31/07/13

Napoli. Parcheggio con 122 posti auto, sigilli nel cantiere di via Aniello Falcone

Gli agenti della polizia municipale, insieme con i carabinieri, sono in questo momento impegnati nel dare esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Napoli, su richiesta della Procura, sezione reati ambientali.

L'operazione è in corso in via Aniello Falcone in un cantiere aperto per realizzare un parcheggio interrato di 4 piani, con 122 posti auto divisi in box, nel sottosuolo di un impianto sportivo. Si tratta di un'area che ricade in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale.

Sul posto, i vigili dell'aliquota, sezione di polizia giudiziaria, al comando del capitano Gabriele Salomone, con i carabinieri del Comando provinciale: il sequesto preventivo è stato disposto perché il completamento delle opere, secondo gli inquirenti, «avrebbe potuto comportare seri rischi per la sicurezza collettiva e, in particolare, per la stabilità del pendio su cui andava ad insistere il parcheggio e consequenzialmente anche per l'edificato limitrofo».

La realizzazione della struttura  secondo la Procura partenopea stava avvenendo in base a un permesso del Comune, ritenuto illegittimo, rilasciato alla società proprietaria del terreno amministrata da Carlo Simeoli, ritenuto «braccio economico» di due clan.

Ambiente: le foto del disastro petrolifero in Thailandia


Petrolio thailandiaC'è un solo colore nelle immagini che Greenpeace ha commissionato al fotografo Roenggrit Kongmuang e che documentano le operazioni di ripulitura della spiaggia di Ao Phrao a Ko Samed, nella provincia thailandese di Rayong: il nero.

Dopo il disastro petrolifero avvenuto sabato nel Golfo di Thailandia soccorritori, volontari locali e personale della PTT Global Chemical hanno raggiunto una delle spiagge più ambite dal turismo internazionale per avviare le operazioni di ripulitura. Sono oltre 50 mila i litri di petrolio greggio che si sono dispersi in mare, 20 chilometri a sud est della zona industriale di Map Ta Phut, per una perdita da un oleodotto operato dalla PTT Global Chemical Public Company. È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell'Artico. E come nel Mediterraneo: le nostre coste sono assediate da decine di richieste per la ricerca di poche gocce di petrolio che all'Italia basterebbero per poche settimane. Ma un disastro, anche modesto, in poche ore causerebbe un danno che le foto thailandesi documentano benissimo. In Italia, Greenpeace ha già scritto al ministro dell'Ambiente per informarlo delle minacce delle trivellazioni in arrivo, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

Tsunami nel Mediterraneo, adesso la scienza conferma che sono possibili: Italia a rischio?

Provengono forse dalle faglie di Messina i più devastanti terremoti nazionali: Urania cerca la risposta nei fondali marini

Non solo terremoti, ma anche tsunami. Adesso l’Italia sa che può essere necessario saper affrontare un pericolo in più, anche al sicuro all’interno di quella grande pozza salata che è il Mar Mediterraneo, così piccola in confronto agli oceani e alle gigantesche masse d’acqua che contengono.

A dare la notizia è la ricercatrice italiana Alina Polonia, dell’Ismar Cnr di Bologna: «È stato possibile ricostruire per la prima volta anche l’effetto del più grosso e dibattuto terremoto Mediterraneo noto ai cataloghi storici. Si tratta del terremoto di Creta del 365 d.c. (magnitudo stimata superiore a M=8) che ha provocato uno tsunami in tutto il Mediterraneo e la deposizione di un corpo sedimentario sui fondali marini spesso fino a 25 m. Questa scoperta dimostra che il Mediterraneo può essere sede di grossi terremoti tsunami genici, e quindi lo studio delle strutture tettoniche sottomarine e/o prossime a costa risulta di fondamentale importanza».

