28/12/14

Porto e beni culturali, Taranto crede al rilancio


Il decreto legge sull’Ilva e su Taranto è accolto positivamente dalla città sia pure con molte cautele. Per due motivi. Anzitutto si vuole conoscere il testo definitivo del provvedimento per valutare la portata e l’impatto degli interventi.

In secondo luogo, la vicenda dell’Ilva, negli ultimi due anni e mezzo a partire dai primi arresti e sequestri della magistratura per il reato di disastro ambientale, ha già visto diversi decreti, poi convertiti in legge, e l’opinione prevalente di Taranto è che la situazione sinora non sia sostanzialmente cambiata. Stavolta, però, ciò che suscita interesse e attenzione è il fatto di aver legato il risanamento ambientale del siderurgico – col ritorno temporaneo dell’Ilva sotto la gestione pubblica – al rilancio della città. Cosa che invece le leggi precedenti non hanno fatto. Hanno quindi trovato conferma le anticipazioni della vigilia che indicavano, da parte del Consiglio dei ministri, il varo di una «Manovra Taranto» per complessivi 2 miliardi di euro. Un mix che accanto alla possibilità di usare nell’ambientalizzazione dell’acciaieria il miliardo e 200 milioni sequestrato ad Adriano ed Emilio Riva, riordina finanziamenti noti (quelli del porto), prevede alcuni interventi nuovi e soprattutto punta a snellire le procedure di attuazione e di spesa. Tutta la parte città è valutata dal premier Matteo Renzi in circa 800 milioni. Ma in attesa di capire meglio quali sono le risorse «fresche» e quali, invece, quelle già esistenti e confermate, un aspetto nuovo che emerge è la possibilità, per Taranto, di accedere a un Contratto istituzionale di sviluppo affidato ad una governance unica. Questo significa che spariranno gli attuali, diversi Tavoli che trattano i problemi di Taranto e ce ne sarà uno, coordinato da Palazzo Chigi, con gli enti locali, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, l’Autorità portuale di Taranto e i ministeri Sviluppo economico, Ambiente, Difesa, Infrastrutture e Trasporti e Beni culturali.
Bonifica dell’area extra Ilva, porto, cultura, riqualificazione urbanistica e sanità-tutela della salute, sono le priorità. Il commissario per la bonifica, Vera Corbelli, lavorerà a «un programma volto a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e l’ambiente, nonché a mitigare le criticcità che ostacolano la competitivà delle imprese». Il presidente dell’Autorità portuale, Sergio Prete, che è anche commissario, avrà invece poteri su tutte le opere e non solo su piastra logistica e terminal container. Entro 30 giorni dalla richiesta di parere agli enti e ai ministeri, scatterà l’assenso automatico in caso di mancata risposta. Stessa semplificazione anche per il Comune di Taranto nell’ambito del «Piano Città». La Regione Puglia, inoltre, potrà autorizzare nel 2015 l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) a effettuare assunzioni a tempo indeterminato. Previsto anche un progetto di valorizzazione del Museo archeologico nazionale (contiene reperti di età greca e romana) mentre per l’Arsenale della Marina si fa strada la possibilità di rilanciarlo come sito di archeologia industriale oltreché confermarlo a servizio delle manutenzioni delle navi militari.

«Sono fiducioso – commenta il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno –. Le prescrizioni Aia non verranno sminuite nella tipologia di interventi, semmai ci sarà un qualche cambiamento temporale e capiremo come. Renzi, inoltre, ha detto parole molto chiare e impegnative su Taranto quando ha parlato di città che la politica per lungo tempo ha ignorato e trascurato. Vedremo adesso il testo del decreto, capiremo se e dove va corretto, ma l’intervento del Governo può ridare speranza a Taranto». Positiva anche la presa di posizione di Confindustria Taranto (si veda altro articolo in pagina). Parla invece di ulteriore conferma delle potenzialità del porto il presidente dell'Authority, Sergio Prete, che ricorda come dal 2012 a oggi siano stati attivati investimenti per 370 milioni che saliranno a 500 entro la fine del 2015. Tutti, però, attendono la versione definitiva del decreto.

I sindacati apprezzano l’intervento pubblico per l’Ilva, ma sottolineano le priorità del risanamento e dell’occupazione, mentre è critico il mondo ambientalista con l’associazione Peacelink che annuncia già un ricorso alla Commissione Europea.

Domenico Palmiotti

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