23/02/12

2012, è già record di ciclisti uccisi. Il doppio rispetto all'analogo periodo del 2011

Ventotto ciclisti uccisi nel 2012 fino al 20 febbraio,  il doppio rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, quando i morti erano stati 16. Trenta ciclisti uccisi e i sindaci stanno a guardare, non sentono la necessità di fare qualcosa per evitare queste morti inutili (e speriamo almeno che aderiscano in fretta e seriamente a www.salvaiciclisti.it ).La strage (le notizie le ha raccolte il blog http://bicisnob.wordpress.com/ ) inizia a Lodi, subito, il giorno di Capodanno. Gianfranco Zaini, 52 anni, viene travolto da una Renault Clio. Poi altri morti nel cremonese e a Ravenna. E altri ancora in ogni parte d’Italia sia nelle città – a Modena, Parma, Ferrara, Lecce, Rovigo, Milano… - sia in Comuni più piccoli del foggiano o del cuneese, del bresciano o del varesotto. Per capire l’entità di questa emergenza sicurezza si è costretti a sfogliare le pagine dei giornali (non i grandi quotidiani, ma quelli locali) che dedicano alla notizia un piccolo trafiletto o poco più. Nessuno tiene il conto, nessuno osserva con la dovuta attenzione il fenomeno, non con l’obiettivo di realizzare una macabra e sterile contabilità ovviamente, ma per rendersi conto che sulle nostre strade accade qualcosa di drammatico, che il numero di ciclisti uccisi negli ultimi 1o anni è quasi pari a quello dei morti delle Torri Gemelle. Ci si accorge della fragilità di chi pedala di fronte al volume e alla massa di un veicolo a motore solo in alcuni casi. Come quando, il 12 gennaio scorso a Milano, il vigile urbano Niccolò Savarino è stato deliberatamente travolto e ucciso da un Suv. Oppure quando c’è di mezzo un bambino, come il 12enne Giacomo Scalmani, finito sotto un tram (sempre a Milano) nel tentativo di schivre una macchina parcheggiata male. O ancora quando muore una persona nota, come è successo al giornalista di Gazzetta.it, Pier Luigi Todisco, stritolato dalle ruote di un camion.
Eppure, almeno nei centri urbani, la sicurezza di chi usa la bici come mezzo di trasporto (e anche quella dei pedoni e di tutti gli altri utenti della strada) potrebbe essere garantita con relativa semplicità abbattendo i limiti di velocità dei veicoli a motore (a 30 e 20 kmh) e facendo rispettare pedissequamente alcune norme del codice della strada, in particolare quelle relative proprio alla velocità, al parcheggio e agli stili di guida. Pensate che guidare una macchina a 30 kmh in città sia assurdo? Impossibile? Allora riflettete su queste due cose. La prima: nei centri urbani più grandi già oggi si viaggia a velocità medie comprese tra i 15kmh e i 20kmh, anche se magari tra un semaforo e l’altro o in un tratto di strada improvvisamente libero poi si schiaccia a fondo sull’acceleratore (aumenta il rischio, ma la media oraria non cambia!). La seconda: è molto più assurdo dei limite dei 30 all’ora il fatto che ogni anno muoiano (e la velocità è sempre la causa o almeno una concausa dell’incidente) circa 1.000 persone tra pedoni e ciclisti.

16/02/12

Rifiuti. Bratti (PD): Bene legge smaltimento 'speciali'


Passo importante, permette ai comuni di favorire le rinnovabili.

"La legge approvata oggi alla Camera, che introduce una serie di modifiche al Codice ambientale, e' molto positiva. Grazie ad essa, le amministrazioni locali potranno contenere le spese per lo smaltimento dei residui di potatura e, nel contempo, favorire l'uso di produzione di energia rinnovabile, in impianti dedicati attraverso i residui organici e non attraverso colture dedicate". Lo dice Alessandro Bratti, deputato del Pd in commissione Ambiente. "La legge approvata- prosegue Bratti rimedia anche a un'interpretazione della Direttiva comunitaria 98/208, che di fatto rischiava di impedire il recupero degli oli esausti, e quindi, di rifiuti speciali pericolosi. La materia e' giuridicamente e ambientalmente complessa e con il provvedimento si e' voluto semplificare l'attività recuperare e, in genere, quello degli operatori". Oggi gran parte di questi oli e' recuperato. È stato poi approvato "anche un dispositivo che facilita per le associazioni di volontariato, il recupero del vestiario e altri oggetti, purchè non siano rifiuti- conclude il deputato Pd è un'attività molto importante che consente di recuperare il più possibile, soprattutto gli indumenti".