Ecco che il progetto appena presentato, e previsto per il 2014  di spedizione in mare a largo delle coste della Sicilia orientale e della  Calabria con la nave N/R Cnr Urania assume una particolare rilevanza. «L’obiettivo è quello di dare risposte ad alcune domande precisa Polonia  Le faglie attive nella regione dello stretto di Messina, potrebbero essere responsabili dei maggiori terremoti italiani?» Durante la spedizione si cercherà quindi di studiare nel dettaglio le zone di deformazione attiva presenti a mare e correlarle con le strutture note a terra. «Il progetto Prin denominato Geodinamica Attiva e coordinato da  Carmelo Monaco, dell’università di Catania  approfondisce Polonia si propone di quantificare le deformazioni recenti e determinare gli elementi di pericolosità geologica lungo le coste dell’Italia meridionale».

Inevitabile l’aumento del livello del mare con la CO2 già emessa dall’uomo

Fino ad oggi già “prenotati” più di 2 metri di aumento del livello del mare

I dati che abbiamo attualmente a disposizione ci dicono che il livello medio globale del mare sta aumentando di 1 centimetro ogni 10, ma lo studio The multimillennial sea-level commitment of global warming, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) da un team internazionale di scienziati guidati da  Anders Levermann del Potsdam Institute for Climate Impact Research, rivela un processo nascosto, a lungo termine, che potrebbe innescare un rialzo dei mari molto più forte e veloce, favorito dalla bomba a tempo della CO2 antropogenica che stiamo accumulando nell’atmosfera del nostro pianeta.

Secondo i ricercatori, «Il livello medio globale del mare è stato in costante aumento nel corso dell’ultimo secolo, si prevede un aumento entro la fine di questo secolo e continuerà a salire oltre il 2100 a meno che l’attuale tendenza globale della temperatura media non venga invertita. Tuttavia, l’’inerzia del sistema climatico  globale del carbonio  fa sì che la temperatura media globale declini  lentamente anche dopo che le emissioni di gas a effetto serra saranno cessate, sollevando la questione di quanto impegno per il  livello del mare sia previsto  per i diversi livelli di aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali».

Lo studio avverte che «Sebbene l’aumento del livello del mare durante il secolo scorso sia stato dominato dal riscaldamento dell’oceano e dalla perdita dei ghiacciai, il buon senso suggerisce che i dati sul livello del mare negli ultimi indichino che importanti contributi dovrebbero essere attesi dalla calotta ghiacciata della Groenlandia e dell’Antartide».

Catarci (VIII Municipio): " No alla discarica sull' Ardeatina"

Suscita polemiche la decisione di aprire una discarica provvisoria a ridosso del Parco dell'Appia Antica. "Tutta la zona va restituita all’Umanità e non utilizzata per una discarica", ha detto Andrea Catarci, presidente del Municipio VIII. "Chiediamo subito una discussione in merito".

“Come si può pensare di collocare la discarica nell’area della Falcognana, a ridosso di quel patrimonio dell’Umanità che è il Parco dell’Appia Antica? Il sito, inoltre, si trova nei pressi del Santuario del Divino Amore, luogo simbolo e punto di riferimento religioso, meta per pellegrini di tutto il mondo. Forse il Commissario Sottile intende vanificare sul nascere la strategia della Giunta Marino finalizzata alla costituzione del Parco Archeologico dei Fori e dell’Appia Antica avviata proprio in questi giorni?”. Sono queste le parole di Andrea Catarci, presidente del Municipio VIII (ex XI) che commenta l'ipotesi alternativa a Malagrotta: da giovedì mattina infatti i camion che ogni giorno fanno avanti e indietro con Malagrotta potrebbero essere spediti al km 15,3 dell’Ardeatina, piena periferia Sud di Roma. “Proprio ora che ci stiamo riappropriando della gestione della legalità per il ripristino delle regole, dopo 5 anni di mala gestione, un’ipotesi del genere o è uno scherzo o è una provocazione: metteremo in atto ogni azione per contrastarla”, aggiunge Massimo Miglio, assessore alle politiche urbanistiche, decoro urbano e contrasto all’abusivismo edilizio e valorizzazione del territorio del Municipio VIII ex XI.

