È stato inaugurato il primo impianto che produrrà carburante green
utilizzando sostanze naturali non alimentari. Una scommessa della Beta
Renewables, che aprirà in Italia altri centri di ricerca ed esporterà la
nuova tecnologia nel mondo di Chiara NardinocchiCarburante green e a costi ridotti prodotto grazie agli scarti naturali, ma non alimentari. È stata questa l'idea alla base del progetto che ha portato oggi all'inaugurazione a Crescentino, in provincia di Vercelli, del primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo da biomasse non alimentari. La scommessa, che ha già portato l'Italia a conquistare una posizione di avanguardia tecnologica a livello mondiale, in un settore industriale strategico, è stata lanciata dalla Beta Renewables, joint venture tra Biochemtex, società di ingegneria del gruppo Mossi Ghisolfi, il fondo americano TPG (Texas Pacific Group) e il leader mondiale della bio-innovazione, la danese Novozymes. Dopo mesi di attesa, l'impianto piemontese ha aperto i cancelli davanti agli occhi di Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo Economico.
I numeri. La bioraffineria di Crescentino, che occupa una superficie pari a 15 ettari, impiegherà circa trecento persone del territorio, avrà una capacità produttiva di 75 milioni di litri all'anno di bioetanolo di seconda generazione destinato al mercato europeo. Lo stabilimento è totalmente autosufficiente per quanto riguarda i consumi energetici (13MW di energia elettrica prodotti utilizzando la lignina) e non produce reflui derivanti dalla produzione industriale, assicurando un riciclo dell'acqua pari al 100%. Per realizzarlo sono state necessarie 1.500 tonnellate di acciaio, 1.400 tonnellate di tubazioni e valvole e 18 km di tubature sotterranee e sono stati impiegati ben 370 macchinari.
La rivoluzione. L'aspetto innovativo risiede nella piattaforma tecnologica impiegata per ottenere il bioetanolo. La tecnologia rivoluzionaria, chiamata Proesa, utilizza infatti gli zuccheri presenti nelle biomasse lignocellulosiche per ottenere alcol, carburanti e altri prodotti chimici, con minori emissioni di gas nocivi per l'atmosfera e a costi competitivi rispetto alle fonti fossili. Inoltre, l'impianto produce biocarburanti che assicurano una riduzione delle emissioni di gas serra vicina al 90% rispetto all'uso di combustibili di origine fossile, notevolmente superiore alla riduzione raggiunta dai biocarburanti di prima generazione.
Biomasse e territorio. La bioraffineria di Crescentino sorge su un territorio a forte vocazione agricola che permette di sfruttare un'ampia varietà di biomasse disponibili a basso costo in un raggio di 70 km dallo stabilimento: principalmente paglia di riso, di cui l'area è ricca, ma l'azienda sta sviluppando anche una filiera dedicata per avere disponibile la canna gentile (Arundo Donax), che può essere coltivata su terreni marginali, senza sottrarre spazio alla produzione agricola ad uso alimentare.
La scommessa. Per mettere a punto la tecnologia capace di trasformare biomasse non di uso alimentare in bioetanolo ci sono voluti 150 milioni di fondi e cinque anni di ricerche nel Centro ricerche di Rivalta Scrivia (Alessandria) interamente dedicato alle fonti rinnovabili, che hanno portato nel 2009 all'apertura di un impianto pilota per produrre biocarburanti. I risultati ottenuti hanno convinto il Gruppo a entrare nella fase di produzione su scala industriale con la costruzione dell'impianto di Crescentino. Già da qualche anno la Beta Renewables sta esportando nel mondo questa tecnologia all'avanguardia tutta italiana. Diversi sono gli accordi già sottoscritti con società internazionali per l'utilizzo di Proesa: l'americana Genomatica, leader tecnologico dell'industria chimica, e la brasiliana GranBio, che grazie a questo accordo realizzerà la prima raffineria di bioetanolo di seconda generazione del Brasile, con una capacità produttiva di 82 milioni di litri/anno. Di recente è stato siglato un accordo con la società californiana Canergy per la costruzione di un impianto da 25 milioni di galloni negli Stati Uniti.
Chiara Nardinocchi
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