15/02/12

Agricoltura e Ambiente: Pd, serve confronto in parlamento su uso energie rinnovabili collegate all'agricoltura


Occorre migliorare la governance per evitare speculazioni
Chiediamo un confronto in parlamento sul tema dell’uso delle bioenergie in agricoltura perché devono essere affrontate le criticità emerse nella loro diffusione”. La questione è sollevata dal Gruppo del Pd della Camera con una mozione di cui sono primi firmatario Giusy Servodio e Alessandro Bratti i quali spiegano: “sono diversi gli snodi da affrontare. Ad esempio, in alcune province del nostro paese si sta verificando una eccessiva concentrazione di impianti che in assenza di una programmazione territoriale determina effetti in contrasto con gli obiettivi che in tutti questi anni ci siamo dati per sostenere lo sviluppo delle agro energie di piccole dimensioni. Occorre quindi che il Governo metta in campo strumenti che consentano alle regioni, province, e comuni di concedere le autorizzazioni se sono presenti tutte le corrette rassicurazioni per la sostenibilità ambientale ed energetica delle filiere. A tal fine con la nostra mozione chiediamo un impegno forte del governo sui seguenti punti: indicare principi a cui le autonomie locali devono riferirsi per la localizzazione degli impianti, salvaguardando la funzione primaria dell’agricoltura, il paesaggio agrario e l’equilibrio urbanistico; differenziare il sistema degli incentivi con l’obiettivo di sfruttare innanzitutto le risorse locali nel rispetto della vocazione agricola del territorio; uniformare la legislazione relativa alla definizione di sottoprodotto e al ciclo integrato dei rifiuti per consentire l’utilizzo del materiale organico presente nel rifiuto per la produzione di energia. Su questi obiettivi concludono Servodio e Bratti  noi crediamo che governo e parlamento debbano esprimere un ruolo di orientamento irrinunciabile”.

14/02/12

Oggi in Aula

Discussione della proposta di legge: Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, nonché di misure per incrementare la raccolta differenziata (A.C. 4240-A)


Discussione sulle linee generali - A.C. 4240-A)

Il relatore, onorevole Bratti, ha facoltà di svolgere la relazione.

Alessandro Bratti, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo che viene sottoposto all'attenzione dell'Assemblea costituisce il risultato di un lavoro di approfondimento sul contenuto iniziale della proposta di legge atto Camera n. 4240 che è stato, per questo, modificato nel corso del suo esame in Commissione. Esso reca alcune modifiche al decreto legislativo n. 152, il codice dell'ambiente, che intervengono rispettivamente sulla disciplina riguardante gli sfalci e le potature, la miscelazione dei rifiuti speciali e degli oli usati e la raccolta differenziata. Tali modifiche sono accomunate dall'obiettivo unitario di rendere più semplice e meno burocratica l'attività degli operatori del mercato, degli enti locali e delle associazioni di volontariato; ferma restando l'esigenza di mantenere inalterati i livelli di tutela ambientale garantiti dalle norme vigenti.

Prima di svolgere alcune considerazioni puntuali sul provvedimento, desidero ricordare che sullo stesso si sono espresse favorevolmente le Commissioni I, X, XII e XIII. La XIV Commissione, e la Commissione parlamentare per le questioni regionali hanno invece espresso un parere favorevole con osservazioni di cui dirò brevemente in seguito, riferendo anche del contenuto del parere favorevole con una condizione e una osservazione espresso dalla V Commissione.

Venendo al contenuto del provvedimento in esame, osservo innanzitutto che l'articolo 1, introdotto nel corso dell'esame presso la Commissione di merito, novella la lettera f) del comma 1 dell'articolo 185 del codice dell'ambiente, al fine di escludere dall'applicazione della disciplina dei rifiuti gli sfalci e le potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico e privato; sempre che tali materiali siano configurabili come sottoprodotti, ai sensi dell'articolo 184-bis del codice stesso e che siano utilizzabili per la produzione di energia da biomassa mediante processi e metodi che non danneggino l'ambiente né mettano in pericolo la salute umana. Chiaramente questo deve trovare compatibilità con le indicazioni della direttiva 2008/98/CE, in particolare all'articolo 3. Per spiegare le ragioni di questa iniziativa è necessario tenere presente che prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 205 del 2010, che ha recepito la direttiva europea, il vecchio testo, all'articolo 185, comma 2, del codice dell'ambiente, consentiva di considerare come sottoprodotti anche gli sfalci e le potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico e privato.

In tal senso, ritengo che l'avere espunto nel 2010 dal testo dell'articolo 185 del codice ambientale il citato riferimento agli sfalci e potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico e privato sia stato un errore che ha creato incertezze negli operatori del settore, oneri impropri e gravi difficoltà operative nella gestione e nello smaltimento di questi materiali. Tali incertezze e difficoltà non sono del resto venute meno dopo l'emanazione da parte del Ministero dell'ambiente della nota - protocollata 11338  del 1o marzo 2011, con cui si è ritenuto di dover chiarire che i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali vanno classificati come rifiuti urbani, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, lettera e) del codice ambientale, poiché l'esclusione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti per paglia, sfalci e potature nonché altro materiale agricolo o forestale naturale, non pericoloso, utilizzato in agricoltura nella silvicoltura o per la produzione di energia da tali biomasse va riferita esclusivamente a materiali provenienti da attività agricola o forestale destinate agli utilizzi ivi descritti. A tutta questa situazione, confusa e foriera di inutili aggravi finanziari e gestionali, l'articolo 1 della proposta di legge in esame pone oggi rimedio,o tenta di porlo, dando soluzione legislativa ad un problema che rischia di rendere oltremodo difficoltose e onerose le attività di manutenzione del verde pubblico e privato, ovviamente per il sistema degli enti locali. Senza considerare poi il fatto che anche relativamente allo sviluppo della filiera delle biomasse per la produzione di energia rinnovabile, va sicuramente preferito, come materiale di partenza, quello residuale da attività di lavorazione piuttosto che quello da colture dedicate.

