 presso il Centro spaziale di Telespazio  del Fucino in Abruzzo con una dimostrazione pubblica, alla presenza del Vicepresidente della Commissione UE Antonio Tajani, del Ministro dell’Università Maria Chiara Carrozza e del Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato. Il Programma “Galileo” venne istituito 10 anni fa con un Accordo tra l’Unione europea e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per realizzare un sistema europeo di navigazione satellitare, capace di fornire un servizio di posizionamento affidabile e ad alta precisione, interoperabile con il sistema statunitense GPS (Global Positioning System) e con il sistema russo GLONASS (Global Navigation Satellite System). Diversamente dal GPS statunitense, sviluppato dal Dipartimento della Difesa, “Galileo” è rivolto principalmente al settore civile e commerciale mondiale, da cui si attendono i benefici economici che dovrebbero coprire, principalmente, i costi che nel frattempo sono lievitati rispetto alla spesa prevista, a causa delle difficoltà economiche della Commissione per assicurare la copertura finanziaria al progetto, anche per le divisioni politiche tra gli Stati membri coinvolti, alcuni dei quali avrebbero preferito usufruire, in modo gratuito, di quello statunitense, anziché finanziarne uno nuovo. Finora UE ed ESA hanno investito oltre 5 miliardi di euro per la sua realizzazione, ma secondo la Commissione UE, “Galileo” nei prossimi 20 anni apporterà all’economia europea entrate pari a 90 miliardi di euro.

26/07/13

Pozzi geotermici, tutti i numeri dell’energia rinnovabile in uno studio globale

Dall’International Geothermal Association (Iga) il rapporto che presenta un'analisi su scala planetaria

Il rapporto, redatto dall’International finance corporation (Ifc), gruppo della Banca mondiale, analizza i campi geotermici che insieme alimentano il 71% di capacità di produzione di energia elettrica geotermica del mondo. Questo studio, che rappresenta il più grande database di questo settore, analizza i dati esistenti al fine  di ottenere una migliore comprensione delle probabilità di successo nella perforazione di un pozzo, prendendo in considerazione i fattori che influenzano tale successo. Un rapporto che potrà essere di grande interesse per chi opera nello sviluppo dell’energia geotermica, e per i finanziatori che avranno un utile supporto per la valutazione del rischio economico di tali progetti.  Alla fine del 2011, si registrava nel mondo una capacità di generazione di energia elettrica geotermica pari a 10.700 MWe. L’energia geotermica è conosciuta da oltre 100 anni come una fonte di energia rinnovabile a basso tenore di carbonio, ma la sua distribuzione non uniforme, e i costi iniziali per la ricerca dei pozzi geotermici in particolare i costi per le perforazioni  ne hanno sino ad ora impedito una ampia diffusione su scala globale. I costi di perforazione rappresentano circa il 35-40 %  dei costi totali di un progetto geotermico che si sommano a quelli necessari per determinare la dimensione, la posizione e la potenza della risorsa.  Investimenti, che possono essere perduti, se alla fine delle ricerche non si evidenzia un giacimento valido per poter essere utilizzato ai fini della produzione geotermoelettrica. Avere un quadro chiaro dei costi e del livello del rischio d’impresa che sta dietro ad un progetto di ricerca geotermica è dunque molto importante per chi opera nel settore e per chi deve decidere di finanziare un progetto di prospezione geotermica. Nonostante questo, molto poco è stato fatto fino ad oggi  su scala globale per valutare la probabilità di successo nella perforazione dei pozzi geotermici, o sui fattori che influenzano questa probabilità. Tutti gli studi sino ad ora compiuti sono concentrati su esempi tratti da un insieme molto limitato di progetti, il che rende difficile trarre conclusioni assolute e generalmente applicabili. Per questo motivo, IFC ha messo insieme, per la prima volta, un database globale che analizza tutti i pozzi geotermici sinora realizzati su scala mondiale. Per la raccolta dei dati sono state utilizzate sia le fonti pubbliche sia le informazioni riservate, ottenute dai singoli operatori del settore geotermico. Nel database sono riportate le caratteristiche di 2.613 pozzi, di cui vengono riportate informazioni riguardo la data di completamento, lo stato iniziale e attuale, la potenza (MWe), la profondità, le caratteristiche geologiche, il tipo di risorsa (temperatura/entalpia), le dimensioni, se la perforazione ha ottenuto risultati positivi o meno, se vi è stata o meno re-iniezione.