07/04/08

Franceschini sui rifiuti


Il Popolo della libertà ha "strumentalizzato" l'emergenza rifiuti in Campania per "guadagnare qualche consenso". Una cosa "deprimente", dice Dario Franceschini.
Il sito di Dario Franceschini

Il vice di Veltroni, parlando con i giornalisti nel capoluogo partenopeo, ha dichiarato di aver "girato un po' per la città di Napoli" ma ha osservato: "Mi sembra un'immagine un po' diversa da quella che si vede in televisione. E' chiaro che c'è stata un'emergenza che in parte si sta superando", ha detto Franceschini.

Pur sottolineando come occorrano "interventi strutturali", Franceschini ha difeso l'operato del commissario straordinario Gianni De Gennaro. "Abbiamo sostenuto e sosteniamo il prefetto De Gennaro nel lavoro delicato e difficile che gli è stato
assegnato. Si è rimboccato le maniche e si è messo a lavorare - ha continuato - mentre altri si sono preoccupati solo di mostrare il più possibile immagini di repertorio per guadagnare qualche consenso da qualche altra parte d'Italia non accorgendosi del danno che, in questo modo, viene fatto a tutto il Paese e non solo a Napoli e alla Campania. Il danno che viene fatto all'immagine ha amplificato un problema che andava risolto e si sta risolvendo ma - ha concluso Franceschini - strumentalizzarlo in campagna elettorale è veramente un'altra delle cose deprimenti a cui abbiamo assistito".


Rottamiamo il petrolio


“Abbiamo assoluto bisogno di un Paese che si impegni in materia di risparmio energetico e sviluppi nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili”. Walter Veltroni, intervenendo a Taranto, lancia il progetto del PD sul tema energia e ambiente.Un piano che da una parte si concentra sulla promozione di nuove fonti di energia, e dall’altra spinge sulla necessità di mutamenti negli stili di vita dei cittadini, al fine di favorire uno sviluppo sempre più compatibile con un virtuoso rapporto tra attività umane e condizione climatica del pianeta.
“Abbiamo bisogno di riconvertire le nostri fonti di energia – ha sottolineato Veltroni – e per fare questo ci vogliono scelte coraggiose e radicali, serve una nuova spinta, una concezione moderna del termine ambientalismo. Non abbiamo bisogno del no a tutto.

Serve un grande piano di incentivazione all’uso di pannelli solari, che consenta, in pochi anni, di alimentare tutti gli edifici pubblici con energia solare. E in un paese come l’Italia, sfruttare il sole non dovrebbe rappresentare un problema…”.

Non solo, “occorre ridurre gli imballaggi degli oggetti che compriamo, dobbiamo cambiare le lampadine che usiamo con quelle a basso consumo energetico, dobbiamo cambiare abitudini e comportamenti. Dobbiamo portare a termine un ciclo moderno di rifiuti, come succede in tutti gli altri paesi europei”. Tutte cose che in Italia non è ancora stato possibile realizzare, proprio a causa della politica del “no” dei veti, dei conservatorismi e della paura. “tutti hanno paura dei cambiamenti – ha detto il leader del PD – ma noi dobbiamo imparare a governarli i cambiamenti. E per farlo abbiamo dalla nostra parte la scienza, non bisogna avere paura della scienza. E non bisogna credere e a chi dice che prima si stava meglio. Non è vero, abbiamo fatto grandissimi passi in avanti, e ora dobbiamo proseguire”. E in questo contesto, “la riconversione ambientale dell’economia è una delle grandi realtà con cui fare ripartire il Pil”.

Un impegno, quello sottolineato da Veltroni, che il Partito Democratico si è assunto fin dal momento della sua nascita e che può essere riassunto con lo slogan “L’ambientalismo del fare”. Un concetto, questo, che viene ribadito nelle piazze e d’Italia in occasione della “Giornata del Sole”, con una serie di iniziative di sensibilizzazione, promosse direttamente sul territorio, per illustrare alla gente le proposte del PD in materia in tema di energia, di ambiente e di lotta ai cambiamenti climatici.