Il successivo articolo 2 della proposta di legge si riferisce, invece, alla gestione degli oli usati. In particolare, il comma 1 dell'articolo introduce all'articolo 187 del codice ambientale un comma 2-bis recante una norma transitoria che sostanzialmente lascia in vigore, fino alla data fissata per la loro revisione le autorizzazioni rilasciate agli impianti di recupero e di smaltimento di rifiuti che prevedono la miscelazione di rifiuti speciali prima dell'entrata in vigore del citato nel decreto legislativo n. 205 del 2010.

Più specificatamente faccio presente che secondo quanto affermato nella relazione illustrativa tale disposizione è volta a consentire agli enti competenti di avere il tempo necessario per adeguare l'autorizzazione degli impianti di recupero e di smaltimento in essere alle norme in materia di miscelazione di rifiuti speciali, come modificate dal citato decreto legislativo n. 205 del 2010.

Detto questo, rilevo che sul testo della disposizione in commento si sono espresse sia la V Commissione che la XIV Commissione, evidenziando, la prima nelle premesse del parere, la seconda con la formulazione di una specifica osservazione il fatto che il protrarsi degli effetti delle autorizzazioni rilasciate prima delle modifiche normative introdotte dal decreto legislativo n. 205 del 2010 avrebbe potuto presentare profili di problematicità in termini di conformità dell'ordinamento interno rispetto a quello comunitario. Sul punto faccio presente che nel corso dei lavori parlamentari il Ministero dell'ambiente ha escluso tale il rischio sottolineando innanzitutto che sul piano tecnico-giuridico le modifiche normative introdotte nel 2010 non hanno fatto venire meno le autorizzazioni già in essere a quella data che, in applicazione del principio generale del tempus regit actum, sono da considerarsi pienamente in vigore non essendo stata prevista positivamente una revoca automatica delle stesse. Inoltre il Ministero dell'ambiente ha fatto presente di ritenere congrua e proporzionata la previsione di un periodo transitorio che in ogni caso garantisce la continuità delle attività di impresa e l'adeguamento a quanto stabilito dalla nuova normativa nel momento in cui si rilasciano le autorizzazioni.

Vengo quindi ad illustrare il contenuto del successivo comma 2 dell'articolo 2 della proposta di legge in esame, che apporta alcune modifiche all' articolo 216-bis del codice ambientale anche qui con lo scopo di ripristinare, come si legge nella relazione illustrativa, la piena operatività di un sistema, quello del recupero degli oli usati, collaudato da tempo e considerato che la raccolta degli oli usati è sempre avvenuta miscelando la diversa tipologia degli stessi dal produttore all'impianto di recupero, poiché perfettamente compatibile con il processo di rigenerazione a cui sono destinati gli oli stessi. A tal fine la disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 2, sostitutiva del comma 2 dell'articolo 216-bis del codice ambientale consente che la gestione degli oli usati possa avvenire anche miscelando gli stessi oli in deroga al divieto di miscelazione previsto dall'articolo 137, comma 1, fatti salvi, però, i requisiti di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 187, in modo da tenere comunque costantemente separati, per quanto tecnicamente possibile, e gli oli usati da destinare a processi di trattamento diversi tra di loro.

In proposito, faccio notare che la disposizione contenuta nel provvedimento in esame si riferisce semplicemente agli oli usati e non, come invece fa il testo vigente del comma 2 dell'articolo 216-bis del codice ambientale, agli oli minerali usati. Tale modifica non sembra mutare l'ambito di applicazione della norma.

Detto questo, faccio presente che la disposizione del comma 2 dell'articolo 2, come quella del comma precedente, è stata considerata nei citati pareri espressi dalle Commissioni V e XIV. Anche in questo caso, peraltro, il Ministero dell'ambiente ha espresso valutazioni idonee a rassicurare gli organi parlamentari in ordine al contenuto della disposizione normativa in questione, in particolare in riferimento alla compatibilità con la normativa dell'Unione europea delle disposizioni dell'articolo 2, comma 2. Il Ministero ha evidenziato che la direttiva n. 2008/98/CE non prevede un divieto generalizzato di miscelazione degli oli usati, ma contiene una serie di disposizioni dalle quali è ricavabile, invece, la conclusione secondo la quale, in alcuni casi, la miscelazione delle dette sostanze è consentita.

Presidente. La prego di concludere.

