Il Piano, inteso come uno strumento efficace e testato per affrontare i mutamenti climatici, prevede azioni, responsabilità specifiche e misure concrete per una pronta e accurata attuazione che possa rendere la città più resiliente.
ARPA E.R., nell’ambito dell’azione A1 del progetto, ha realizzato uno studio (vedi pdf allegato), definendo un profilo locale climatico (LCP – Local Climate Profile) utile a comprendere gli impatti dei cambiamenti climatici su scala locale.
Pubblichiamo un’intervista con Lucio Botarelli e Rodica Tomozeiu di ARPA Emilia-Romagna.
Oggi le città in cui viviamo devono adattarsi ai cambiamenti climatici in atto. In che modo e con quali strumenti potranno essere più resilienti?
L’adozione di piani di adattamento, che traggono origine dalle proiezioni climatiche e dall’attenta analisi della situazione in cui vivono le nostre città e delle opportunità per gli enti locali, indubbiamente permettono alle amministrazioni di valutare le soluzioni e gli investimenti da adottarsi per aumentare la capacità di resilienza dei centri urbani. Quindi è fondamentale la conoscenza di quale sarà l’entità del cambiamento, la definizione dei possibili impatti, l’analisi delle fragilità e la definizione delle vulnerabilità delle componenti che caratterizzano la struttura cittadina.
Fondamentale è la partecipazione del maggior numero possibile di attori, pubblici e privati, sia nella definizione del piano che nella sua applicazione, essendo uno strumento trasversale e complesso.
Perché è importante analizzare le vulnerabilità territoriali e quale valore assume un Local Climate Profile (LCP)?
La redazione di un piano di adattamento urbano si dovrebbe basare sulla determinazione della magnitudo delle forzanti climatiche, evidenziandone il segnale ad una scala tale da poterne valutare gli impatti a livello locale.
È importante ricordare che la variabilità e il cambiamento climatico possono essere diversi anche in un ambito a dimensione regionale, ed è quindi utile e necessario riuscire a fare delle proiezioni su scala locale, soprattutto quando si vogliono studiare gli impatti dei cambiamenti climatici per predisporre delle politiche di adattamento. Le proiezioni globali dei cambiamenti climatici possono dare un indirizzo generico, che vale pur per una presa di coscienza della direzione del segnale climatico, come ad esempio l’aumento atteso delle temperature, ma solo una regionalizzazione dei principali indicatori climatici, quali temperature minime e massime, precipitazione, giorni con temperatura superiore a certe soglie o senza precipitazione, possono veramente indicare l’ampiezza dell’impatto per quel determinato ambito di studio.
Ecco perché nel progetto BLUE AP l’analisi di variabilità climatica è fatta scendendo dal globale al locale, partendo dai risultati ottenuti su scala europea, per poi scendere a livello regionale e a quello cittadino. Questi studi rientrano nella stretta definizione del Local Climate Profile (LCP).
Il LCP permette anche di capire la dimensione effettiva della vulnerabilità dei sistemi urbani, che già a priori possono presentare delle fragilità costitutive. L’insieme delle conoscenze sul clima futuro locale e delle vulnerabilità conduce alla definizione di un Local Climate Impact Profile, che, come dicono gli inglesi, dovrebbe rappresentare uno strumento pragmatico ed efficace per una migliore comprensione del futuro.
Cosa è emerso dallo studio che, nell’ambito del progetto BLUE AP, ARPA Emilia-Romagna ha iniziato per la città di Bologna?
Per il progetto BLUE AP, lo scopo del lavoro svolto da Arpa Emilia-Romagna (nell’ambito dell’Azione A1) è stato quello di costruire un profilo climatico locale, integrato nello studio della vulnerabilità, dei rischi e delle opportunità su scala locale.
ARPA E.R. ha focalizzato lo studio su una serie di indicatori climatici di temperatura e precipitazioni, sia per i valori medi che estremi, partendo dai dati osservati nella stazione di Bologna della rete storica del Servizio IdroMeteoClima di Arpa. Gli scenari futuri sono stati quindi costruiti mediante alcune tecniche statistiche di regionalizzazione, prendendo come riferimento lo scenario emissivo A1B per i periodi 2021-2050 e 2070-2099.
Dal 1951 al 2011 sono stati osservati importanti segnali di variabilità climatica sia per le temperature, sia per le precipitazioni. In particolare, per Bologna, tendenze significative di aumento della temperatura sono state osservate per tutte le stagioni, con un valore medio di circa 0,3 gradi per decade. Si è potuto osservare anche un aumento delle ondate di calore, ossia dei giorni consecutivi con temperature massime giornaliere superiori a 33 gradi, ed una diminuzione del numero di giorni con gelo, quando la temperatura minima è inferiore a 0 gradi. È importante ricordare che l’aumento è stato più marcato dopo gli anni ’90, quando sono state osservate forti anomalie, come ad esempio durante l’estate 2003 e l’inverno 2007-2008.
Per le precipitazioni, le tendenze sono state differenziate tra le diverse stagioni; sempre a Bologna abbiamo registrato una diminuzione per l’inverno e la primavera, mentre un lieve aumento per l’autunno. Da un punto di vista statistico, la tendenza per l’estate non è risultata significativa, ma (importante aspetto da sottolineare), abbiamo trovato un incremento del numero massimo di giorni consecutivi senza piogge ed un aumento della frequenza di giorni con precipitazioni intense.
Può ARPA E.R. segnalare i dati sui cambiamenti climatici che impattano sul territorio di Bologna e che mostrano gli scenari futuri?
Gli scenari futuri costruiti mediante le tecniche statistiche di regionalizzazione mostrano per Bologna un probabile incremento medio delle temperature di 2 gradi per il periodo 2021-2050 rispetto al clima 1961-1990 (periodo di riferimento). A fine secolo i possibili segnali di aumento potranno essere ancora più marcati, con anomalie medie superiori a 3 gradi. Per entrambi i periodi, si prevede che le anomalie più forti potranno verificarsi durante il periodo estivo con valori medi rispettivamente di 2,5 e di 5,5 gradi. Va da sé che questo comporterà un conseguente aumento anche delle ondate di calore.
Le proiezioni hanno mostrato che a Bologna sarà possibile un calo delle precipitazioni, che sarà più marcato nel secondo periodo quando la diminuzione potrà essere circa del 30% per la stagione estiva.
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