12/06/13

La Faz anticipa un documento della Commissione europea, che vorrebbe dar vita a una task force in stile 'Grande Fratello' per controllare la sicurezza delle 145 centrali nucleari dell'Ue. La lobby dell'atomo verso una sconfitta storica, possibili problemi per gli impianti dell'Est e in Francia

Stretta di Bruxelles sul nucleare europeo: in un dossier gli 'stress test' delle centrali


La Commissione europea avrà presto un ruolo da Grande Fratello che controlla in modo rigoroso, frequente, regolare e severo la sicurezza delle almeno 145 centrali nucleari accese e attive nel territorio dell'Unione. Il progetto à ¨ contenuto in un dossier riservato, preparato su richiesta del commissario europeo all'energia, Guenther Oettinger (Cdu, come la cancelliera Angela Merkel, ex governatore del ricco Stato sudoccidentale del Baden-Wuerttemberg) di cui la Frankfurter Allgemeine ha ottenuto anticipazioni. La decisione della Commissione in merito alla proposta dovrebbe essere presa nota e annunciata ufficialmente già nel corso della settimana.

Il punto principale del piano di Oettinger è l'introduzione di stress test periodici, regolari, severi per tutte le centrali atomiche attive nei paesi dell'Unione europea. Gli stress test furono già condotti nella Ue dopo la catastrofe nucleare di Fukushima in Giappone nel 2011, sull'onda della paura che portò persino Angela Merkel a rinnegare se stessa scegliendo l'addio veloce all'atomo civile. Ma allora si trattò di stress test condotti quasi solo su base volontaria dai paesi membri dell'Unione in possesso di centrali atomiche. E peggio ancora, non esisteva un codice unitario concordato che dicesse quali problemi per la sicurezza delle centrali dovessero essere verificati.
C'è dunque una serie di differenze molto importanti, tra gli stress test attuati allora e quelli che il piano Oettinger vuol rendere

obbligatori, sistematici, periodici e vincolanti. Allora per esempio furono verificate le condizioni di sicurezza delle 145 centrali atomiche europee in caso di catastrofi naturali o di incidenti causati da errori umani, ma non in caso di attacchi terroristici. Per entrare in vigore, il nuovo codice europeo di sistematizzazione degli stress test per le centrali atomiche nella Ue dovrà comunque essere approvato dal Consiglio dei ministri (le riunioni al vertice dei capi dell'esecutivo dei 27 Stati membri dell'unione). Singolarmente, nel piano Oettinger non è invece richiesta l'aprovazione del parlamento europeo.

Il piano del commissario tedesco propone anche decisioni precise sulla qualità e l'attendibilità e precisione degli stress test, l'obbligo per ogni Paese Ue che possiede centrali atomiche di segnalare a Bruxelles qualsiasi incidente negli impianti e lasciarla ispezionare da autorità competenti europei entro sei mesi dopo.

I critici, i movimenti ambientalisti, dicono che ancora non è abbastanza. Comunque la lobby nucleare europea si accinge a incassare una sconfitta. Dagli stress test sistematici proposti da Oettinger potrebbero emergere sorprese negative per diversi impianti atomici nella Ue. Per alcune delle centrali dell'Europa centrale e centro-orientale (ma non tutte, ad esempio in Slovacchia e Ungheria i livelli di sicurezza sono buoni, e la futura prima centrale atomica polacca sarà ai massimi standard di sicurezza mondiali) ma soprattutto per i vecchi impianti delle maggiori potenze dell'atomo civile. A cominciare dalla Francia, dove la tendenza a minimizzare se non proprio a tacere i problemi dei circa 60 reattori accesi (i quali forniscono più o meno l'80 per cento del fabbisogno) è talmente radicata che decenni addietro, quando si verificò nell'allora Unione Sovietica la mortale catastrofe atomica di Cernobyl, il governo francese giunse a sostenere contro ogni evidenza che la nube nucleare che aveva investito l'intera Europa non si sa come aveva aggirato il territorio della Quinta repubblica.


ANDREA TARQUINI

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