
A causare il calo degli investimenti, si spiega, la drastica riduzione dei prezzi degli impianti solari ed eolici e la crisi e i cambi di politiche che hanno indebolito i mercati di Usa e Ue. La crescita sempre di più dipende dal Sud del mondo.
I paesi emergenti hanno infatti continuato il loro rapido sviluppo arrivando a investire 112 miliardi di dollari, riducendo al 18% il gap con le nazioni industrializzate (che hanno speso 132 miliardi di dollari, vedi grafico sotto): un evento epocale, se si considera che appena nel 2007 le economie sviluppate avevano investito due volte e mezzo più di quelle emergenti. Dei 138 Paesi che hanno introdotti obiettivi e/o politiche per le rinnovabili, ben due terzi sono emergenti, e il maggiore investitore mondiale è la Cina, che nel 2012 ha consolidato la sua posizione con 67 miliardi di dollari (+22%).

Come detto, l'anno scorso la metà della nuova potenza installata è venuta dalle rinnovabili. Tra le fonti pulite l'eolico guida la classifica con il 39% del totale, seguito da idroelettrico e solare a pari merito con il 26%. La potenza mondiale complessiva da rinnovabili ha raggiunto a fine 2012 i 1.470 GW (+8,5% rispetto a un anno prima) e il settore dà ormai lavoro a 5,7 milioni di persone (la maggior parte in Usa, Ue, Brasile, Cina e India).
Il fotovoltaico, come sappiamo, ha superato i 100 GW di potenza cumulativa installata e ha sorpassato le biomasse, diventando la terza fonte rinnovabile dopo idroelettrico ed eolico. Sono state pari a 30,5 GW le installazioni nel 2012, un record, anche se, causa crollo dei prezzi, il fatturato è calato a causa del crollo dei prezzi. Bene sono andati i piccoli impianti, il cui mercato è cresciuto da 77 a 80 miliardi di dollari, mentre il giro d'affari dei progetti sopra al MW e diminuito del 27% arrivando a 52,7 miliardi. Record di installazioni nel 2012 anche per l'eolico con 48,4 GW (da 42,1 GW nel 2011).
Redazione Qualenergia.it
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