“Per noi – ha spiegato il responsabile Ambiente Roberto Della Seta – la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, in particolare l’obiettivo riassunto dallo slogan ‘rottamare il petrolio’, puntando sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica, non solo è per l’Italia la via obbligata dettata dal Protocollo di Kyoto e dalle scelte dell’Unione europea per ridurre le emissioni di gas climalternati, ma è anche una delle strade principali per promuovere l’innovazione tecnologica, la creazione di nuova occupazione e per abbassare i costi energetici delle famiglie e delle imprese”.


Risparmio energetico e uso di fonti rinnovabili
Obiettivi del ddl che il PD porterà in Consiglio dei ministri

Il disegno di legge si articola in un complesso di misure volte al conseguimento delle compatibilità ambientali previste entro il 2020 attraverso il pieno coinvolgimento dei territori e di tutte le categorie interessate. Tra i provvedimenti proposti, quello di rendere permanete il meccanismo di incentivazione fiscale, tramite detrazioni, a favore degli investimenti sostenuti dai cittadini per l’installazione di pannelli solari. Una misura diretta, che contribuisca a superare l’attuale incertezza legata alla presenza o meno di dette misure nelle manovre finanziarie di fine anno. Quanto agli enti pubblici, l’obiettivo è che, tramite un mirato sostegno finanziario, si sostituiscano gli impianti e le apparecchiature per il riscaldamento degli edifici che utilizzano combustibili fossili, con impianti e apparecchiature ad energia solare.

Un importante insieme di misure è inoltre indirizzato alle amministrazioni pubblici al fine di renderle partecipi dello sforzo per la riduzione dei consumi energetici e per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili. In particolare, si è previsto l’obbligo per le nuove costruzioni dell’istallazione dei pannelli solari termici (attualmente previsto solo per il solare fotovoltaico), nonché la semplificazione della procedura di autorizzazione, attraverso la semplice comunicazione. Le amministrazioni dovranno inoltre prevedere la realizzazione di sistemi di illuminazione pubblica secondo tecnologie e metodiche che assicurino risparmio energetico, utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e di limitazione dell’inquinamento luminoso.

Si istituisce poi un Fondo per l’efficienza energetica, con lo stanziamento di 100 milioni di euro all’anno per cinque anni, cui possano accedere gli enti pubblici, in forma singola o associata, per progetti di risparmio e di efficienza energetica. Si affronta il tema dei trasporti e del suo impatto sui consumi energetici e le emissioni di gas serra, favorendo specifici aggiornamenti del Piano generale dei trasporti finalizzati a:

a) ridurre le emissioni di gas serra e le emissioni inquinanti, in particolare nelle aree urbane;

b) promuovere il riequilibrio modale favorendo il trasporto su ferro, il cabotaggio, il trasporto collettivo e la mobilità ciclo-pedonale e la sua integrazione coi trasporti collettivi;

c) decongestionare il traffico nei centri urbani;

d) assicurare una migliore mobilità sul territorio nazionale e i collegamenti internazionali, con interventi coerenti ed integrati negli ammodernamenti e nelle nuove realizzazioni di infrastrutture e nella loro gestione.

e) ridurre la dipendenza del nostro paese dalle fonti non rinnovabili, con particolare attenzione alla riduzione del petrolio.

Per raggiungere questi obiettivi, i piani e i programmi per la mobilità regionale e locale si dovranno conformare, mentre uno specifico sforzo finanziario è finalizzato a incentivare l’acquisto di autobus pubblici a metano e per promuovere il trasporto collettivo sul ferro nel trasporto locale e urbano (300 milioni di euro all’anno per cinque anni) e per l'avvio del piano "1000 treni pendolari" (300 milioni di euro all'anno per cinque anni), più specifiche misure per favorire la diffusione dei biocarburanti e potenziare la rete di distribuzione del metano e del gpl per autotrazione.