Alessandro Bratti, Relatore. Concludo, Presidente. L'ultimo articolo ed è la proposta di legge introdotta nel corso dell'esame presso la Commissione di merito - aggiunge il comma 3-bis all'articolo 205 del codice ambientale, allo scopo di consentire alle associazioni di volontariato senza fine di lucro di effettuare raccolte di oggetti o indumenti ceduti da privati per destinarli al riutilizzo.

La norma precisa che tali materiali rientrano nella percentuale della raccolta differenziata che concorre al raggiungimento del famoso 65 per cento. In merito, probabilmente, dovremo lavorare all'interno del Comitato dei nove per specificare meglio cosa significhi la questione dei cosiddetti oggetti, perché, in realtà, come scritta ora potrebbe dare adito all'ipotesi che le associazioni di volontariato potrebbero occuparsi anche di altri strumenti come, ad esempio, computer o televisori, e ciò non sarebbe possibile.

Ricordo, inoltre, che questa norma non è sostitutiva - nell'ambito degli obiettivi, del suddetto 65 per cento - degli obiettivi che stabilisce la direttiva comunitaria, dove parla, invece, di recupero di materiale e, quindi, di fatto, aiuta solo nel computare il 65 per cento di raccolta differenziata e non la percentuale di materiale recuperato.

Concludo brevemente ricordando che in questo provvedimento era presente, in realtà, un altro articolo, l'articolo 3 del testo originario, che, dopo una discussione in Commissione e sentito anche il parere Governo riguardo proprio al tema delle compatibilità ambientali - mi riferisco al tema degli spurghi - abbiamo deciso di stralciare, insieme anche a una discussione...

Presidente. Onorevole Bratti, deve proprio concludere.

Alessandro Bratti, Relatore. Concludo, signor Presidente. Dicevo di una discussione che abbiamo avuto riguardo al tema dei rifiuti agricoli, che riteniamo di fondamentale importanza. Speriamo di recuperare sia il tema degli spurghi, sia la questione dei rifiuti speciali pericolosi in agricoltura, attraverso il tempo che è stato concesso per la proroga del SISTRI, cioè entro giugno prossimo.

In questo senso formulo sin d'ora l'auspicio che sia possibile, nel corso di questo dibattito, addivenire a una condivisione del provvedimento e, considerato il rapporto positivo con il Governo e anche attraverso il contributo eventuale dei gruppi parlamentari, vedere se è eventualmente possibile anche migliorare il testo in discussione.

13/02/12

Ecomafia, Legambiente: in 10 anni 191 inchieste, 1.199 arresti

Per fare il punto sullo stato dell'arte nella lotta ai trafficanti di veleni e per chiedere risposte adeguate alle istituzioni, a cominciare dall'introduzione dei delitti ambientali nel codice penale, Legambiente ha organizzato un convegno questa mattina a Roma, coordinato dal responsabile del suo Osservatorio ambiente e legalità Enrico Fontana. Oltre al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, sono intervenuti il ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini, Alessandro Bratti della Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Roberto Pennisi della Procura nazionale antimafia, Fabio Granata, vicepresidente Commissione parlamentare antimafia, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta della Commissione ambiente, territorio, beni ambientali del Senato, e Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente. Ha portato la propria testimonianza il comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone Antonio Menga, che condusse da comandante del Reparto operativo centrale del Noe le indagini dell'operazione Greenland. Un nuovo impulso alle attività investigative è arrivato nel 2010 con l'inserimento del delitto di traffico illecito di rifiuti tra quelli di competenza delle Direzioni distrettuali antimafia, proprio in considerazione della sua particolare gravità. L'ultima operazione risale al 30 gennaio 2012 e ha come scenario il territorio di Nola, in Campania, con 14 arresti e 11 divieti di dimora. I risultati investigativi raggiunti in tutte queste inchieste hanno messo in luce il dietro le quinte della gestione illecita degli scarti, un fenomeno che si dipana senza soluzione di continuità su tutto il territorio nazionale, e oltre confine, scalzando il luogo comune secondo cui interesserebbe solo il Sud. Di certo, le regioni del Sud hanno il primato della presenza capillare delle mafie tradizionali e molte indagini hanno mostrato l'egemonia diretta dei clan nel traffico dei rifiuti. In Campania, ad esempio, i Casalesi si sono guadagnati ogni record per carichi trafficati illegalmente ed è stato messo a nudo come la regione sia stata sacrificata dalle famiglie mafiose per diventare l'immenso immondezzaio a cielo aperto degli scarti industriali di mezza Italia, con inenarrabili danni ambientali e sanitari. 

Ue: Bioeconomia, rifiuti e biomasse per crescita e lavoro

Strategia taglia costi energia, in italia impianto bioetanolo ib (Ansa) Bruxelles


Bruxelles vuole rendere strategiche le risorse naturali della terra e del mare, ma anche i rifiuti dei cittadini europei, per trasformarli con un basso impatto sull'ambiente in crescita e occupazione. L'obiettivo ultimo: alleggerire il bilancio delle famiglie, riducendo il costo dell'energia e dei trasporti nella borsa della spesa. E' la 'bio economia' che in Europa vanta già un fatturato di circa 2.000 miliardi di euro, impiegando oltre 22 milioni di persone, il 9% dell'occupazione complessiva dell'Ue.