L’Osservatorio Climatico ENEA ospita il progetto climatico ChArMEx


In che modo gli inquinanti di origine antropica influiscono sul clima del Mediterraneo? A scoprirlo ci pensa il progetto francese ChArMEx dal mega sito Enea di Lampedusa

Grazie all’Osservatorio Climatico dell’ENEA da oggi sarà più semplice studiare l’atmosfera del Mediterraneo. Il mega sito sarà infatti la sede di un progetto internazionale incentrato sulle condizioni climatiche del bacino del Mediterraneo presentato oggi a Lampedusa , dove l’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Assessorato del Territorio e Ambiente della Regione Sicilia. Il sito, uno dei più meridionali d’Europa, ha un ruolo chiave nelle attività dei programmi internazionali sul clima e stavolta ospiterà il progetto francese ChArMEx (Chemistry and Aerosol Mediterranean Experiment), che coinvolge diversi attori europei.

Dopo il primo mese di lavori seguiranno fasi di ricerca che dureranno circa due anni durante le quali verrà analizzata la variabilità climatica stagionale e giornaliera che condurranno a valutazioni climatiche delle variazioni attualmente in atto nel Mediterraneo. Oltre alle osservazioni effettuate da terra i ricercatori provvederanno a raccogliere i dati forniti dal satellite, dalle rilevazioni aeree e dai palloni. La campagna oltre che sul sito di Lampedusa potrà anche contare sulla collaborazione di un altro sito che l’ENEA ha predisposto presso presso il Centro dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR di Capo Granitola (Trapani) a circa 100 chilometri  a nord di Lampedusa. Attraverso la raccolta dati verrà quindi analizzato il trasporto di inquinanti di origine antropica, gas e particolato oltre che delle polveri desertiche provenienti dall’Africa analizzando anche l’inquinamento derivato dal traffico navale nel Canale di Sicilia.

Negoziati climatici: Onu, avanti verso il nuovo accordo

Figueres:“I Governi ora si stanno muovendo più velocemente verso l'attesa fase di progettazione e realizzazione di soluzioni concrete”

Passi avanti verso il nuovo accordo mondiale per affrontare il cambiamento climatico. Le due settimane di colloqui appena concluse a Bonn sotto l’egida dell’Onu, hanno lasciato tutte le parti soddisfatte e portato i primi risultati concreti a livello dei negoziati climatici internazionali. “Si è trattato di un incontro particolarmente importante ha commento a Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ( UNFCCC )  dal momento che i Governi ora si stanno muovendo più velocemente dalla fase d’esplorazione delle opzioni esistenti a quella di progettazione e realizzazione si soluzioni concrete”.   Durante queste due settimane, i partecipanti si sono concentrati su come trasformare rapidamente i sistemi energetici del mondo in opzioni low carbon, comprendendo le energie rinnovabili, l' efficienza energetica e le soluzioni di CCS
(carbon capture and storage o “carbone pulito”). Con l'obiettivo di mettere nero su bianco il testo d'un trattato universale sui cambiamenti climatici entro il 2015  che entrerà vigore entro il 2020 quest ultimo round di colloqui è servito a spianare la strada verso l’incontro delle Parti ufficiale di Varsavia (COP-19), che si terrà partire dal prossimo 12 novembre. “Negli ultimi 12 mesi, sono state poste solide basi sotto il processo che porterà all'accordo 2015 e all’impegno del 2020″, hanno commentato congiuntamente i co presidenti di un gruppo di lavoro incaricato di progettare la nuova intesa, Jayant Moreshver Mauskar e Harald Dovland. “Come risultato di un impegno costruttivo e flessibile tra i governi, le nazioni ora hanno una chiara idea di come muoversi per ottenere progressi tangibili in occasione della prossima Conferenza dell'ONU sul clima in Polonia e oltre”. A Bonn, i governi hanno inoltre esaminato gli elementi chiave per un tale cambiamento, compresa la riduzione del rischio degli investimenti, i partenariati pubblico-privato, e il testo di un accordo legalmente vincolante a lungo termine per affrontare in modo efficace il tema della finanza climatica.