Una particolare attenzione è dedicata poi al tema dell’informazione dei consumatori e utenti attraverso il sistema di fatturazione dei consumi elettrici e di gas anche al fine di favorire comportamenti virtuosi da parte dei cittadini. Ugualmente, si prevede che nell’ambito del sistema scolastico si attivino, nel rispetto del principio dell’autonomia didattica, forme di conoscenza da parte delle nuove generazioni di comportamenti rispettosi dell’ambiente, del risparmio energetico e dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, dell’uso del suolo e difesa del territorio, dell’uso razionale delle risorse naturali ed in particolare dell’acqua. Infine, per assicurare il dovuto coordinamento e la dovuta semplicità applicativa, si è prevista una delega legislativa volta proprio alla scrittura di un testo unico di tutte le disposizioni dedicate al risparmio energetico e alla diffusione delle fonti rinnovabili, anche al fine di rendere più omogenee e semplici le procedure amministrative dedicate a tale comparto, problema, quest’ultimo, che da più parti viene segnalato come uno dei principali ostacoli alla piena diffusione di tali tecnologie e comportamenti.

05/04/08

la mia agenda2



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Buon week end a tutti!!!


Beh io sono in giro per gli incontri elettorali (vedi agenda sopra) ma voi se non venite andate al cinema! E' anche uscito Juno che dicono sia un bel film.

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IMPEGNI.PD: sottoscrivo il patto proposto da legambiente


13 proposte per un'Italia più moderna
Legambiente chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere un Patto per l'ambiente, ovvero tredici impegni che possono essere assunti durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l'effetto serra e l'inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un'Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un'occasione per crescere e vincere.
Qui trovate l'elenco dei firmatari;
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0320PattoAmbiente/index.php
e qui il testo del patto:
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0320PattoAmbiente/0320_PattoPerAmbiente.pdf

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04/04/08

IMPEGNI.PD: Università e Ricerca cresceranno con il Partito Democratico


Dal manifesto di professori, ricercatori e studenti:
Università vuol dire alta formazione, ricerca ma anche sviluppo economico e territoriale. Le politiche sull’università devono tenere conto di tutte e tre le missioni. Ogni ateneo deve progettare con serietà il suo futuro e il sistema nazionale deve incoraggiare e premiare chi fa meglio. Tutte le università chiedono giustamente di veder riconosciuti i risultati che hanno saputo raggiungere, in modo da poter realizzare le proprie aspettative di crescita. Il PD garantisce il suo sostegno alle università che vorranno impegnarsi seriamente nella crescita della qualità in un quadro di stabilità e solidità finanziaria e di coesione del paese.

Più istruzione per molti
Largo al merito e alla valutazione
Aumentare i finanziamenti pubblici verso Università e Ricerca è un obbiettivo
La ricerca è un investimento strategico
Investire nel capitale umano
Più Europa
Il Partito Democratico si impegna a promuovere una nuova stagione in cui Università e Ricerca si avvicinino ai cittadini e il dibattito sul loro futuro diventi un tema cruciale di interesse diffuso, a partire da chi vive e lavora dentro gli atenei.
Sono molte le sedi, anche all’interno delle istituzioni universitarie, in cui si può portare il seme di queste idee. Solo se avranno cittadinanza piena, potremo sperare che l’Italia non si rassegni e riprenda a crescere anche in questo campo portando a compimento il processo europeo lanciato nel 2000 a Lisbona.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=48303


