L'Adriatico non è il mare del Nord", rimarca il deputato riminese. La legge 134 del 2012 ha infatti modificato la normativa e il regime di autorizzazioni dell'attivita' di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, si ricorda nell'interpellanza. In particolare, si fissa un'unica e più rigida fascia per l'estrazione dell'olio e del gas, pari ad un'estensione di 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attivita' di prospezione, ricerca e coltivazione. La norma fa però salvi in modo retroattivo i procedimenti autorizzatori già in corso prima del 26 agosto 2010 ed esclude dalla valutazione di impatto ambientale le attività finalizzate a migliorare le prestazioni degli impianti di coltivazione di idrocarburi, compresa la perforazione, se effettuate a partire da opere esistenti e nell'ambito dei limiti di produzione ed emissione dei programmi di lavoro già approvati. Da' manforte la Provincia di Rimini, per iniziativa dell'assessore all'Ambiente Stefania Sabba la quale ricorda come "nel marzo 2013, il Consiglio provinciale di Rimini approvò il piano clima 2020 in cui, già nella premessa, si scriveva chiaramente come fosse doveroso spingere la ricerca verso le rinnovabili". Ora, continua Sabba in una nota, "nell'Europa unita e dai confini aperti, non esiste che ciò che viene messo giustamente fuori dalla porta in un Paese rientri dalla finestra nel Paese confinante. Per questo come istituzione locale spingiamo anche noi affinche' il governo prenda in mano questo problema, dimostrando che essere Europa non vuol dire fare a essere il piu' furbo dell'altro". La stessa Provincia invio' tre anni fa una lettera di protesta a Roma quando l'allora ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, annunciò il rilancio del piano trivellazioni nell'Adriatico.
(DIRE)
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