La nuova strategia per indirizzare l'economia europea verso un piu' ampio e sostenibili uso delle risorse rinnovabili e' stata presentata dalla commissaria alla ricerca e innovazione, Màire Geoghegan-Quinn, che ha lavorato in sinergia con il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani e i commissari all'agricoltura Dacian Ciolos, alla pesca Maria Damanaki e all'ambiente Janez Potconik. Per Geoghegan-Quinn l'Europa deve passare a un'economia 'post-petrolio' ad una societa' fondata su basi biologiche'. E come esempio ha portato l'Italia e il progetto IBP di Crescentino (Vercelli), che sara' il piu' grande impianto al mondo per la produzione di bio-etanolo a partire dalla biomassa agricola con una produzione di circa 40mila tonnellate l'anno, a partire da giugno 2012.

Insomma assicura Bruxelles c'è ancora un grosso potenziale da sfruttare: 'per ogni euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia, la ricaduta in valore aggiunto sarà pari a dieci euro entro il 2025'. I settori interessati sono agricoltura e foreste, con biomassa e cellulosa, la pesca con l'utilizzo delle alghe, l'alimentare con i rifiuti biodegradabili, per produrre pasta di carta, carta, e far funzionari comparti dell'industria chimica, biotecnologica ed energetica. Quanto allo smaltimento dei rifiuti alimentari, basti pensare che costa al contribuente europeo tra 55 e 90 euro la tonnellata e produce 170 milioni di tonnellate di Co2.

Su chi fare leva? In primo luogo le Regioni  spiega Bruxelles che gestiscono il 65% dei fondi per centralizzare acquisti e quindi potrebbero introdurre - se non lo fanno già l'elemento sostenibilità nelle gare d'appalto. 
(ANSA).

12/02/12

“Rifiuti Spa”: Dieci anni di applicazione del delitto di traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/06). Numeri e storie di una conquista italiana.

Roma, 13 febbraio 2012, ore 9,30
Senato della Repubblica

Sala Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, 4
Coordina:

Enrico Fontana – Responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente
Introduce:

Stefano Ciafani – vice Presidente Legambiente

Le testimonianze:
Antonio Menga – Comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone
Manuela Comodi – sostituto procuratore Tribunale di Perugia

Intervengono:

Corrado Clini – Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Paola Severino di Benedetto – Ministro della Giustizia

Alessandro Bratti - Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti

Roberto Pennisi – Procura nazionale Antimafia

Fabio Granata – Vice Presidente Commissione Antimafia

Francesco Ferrante – Commissione Ambiente, Territorio, Beni ambientali del Senato

Roberto Della Seta – Commissione Ambiente, Territorio, Beni ambientali del Senato

Conclusioni:

Vittorio Cogliati Dezza – Presidente nazionale Legambiente

Sono stati invitati

Felice Casson - Commissione giustizia del Senato
Paolo Russo – Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati
Per informazioni contattare l’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente (tel. 06/86.26.83.72-96-77 email: onal@legambiente.it ) che sta curando l’iniziativa.

05/02/12

Da repubblica.it: Dichiarazioni di Bersani, non ci facciamo prendere in giro

PIACENZA - Una serie di provvedimenti del governo sono stati approvati "con meccanismo di vecchia maggioranza, anche contro le indicazioni del governo stesso: questo è un problema. siamo leali, sosteniamo il governo, ma non ci lasciamo prendere in giro": lo ha detto il segretario Pd Pierluigi Bersani, rispondendo ai giornalisti, andando a votare per le primarie a Piacenza. Bersani rispondeva ai giornalisti che gli chiedevano un commento all'editoriale del direttore dell'Unità, Claudio Sardo, dal titolo 'Se il governo cambia natura'. "Dire che ha cambiato natura - è stata la replica di Bersani - mi sembra esagerato. Io ho segnalato alcuni fatti, che sono: un colpo di mano sulle nomine Rai, una norma anti-magistrati e degli emendamenti al Senato sulle liberalizzazioni. Sono tutte cose approvate con meccanismo di vecchia maggioranza anche contro le indicazioni del Governo stesso. Questo è un problema. Noi siamo leali, trasparenti, sosteniamo il Governo ma non ci lasciamo prendere in giro. Questo è il messaggio che voglio dare, e quindi adesso ci si dia una regolata".
Il Governo Monti, un governo di emergenza e di transizione per risolvere guai ed emergenze di una crisi italiana che ci aveva portati sull'orlo del baratro, deve fare cose di segno nuovo e le sta facendo". "C'è stata ad esempio - ha detto Bersani -un'importante ripresa sul tema dell'evasione fiscale, c'è stato qualche primo segno del rivolgersi a chiedere una mano a chi ha di più. Si tratta di interventi che, certo, dal nostro punto di vista non sono sempre sufficienti, ma vediamo anche gli elementi positivi di questa fase. Eravamo sull'orlo del baratro e adesso stiamo facendo qualche passettino di allontanamento dal baratro, e francamente non è una cosa da poco. Il segretario del Pd ha parlato anche di socialdemocrazia: "E' una grandissima esperienza, che come tutte le grandi esperienze deve essere rinnovata. Noi come Pd abbiamo una voce nel quadro delle socialdemocrazie europee, ma che ha una sua peculiarità, la nostra esperienza è al crocevia di una tradizione democratica popolare, di una tradizione socialista e di sinistra e anche - perchè no? - con una scorza di liberalismo, che è sempre stato tradito in Italia perchè i conservatori italiani non sono mai stati veramente liberali". Parole anche per l'articolo 18 : "In questi giorni sento ripartire un dibattito come se fossimo negli anni '80, quando si diceva 'arriverà la flessibilita", 'bisognerà adeguarsì. Ma qui lo tsunami è già arrivato! Uno che ha trent'anni oggi, se ha un lavoro mediamente ce l'ha flessibile, precario e sottopagato, anche se ha una laurea. La realtà di oggi è questa". "E andare a dire a questo giovane - prosegue Bersani - che il problema è il fatto che suo padre ha un sacco di garanzie mentre abbiamo 800mila nuovi disoccupati, cioè gente che sta perdendo il posto di lavoro, è una cosa piuttosto ridicola, se non fosse tragica. Quindi cerchiamo di tenere la testa a posto: c'è un Tavolo che deve trovare un accordo, perchè il Paese ha bisogno di riforme ma ha bisogno anche di coesione, di solidarietà e di impegno comune".
"Noi come Pd - aggiunge Bersani - le nostre proposte le abbiamo consegnate al Parlamento e a quel Tavolo vigileremo su quel che accade e nessuno interferisca, tutti quanti debbono sottolineare che non abbiamo bisogno di tensioni, divisioni, di fasi di rottura in un anno difficilissimo"