Primi firmatari (in ordine alfabetico):
Roberto Battiston, Università di Perugia
Giliberto Capano, Università di Bologna
Claudio Costantino, Componente del CNSU e del CUN, Palermo
Francesco Esposto, Componente del CNSU, Brescia
Marzia Foroni, Studentessa universitaria
Manuela Ghizzoni, Deputato PD, Capogruppo PD VII Commissione Camera
Ignazio Marino, Senatore PD, Presidente Commissione Sanità Senato
Luciano Modica, Sottosegretario Ministero Università e Ricerca
Donato Montibello, Presidente nazionale della RUN - Rete Universitaria
Franco Pacini, Università di Firenze
Diego Piccoli, Componente del CNSU e del CUN, Roma
Andrea Ranieri, Responsabile Area Sapere PD
Marta Rapallini, Area Sapere PD
Giancarlo Schirru, Università di Cassino
Albertina Soliani, Senatrice PD, Capogruppo PD VII Commissione Senato
Giuseppe Tognon, Area Sapere PD, Responsabile università e ricerca
Antonio Vicino, Università di Siena

Riconoscere i rischi


Dall´Università americana del Colorado a Boulder, dall´Università canadese McGill di Montreal e dal Centro nazionale americano per gli studi sull´atmosfera arriva, pubblicato da Nature, un commento critico addirittura sull’ottimismo contenuto nel 4/o rapporto sul riscaldamento globale messo a punto dall’Ipcc che avrebbe proprio sottovalutato il bisogno di nuovi sforzi sui futuri tagli delle emissioni di gas serra.
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=12807

Secondo Roger Pielke, Tom Wigly e Christopher Green, si legge sull’Ansa, il quarto gruppo di lavoro dell´Ipcc presuppone nell´elaborazione degli scenari, ad esempio quello intermedio, «che il 77% della riduzione delle emissioni arrivi spontaneamente, mentre il rimanente 23% richiederà specifiche politiche puntate sulla decarbonizzazione dell´economia». Inoltre, spiega l´articolo di Nature, alcuni scenari Ipcc sono da considerare irrealistici e altri irraggiungibili, visto che gli ultimi trend dell´economia globale vedono una crescita piuttosto che un calo, dell´intensità dell´energia e del carbonio».
Il punto – prosegue l’articolo - «non è se l´innovazione tecnologica sia necessaria, perché lo è di certo, ma interrogarsi su quanto la politica dovrebbe motivare questa innovazione. Insomma, la partita sul clima potrebbe diventare un gioco rischioso se si dà per scontato che saranno gli avanzamenti tecnologici a sopportare il peso dell´obiettivo dei tagli delle emissioni future».

Anche per questi studiosi, quindi, è l’azione di governo ad essere decisiva e ne serve una, aggiungiamo noi, a livello mondiale per poter davvero incidere su quei trend dell’economia globale a cui fanno riferimento. Già, ma come? Ulrich Beck, sociologo tedesco professore presso la Ludwing Maximillians Universitat di Monaco di Baviera, ha pubblicato sul tema oggi sul Corriere della Sera un intervento che vale la pena ripercorrere in sintesi per aggiungere elementi di analisi sul tema. Beck prima di tutto fa una distinzione: «Storicamente, identifico due tipi di spostamento, dal pericolo al rischio e dal rischio al pericolo, come incertezza confezionata. Definisco il pericolo come qualcosa creato dalla natura, mentre il rischio è creato dall’uomo: il pericolo non prevede decisioni, ma il rischio sì (e anche la modernizzazione)».