L'uranio statunitense lascia l'Italia trasporto top secret, ora le verifiche

Il materiale custodito nel centro di Rotondella, nel Materano, e in altri tre siti è stato trasportato fino all'aeroporto militare di Gioia del Colle da dove è partito per gli Usa. Diverse le interrogazioni rivolte al governo, il ministro Orlando ha chiesto una relazione ad Arpa Ispra

Sono tornate per sempre negli Stati Uniti le 84 barre di uranio custodite dagli anni '70 nel bunker del centro di Rotondella, in provincia di Matera. L'operazione è avvenuta nella notte fra domenica e lunedì dopo un accordo tra il governo Italiano e quello americano avvenuto in occasione del vertice sulla Sicurezza nucleare svolto a Seoul nel marzo del 2012. Sono stati interessati altri tre siti in Italia che hanno fatto meta in Basilicata per poi arrivare nell'aeroporto di Gioia del Colle dove sono poi ripartiti alla volta degli Stati uniti. Un trasporto top secret gestito dal ministero degli Interni e da quello dello Sviluppo economico ma sul quale ora il ministero dell'Ambiente Andrea Orlando ha chiesto ad Arpa e Ispra una relazione immediata: "Voglio sapere se ci sono stati pericoli per l'ambiente".

30/07/13

Interrogazione Realacci-Bratti-Sistri

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Sisma: da Giunta E-R impegnati 19 milioni per formazione

Sono 209 le attività di formazione e lavoro approvate dalla Giunta regionale dell'Emilia-Romagna per le persone e le imprese dei Comuni colpiti dal sisma, con 519 percorsi per oltre 13 mila potenziali destinatari e 19 milioni già impegnati del contributo di solidarietà di 40 milioni e 714 mila euro proveniente dalle Regioni e costituito da risorse del Fondo Sociale Europeo. ''Nonostante la crisi  ha detto l'assessore regionale alla Scuola, Formazione e Lavoro Patrizio Bianchi  la risposta delle imprese e' stata fortissima, un segnale che dimostra come il territorio abbia compreso che la formazione è la vera spinta per la crescita, lo strumento principale con cui le imprese non solo crescono ma si riposizionano sui mercati''. Tra i destinatari, ci sono 5.404 lavoratori (dipendenti, autonomi e imprenditori), 196 disoccupati o in mobilità, e altre 2.398 persone che potranno usufruire di formazione, orientamento e servizi di accompagnamento al lavoro. Ulteriori progetti riguarderanno 4.500 studenti delle scuole. Altre azioni riguardano il finanziamento di piani di intervento a sostegno della ripresa e del riposizionamento delle filiere produttive; poi voucher formativi per permettere a giovani laureati di accedere a master universitari progettati insieme dalle Università per formare nuove competenze tecniche e gestionali per sostenere l'innovazione e l'internazionalizzazione del sistema produttivo locale; quindi percorsi individuali a supporto dell’avvio di nuove imprese; formazione per 500 giovani impegnati nei progetti di servizio civile per rendere spendibile l'esperienza nei contesti produttivi; percorsi di istruzione e formazione professionale. Inoltre è ancora aperto il bando per gli incentivi per le nuove assunzioni. Per accompagnare la ripresa nei comuni piu' colpiti dal terremoto, la Regione mette a disposizione delle imprese anche una misura di agevolazione finanziaria. Alle imprese e agli altri soggetti dei comuni terremotati delle province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia che, nel corso del 2013, hanno assunto e assumeranno a tempo indeterminato persone disoccupate la Regione offre incentivi di 7.000 euro, se il neo-assunto e' un uomo, e di 8.000 euro, se ad essere assunta e' una donna.

 (ANSA)