
Sette volte di più di quanto i Paesi del G20 investono in aiuti alle nazioni del Terzo mondo per combattere i cambiamenti climatici
Non c’è partita. Per quanto le rinnovabili siano state troppo sovvenzionate (e spesso male), non raggiungeranno mai i detentori del record. A chi appartiene? Alle fonti fossili, cioè petrolio, gas e carbone che insieme ricevono nel mondo sussidi pari all’astronomica cifra di 544 miliardi di dollari (oltre 400 miliardi di euro) all’anno. Secondo uno studio pubblicato dal Overseas Development Institute (Odi),principale centro di ricerche britannico sullo sviluppo internazionale e i temi umanitari, i Paesi dell’Ocse spendono in sovvenzioni alle fonti fossili 90 miliardi di dollari (67 miliardi di euro), sette volte di più di quanto investono in aiuti alle nazioni del Terzo mondo per combattere i cambiamenti climatici.
Sgravi - L’Odi chiede alle nazioni del G20 di eliminare questi sussidi entro il 2020. Ci sono molti esempi nel mondo di sussidi differenti destinati alle fonti fossili. Per esempio gli Stati Uniti nel 2011 hanno stanziato 1 miliardo di dollari per esenzioni agli agricoltori sui costi dei carburanti, 1 miliardo per la creazione di riserve strategiche di petrolio e 500 milioni per la ricerca scientifica nel settore gas, petrolio e carbone. La Germania ha concesso sempre nel 2011 sgravi finanziari al settore del carbone - fortemente in crisi - pari a 1,9 miliardi di euro. In Gran Bretagna gli sgravi fiscali alla produzione di petrolio e gas sono stati di 280 milioni di sterline (330 milioni di euro). Nei Paesi dell’Ocse ogni anno si spendono 112 dollari per ogni abitante (84 euro) in sgravi per i combustibili fossili.Italia - In Italia per esempio si potrebbero eliminare gli sconti fiscali e le esenzioni su energia e trasporti (trasporto aereo, marittimo, pesca, agevolazioni sul carburante per i camionisti, nell’agricoltura sul gasolio per i trattori). «Si tratta in tutto di 3,7 miliardi di euro, pari allo 0,2% del pil», ha ricordato Ivana Capozza, senior policy analyst dell’Ocse, nel suo intervento di giovedì 7 novembre agli Stati generali della Green Economy nel corso di Ecomondo a Rimini. «Gli incentivi alle fonti fossili è vero che alleviano le difficoltà di talune categorie economiche in crisi, ma in ultima analisi scoraggiano il risparmio energetico», prosegue Capozza. «Le accise sui carburanti andrebbero rimodellate, così come le tasse che si pagano sulle auto non dovrebbero essere collegate alla potenza ma alle emissioni di CO2».
Sussidi e poverta - Ma nei Paesi meno sviluppati le politiche di incentivi non sono diverse. Solo che i sussidi assumono un’altra forma: tenere bassi i prezzi dei carburanti è un sistema per aiutare le popolazioni più povere, che non riuscirebbero a far fronte ai costi per il riscaldamento e per cucinare. In Indonesia, per esempio, quando il governo ha diminuito i sussidi per mantenere i carburanti a un prezzo calmierato, è scoppiata la rivolta. Però è una realtà il fatto che in nazioni come Indonesia, Pakistan e Venezuela si spendono più soldi in incentivi ai combustibili fossili di quanto viene investito nella sanità pubblica. Secondo l’Odi il 75% dei progetti energetici sostenuti dalle banche internazionali riguardano i combustibili fossili in dodici delle nazioni in via di sviluppo con il più alto tasso di emissioni di gas serra. Per completare il quadro, i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) contenuti nel World Energy Outlook 2013: i sussidi alle fonti energetiche fossili globalmente sono quasi sei volte maggiori di quelli delle rinnovabili.
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