Gli impatti ambientali dell’uomo sono quindi un rischio e servono dunque decisioni. Ma – prosegue Beck – c’è un’ulteriore complicazione: «Nella modernità localizzata i nuovi rischi sono incertezze e pericoli confezionati o fabbricati, perché la gamma delle catastrofi potenziali e delle incertezze cresce con il progresso scientifico e tecnologico, con la globalizzazione economica e l’industrializzazione (più automobili e più ricchezza causano anche più problemi)». Ovvio – spiega sempre Beck - «ci sono sempre state ripercussioni e conseguenze negative, ma nella prima modernità questi effetti collaterali erano immediatamente visibili, mentre i nuovi rischi tendono a sfuggire ai nostri sensi. Ciò significa che è possibile conoscerli solo attraverso test scientifici – e sono spesso latenti. La loro latenza è il motivo per cui i nuovi rischi non possono essere pienamente affrontati dalla scienza, anche se sono fino a un certo punto riconoscibili proprio grazie a questa».
Beck cammina dunque su un filo sottilissimo e anche successivamente si ferma all’analisi del rischio, spiegando che quelli nuovi ovvero della modernità, «sono incertezze e pericoli fabbricati». «La modernità – aggiunge – deve affrontare il proprio potenziale distruttivo dello sviluppo sociale e tecnologico senza aver potuto elaborare risposte adeguate. E ancora: non è la post-modernità, bensì la modernità radicalizzata, a produrre la società globale del rischio». Rischi che per Beck hanno tre caratteristiche: delocalizzazione (le loro cause e conseguenze sono onnipresenti); incalcolabilità (le loro conseguenze sono incalcolabili almeno in principio); l’irrisarcibilità (se il cambiamento climatico è irrevocabile, se la genetica consente interventi irreversibili sulla vita umana, se i gruppi terroristici sono già in possesso di armi di distruzione di massa, allora è troppo tardi).

Tutto più o meno vero e comprensibile, ma aggiunti questi argomenti all’analisi e (ri)disegnato uno scenario dove sostanzialmente la nostra è la società del rischio e non si sono potute elaborare le risposte adeguate a questi rischi, la sintesi qual è? Se questi rischi (l’insostenibilità ambientale) sono ‘onnipresenti, incalcolabili, non risarcibili’ come dice Beck, la risposta è dunque la rassegnazione? E soprattutto, e ancora: c’è una bella differenza tra rischio e percezione del rischio e questa differenza, se l’analisi non viene fatta con raziocinio, rischia di far spostare e orientare risorse economiche dove il rischio è percepito più alto e non dove è effettivamente più alto.

Esempi? Non è gran che lungimirante indirizzare, per dirne una, massicce risorse sull´elettromagnetismo e zero sul radon (sapendo gli acclarati e assolutamente imparagonabili impatti sulla salute umana); oppure pochi spiccioli sulle bonifiche dell’amianto (più che acclarati anche in questo caso i danni alla salute) e studi fantascientifici e infiniti dibattiti sul paesaggio rovinato dalle pale eoliche. L’elenco delle priorità acclarate dalla scienza sulle quali non si investe purtroppo è lungo e aggiornabile quotidianamente (pensiamo anche alla gestione dei rifiuti) ed è intanto ribaltando queste azioni che si deve (dovrebbe) iniziare.

Tornando al che fare, il pessimismo intrinseco di Beck porta ad una sostanziale presa d’atto di quello che sta accadendo con una deriva al ‘lascia che sia’ che non è accettabile. Perché qualcosa, anzi moltissimo, si può e si deve fare. A cominciare intanto dall´individuare il livello in cui è necessario agire (leggi governance mondiale) a problematiche globali. Fin dove è arrivata la ricerca scientifica, quindi, e ha individuato gli strumenti adatti a mitigare quell’impatto, agiamo. L’uomo è stato capace in passato di raggiungere risultati straordinari sul piano culturale e scientifico, non è ‘calcolabile’ che ci riesca di nuovo, ma è possibile. Senza peccare di ingenuità siamo convinti che la riconversione ecologica dell’economia possa davvero essere un obiettivo oltre che desiderabile, concreto, e chi governa – pur con tutte le difficoltà nel prendere decisioni anche sulla base dell’analisi di Beck – non solo ha la possibilità di dare questa sterzata, lo deve fare anche rischiando e agendo secondo una gerarchia, come detto, che non confonda il rischio acclarato con il rischio percepito.

