13/05/14

(Er) Mare. Risoluzione Pd blocca-trivellazioni alla Camera

 Firma anche riminese Arlotti; Provincia Rimini: Governo si muova

Vietare le trivellazioni in mare entro le 12 miglia dalla costa, rivedere il sistema delle autorizzazioni delle attività di ricerca di idrocarburi garantendo una maggiore tutela dell'ambiente, individuare una regolamentazione internazionale delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi attraverso un'apposita conferenza dei Paesi rivieraschi. Sono i punti su cui la risoluzione presentata in commissione Ambiente della Camera, e sottoscritta fra gli altri dal deputato del Pd riminese Tiziano Arlotti, impegna il governo a intervenire dopo l'appello lanciato ieri in spiaggia a Rimini dall'europarlamentare Andrea Zanoni (Pd) insieme con gli ambientalisti. Intanto, anche la Provincia di Rimini si mobilita. "L'iter della risoluzione spiega Arlotti in una nota è alle battute finali dopo una serie di audizioni con i vari soggetti interessati, tra cui Anci e amministrazioni locali, per approfondire l'argomento e arrivare ad un testo condiviso da tutti i gruppi parlamentari da approvare entro questo mese". Il tema centrale è la moratoria delle trivellazioni: la risoluzione impegna l'esecutivo a sospendere qualsiasi procedura estrattiva entro le 12 miglia dalla costa e a introdurre specifiche norme a maggiore tutela dell'ambiente per le attivita' al di fuori di tale fascia nell'Adriatico e nel Mediterraneo. Qualsiasi azione di trivellazione dovra' inoltre essere preceduta da una conferenza fra gli Stati a carattere vincolante. "Anche la normativa europea va rivista e occorre studiare dettagliatamente gli effetti delle attivita' estrattive sul nostro ecosistema marino, che va tutelato.

L'Adriatico non è il mare del Nord", rimarca il deputato riminese. La legge 134 del 2012 ha infatti modificato la normativa e il regime di autorizzazioni dell'attivita' di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, si ricorda nell'interpellanza. In particolare, si fissa un'unica e più rigida fascia per l'estrazione dell'olio e del gas, pari ad un'estensione di 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attivita' di prospezione, ricerca e coltivazione. La norma fa però salvi in modo retroattivo i procedimenti autorizzatori già in corso prima del 26 agosto 2010 ed esclude dalla valutazione di impatto ambientale le attività finalizzate a migliorare le prestazioni degli impianti di coltivazione di idrocarburi, compresa la perforazione, se effettuate a partire da opere esistenti e nell'ambito dei limiti di produzione ed emissione dei programmi di lavoro già approvati. Da' manforte la Provincia di Rimini, per iniziativa dell'assessore all'Ambiente Stefania Sabba la quale ricorda come "nel marzo 2013, il Consiglio provinciale di Rimini approvò il piano clima 2020 in cui, già nella premessa, si scriveva chiaramente come fosse doveroso spingere la ricerca verso le rinnovabili". Ora, continua Sabba in una nota, "nell'Europa unita e dai confini aperti, non esiste che ciò che viene messo giustamente fuori dalla porta in un Paese rientri dalla finestra nel Paese confinante. Per questo come istituzione locale spingiamo anche noi affinche' il governo prenda in mano questo problema, dimostrando che essere Europa non vuol dire fare a essere il piu' furbo dell'altro". La stessa Provincia invio' tre anni fa una lettera di protesta a Roma quando l'allora ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, annunciò il rilancio del piano trivellazioni nell'Adriatico.

(DIRE)

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