Fassina: «Governo sbilanciato sul Pdl»

Il responsabile economico Pd: accordo con le parti sociali o vedo problemi in Parlamento
ROMA «Sulle questioni del lavoro il governo è sbilanciato troppo verso il Pdl. Ed è noto che tra noi e quel partito ci sono visioni del tutto alternative». A Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, non sono piaciute le esternazioni di Monti e del ministro Fornero su articolo 18, lavoro fisso e precariato. Perché alla vigilia del nuovo vertice tra le parti sociali si insiste sull’articolo 18? «Perché sta prevalendo la moda degli ultimi anni che indica nella flessibilità del mercato la base di una maggiore crescita. Si tratta, come è evidente di una lettura infondata. L’articolo 18, ad esempio, non impedisce né licenziamenti né ristrutturazioni. Preoccupa che questa lettura faccia breccia nel governo». Quale sarebbe l’obiettivo? «Di indebolire il potere negoziale e svalutare il lavoro come prima si svalutava la lira». Lo avete detto a Monti? «Abbiamo consigliato un percorso diverso, invitandolo a cercare anzitutto il consenso delle parti sociali». Quale è stato il risultato? «Rilevo che il governo si è sbilanciato troppo sulle posizioni del Pdl rispetto alla trattativa. E se il governo segue troppo quella linea allora diventa tutto più complicato». Lo direte in Parlamento? «Noi e il Pdl siamo alternativi. Non possiamo accettare un testo che arrivi alle Camere senza il consenso delle parti sociali. Avrebbe una strada complicata. Noi invece insistiamo perché si cerchi in tutti i modi il consenso delle parti sociali». Come giudica la vicenda pensioni? «E’ una partita non chiusa. E’ stato un intervento brutale che aveva persino lasciato senza pensione o retribuzione migliaia di lavoratori, solo in parte sanati dal decreto milleproproghe». Una strategia liberista può avere successo? «Andremo tutti a fondo se seguissimo le politiche miopi che ci hanno portato a questa situazione, rispondendo solo agli interessi più forti, alimentati e dilatati». L’austerità da sola può creare lavoro? «Le politiche di austerità, anzitutto, non producono occupazione. Come non può bastare la stessa regolazione del mercato del lavoro. Oggi non c’è un problema di mercato tra domanda e offerta, ma di mancanza di lavoro». Che consiglio può dare al presidente Monti? «Di farsi un giro per l’Italia per verificare chi sono i cosiddetti ipergarantiti. Vada a Porto Torres, nel Sulcis, ad Avellino, a Torino e Porto Marghera. Troverà quelli che lui chiama i garantiti dall’articolo 18. Capirà meglio la realtà».


