Eppure una soluzione era stata proposta per una volta all'unisono dall'intera filiera (produttori di apparecchiature, recuperatori, Regioni, Province e Comuni), ma non accolta dal ministero dell'Ambiente: un sistema di accreditamento delle imprese di trattamento, che sulla base degli standard qualitativi europei verificasse costantemente la qualità delle prestazioni. Questo potrebbe essere gestito dal Comitato di Vigilanza e Controllo dei Raee, ente super partes già istituito dal Decreto n. 151 del 2005: in questo modo, sarebbero premiate le aziende virtuose che hanno investito per un sistema di qualità e penalizzati gli impianti che puntano solo alla riduzione dei costi di trattamento, concentrandosi sul recupero delle frazioni a maggior valore di mercato e ignorando gli obiettivi complessivi di recupero, nonchè gli effetti sull'ambiente. "Gli operatori del settore - evidenzia Gabriele Canè, Presidente di Assoraee, chiedono meno burocrazia in fase di autorizzazione e più controlli in strada, alle frontiere e presso le aziende in fase operativa. E' questa la giusta strada per garantire una maggiore salvaguardia ambientale e un risparmio di risorse attraverso l'effettivo recupero di materie prime che in Italia scarseggiano (ad esempio metalli preziosi e terre rare, contenuti nei Raee). Il Decreto, così come e' formulato oggi, lascia zone grigie che possono favorire operatori disinvolti che massimizzano i guadagni a scapito dell'ambiente".
(ilVelino/AGV NEWS)
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