04/02/12

Bindi: "Articolo 18? La priorità è il precariato. E il governo rafforzi le liberalizzazioni"

«Investimenti, abbassamento del costo del lavoro, semplificazione della normativa sui contratti di lavoro che ci allontani dalla giungla creata dalla legge Biagi, nuovi ammortizzatori sociali. Non si può introdurre nuova flessibilità senza prima metterla in sicurezza».
Intervista a Rosy Bindi di Federica Fantozzi - L'Unità

Onorevole Rosy Bindi, da presidente del Pd faccia un bilancio della prima assemblea del Pd nell’era deberlusconizzata. Una riunione che a qualcuno è sembrata un po’ sottotono.
«È stato un momento di riflessione seria, espressione di un partito che ha consapevolezza delle sue responsabilità e della sua forza. In tutti gli interventi si è affermato con chiarezza il sostegno leale al governo Monti senza rinunciare alle nostre idee. Lo abbiamo fatto sulla manovra, lo faremo su liberalizzazioni e mercato del lavoro».
Discussione sulle primarie rimandata a dopo l’eventuale riforma elettorale. Un ordine del giorno alla fine non votato. Avete fatto melina?
«Guardi, l’ordine del giorno che non abbiamo votato domenica era stato approvato nell’assemblea precedente. Non c’è nessuna indisponibilità a discutere di primarie: nella malaugurata ipotesi in cui si andasse a votare con il Porcellum le faremo. Troveremo strumenti che tolgano alle segreterie di partito la scelta dei candidati». Perché non cominciare subito a parlarne, allora?
«Il messaggio politico dell'assemblea doveva essere più forte: bia tutti i costi cambiare questa legge elettorale. Il problema è come il Pd sceglie i candidati ma come si forma il Parlamento italiano. Non c'è stata malizia né secondi fini, infatti i promotori si sono fidati. Adesso gli altri partiti capiranno che il Pd fa sul serio sulla riforma».
Sia sincera: quanto pesa politicamente al Pd l'appoggio al Governo Monti?
«Noi questa fase l'abbiamo voluta, e non ci pesa. E' stata necessaria per mandare a casa Berlusconi e per fare scelte difficili, impossibili senza un sostegno ampio. Detto questo, noi stiamo lavorando per l'alternativa. Noi ci identifichiamo con questa fase della vita democratica. Il progetto del Pd non è interamente contenuto in questo governo, che certo non lo esaurisce».
Deadline 2013 o può essere anche prima?
«La legistatura arriverà alla scadenza naturale. Per il Pd questa è una fase di preparazione. E la sta usando in modo che io reputo intelligente, con grande unità e senza delegare niente a nessuno».
Liberalizzazioni. Arriva in aula il decreto 'Cresci Italia', la cosidetta "fase 2". Cosa vi proponete di cambiare in Parlamento, tenendo presente i paletti Monti?
«Da noi il Governo non riceverà emendamenti che stravolgono l'impianto del decreto. Piuttosto le proposte che lo rafforzano. Accanto alla soddisfazione per il lavoro svolto, c'è l'obiezione che si poteva osare di più. E il Pdl ad essere preoccupato, il Pd invita a premere l'acceleratore».
Su quali fronti, in particolare, c'è ancora da fare?
«Dobbiamo capire la natura dei rinvii. Vigilare che non diventino sine die. Ci sono timidezza e poca determinazione sulle farmacie. Debolezze su banche, assicurazioni, trasporti. I grandi settori sono stati appena sfiorati. Il Pd, che sulle liberalizzazioni è stato pioniere, vuole che si vada avanti».
Da pionieri, che ne pensate delle categorie in rivolta? Da Nord a Sud dilagano gli scontenti. È la crisi della quarta settimana o l'Italia dei Gattopardi?
«È ovvio che la richiesta di cambiamenti tocchi interessi consolidati, a volte privilegi, comunque abitudini. Apprezzo che Monti abbia confermato che le proteste non lo fermeranno e lo esorto ad andare avanti. Detto questo, alcuni hanno più ragioni di altri a protestare: capisco meno la serrata dei farmacisti o lo sciopero degli avvocati di quello dei tassisti».
Articolo 18. Per il governo non è un tabù. E per il Pd?
«Io ho capito che Monti invita i sindacati a sedersi senza il tabù dell'articolo 18 ma anche senza il totem dell'esecutivo di cambiarlo a tutti i costi. Se si blocca su questo argomento la possibilità di riformare il mercato del lavoro, allora deve essere il governo a fare il primo passo».
Come?
«Cominciando da altri temi. Precariato, flessibilità e sicurezza. Il mercato italiano è così sgangherato che non si può partire dal punto più complicato».
C'è chi, anche a sinistra, ritiene che la difficoltà italiana a licenziare abbia aggravato le difficoltà per i giovani di accedere al mercato del lavoro.
«In un Paese dove la grande maggioranza delle imprese è piccola e media, l'articolo 18 riguarda pochi. Parliamo piuttosto di come garantire la sicurezza economica insieme alla flessibilità».
Ma se Stato e imprenditori hanno i conti in rosso, i soldi necessari chi ce li mette?
«Non si trovano certo abrogando l'articolo 18. Personalmente credo che non si debba toccare, ma comunque l'errore è voler cominciare da lì. Non lo ha detto nemmeno Confindustria. Ha sbagliato il ministro Elsa Fornero a porre questo problema come centrale, subito dopo una dura riforma sulle pensioni. Ha indurito le posizioni in campo».

03/02/12

Il mio intervento sull'articolo 10 della Legge Comunitaria

Signor Presidente, l'articolo 10 è un articolo importante, perché riguarda una modifica di un articolo del decreto legislativo n. 152 del 2006 in materia di autorizzazione integrata ambientale.

L'autorizzazione integrata ambientale, in realtà, è sulla scena comunitaria sin dal 1995. Ha subito, in seguito a numerose direttive europee, delle modificazioni importanti. L'ultima riguarda la direttiva 2008/1/CE, che a livello comunitario viene definita IPPC. È stata introitata nell'articolo 29-quater del decreto legislativo n. 152 del 2006.
L'autorizzazione ambientale integrata è importante, perché va oltre la filosofia e la concezione delle autorizzazioni basate su comando e controllo tipiche delle autorizzazioni di settore. Si tratta di autorizzazioni che spesso pongono dei limiti stringenti. Una volta che tali autorizzazioni di settore vengono licenziate, il superamento di quei limiti prevede una sanzione o di carattere amministrativo o addirittura penale.
Quindi, la possibilità, così come già oggi è di fatto, dell'applicazione dell'autorizzazione ambientale integrata come sostitutiva di tutte le autorizzazioni di settore - o di una gran parte di queste - prevede un approccio, dal punto di vista delle amministrazioni pubbliche e del controllore, completamente diverso. Infatti, questa autorizzazione viene rilasciata al fine di un'istruttoria che prevede un rapporto interattivo tra il controllore e il controllato, una filosofia, quindi, completamente diversa da quella, come dicevo prima, del comando e del controllo.



Interpellanza urgente su la gestione dei rifiuti in Campania con riferimento ad Acerra (Mazzarella e Bratti)

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzarella ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01334, concernente elementi in merito al termovalorizzatore di Acerra (Napoli) .
EUGENIO MAZZARELLA. Signor Presidente, al Governo i sottoscrittori di questa interpellanza urgente hanno inteso rappresentare la consapevolezza, ribadendola, che un efficiente sistema di gestione dei rifiuti nella regione Campania è una delle condizioni fondamentali per vincere la sfida della normalità e della modernizzazione in una parte importante del Paese, che su questo fronte ha segnato purtroppo una lunga stasi di capacità e di decisione nel risolvere il problema.

L'interpellanza che abbiamo rivolto al Governo intende spingere lo stesso ad uno sguardo attento su questi territori che in questi anni hanno pagato un'emergenza grave; è una sollecitazione volta a rilevare che è venuto il tempo per delineare una via d'uscita.

Abbiamo ritenuto doveroso segnalare all'attenzione del nuovo Governo i ritardi Pag. 59in atti fondamentali, in protocolli d'intesa e accordi di programma, che lo Stato e la regione hanno convenuto con il martoriato territorio di Acerra, la sua comunità e il comune che rappresenta quella comunità. Si tratta di sostanziali ritardi su interventi di bonifica, cruciali per il risanamento ambientale di un territorio sovraesposto, opere di compensazione ambientale e ristori. Quello che intendiamo chiedere al Governo è che cosa si intenda fare per riconoscere i diritti a una comunità che si è assunta dei doveri verso la più larga comunità della Campania. Peraltro, il Partito Democratico ha piena consapevolezza del fatto che su fattispecie di questo tipo si gioca la credibilità delle istituzioni, sia dello Stato, sia della regione. E questa interpellanza è anche un modo per spingere il Governo a seguire attentamente, sul piano della sua programmazione e delle decisioni conseguenti, anche la regione Campania che è il fulcro di questa situazione. Non per sua scelta Acerra è diventata un emblema di distorsioni e ritardi nel ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. Vogliamo sapere dal Governo se si comincia a vedere un'effettiva nuova strada su questa materia.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Tullio Fanelli, ha facoltà di rispondere.





A Formignana (Fe)

02/02/12

Ambiente: Bratti, bene Clini su bonifiche

"Lo stato dell'arte delle bonifiche non pare aver fatto molti passi avanti. Concordiamo con il Ministro Clini sulla necessità di rendere i siti interessanti per eventuali investitori privati ma siamo al contempo preoccupati riguardo ad alcune situazioni, ad esempio l'ex Sisas di Pioltello Rodano dove vi sono importanti inchieste giudiziarie in atto che non riguardano solo interpretazioni cavillose di norme complesse ma casi di corruzione legati all'assegnazione di appalti ad alcune società. Siamo anche soddisfatti delle dichiarazioni del Ministro riguardo alla necessità di far chiarezza sul ruolo di Sogesid Spa che non può sovrapporsi al ruolo di Ispra e a quello del Ministero dell'Ambiente. Siamo anche d'accordo riguardo alle intenzioni di superare gli stati di emergenza relativamente alla gestione dei rifiuti non solo in Campania. Il giudizio negativo espresso dal Ministro sugli stati di emergenza dovrebbe far riflettere sulla situazione che si sta verificando nel Lazio dove, in maniera incomprensibile, la Presidenza del Consiglio ha affidato ad un Prefetto il compito di affrontare la scelta di siti di smaltimento a Roma". Lo ha dichiarato Alessandro Bratti, capogruppo  Pd nella commissione Ecomafie.