L'italia sempre lenta


La cattiva notizia è che la Commissione europea sta per deferire l´Italia alla Corte di giustizia europea «per il mancato completamento dei piani di emergenza in caso di incidenti rilevanti in impianti in cui sono presenti sostanze pericolose», quella buona è che la stessa Commissione ha deciso di chiudere un procedimento contro l´Italia riguardante la designazione di siti naturali protetti, in considerazione dei progressi significativi conseguiti nel 2007.

greenreport - quotidiano ambientale



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L'appello degli scienziati ai candidati


Un gruppo di docenti universitari ha rivolto a noi candidati dei partiti per richiedere un impegno serio per risolvere i problemi energetici dell’Italia. La petizione si articola in tre punti:
1.la transazione graduale dai combustibili fossili alle energie alternative
2.l’esclusione dell’energia nucleare, per i problemi relativi agli ingenti finanziamenti pubblici necessari e alle scorie
3.lo sviluppo sostenuto delle energie rinnovabili: eolico, geotermico, idroelettrico e solare.
Come candidato Pd posso assicurare l'impegno per i primi due punti. Ho qualche perplessità sul terzo. Non credo che quelle indicate possano essere oggi le sole forme produzione energetica. Concordo con la richiesta di un loro potenziamento e con la necessità di un loro aumento e diffusione.
Qui trovate il testo integrale:www.energiaperilfuturo.it/appelloEnergia.pdf



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Parlare chiaro



"Dobbiamo aumentare la sicurezza energetica"
intervento di Bersani: occorre dotarsi di rigassificatori. Riportiamo da http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=48631
“Questo Paese ha assolutamente bisogno di dotarsi di un certo numero di rigassificatori”. Lo dice con chiarezza Pier Luigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico. “Dobbiamo aumentare la sicurezza energetica, dobbiamo avere rifornimenti più abbondanti e quindi poter anche incidere sui prezzi. Questo – aggiunge – lo capisce anche un bambino”.
Un concetto, quello espresso da Bersani, che si innesta perfettamente in quella che è la filosofia del PD in materia di politiche per l’ambiente. Quello, insomma, che è stato ribattezzato come ‘Ambientalismo del fare’

“Siccome abbiamo bisogno di gas – spiega Bersani – abbiamo bisogno di infrastrutture per il gas. Dopo di che bisogna anche dire che noi siamo riusciti in questo anno e mezzo, nonostante tutte le difficoltà, ad allestire un paio di progetti ormai operativi e quindi funziona un piccolo rigassificatore a Livorno e uno più grande a Rovigo”.

Ma il programma, ammette il ministro per lo Sviluppo economico, non è assolutamente concluso. E lo dice a chiare lettere, parlando da Trieste. “Ci vogliono ancora tre-quattro rigassificatori e quindi in quest'area è più che opportuno che ci sia questo genere di energia che può funzionare anche dal punto di vista economico in maniera interessante perché tocca il Nord Est”.

Quello dell’installazione dei rigassificatori, ribadisce Bersani, è un obiettivo ineludibile. “Ho sentito che qualcuno dice di non volerli perché preferisce il nucleare. Ma cosa facciamo - ha affermato Bersani - la centrale nucleare qui?. Insomma cerchiamo di essere pragmatici e ragionevoli. Nei prossimi anni con il consumo di gas che abbiamo se non saremo dotati di tre, quattro o cinque rigassificatori saremo nei guai. Non so come dirlo. E quindi qualcosa bisogna fare”.

31/03/08

La campagna per il clima di Al Gore


Poche ore fa il sito del washingtonpost ha annunciato l'avvio della campagna di Al Gore per la riduzione dei gas serra. Durerà tre anni e costerà 300 milioni di dollari, la piu ambiziosa e costosa campagna della storia americana.
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/03/30/AR2008033001880.html


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I 50 anni del simbolo della pace


Just like Madonna and Michelle Pfeiffer (E ANCHE IO), the peace symbol is turning 50 this year.

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1725969,00.html



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Una bella vittoria


L'Italia ha battuto la Turchia e la sua candidata Smirne per 86 voti a 65.
Sono 120 i paesi espositori, 70 mila i posti di lavoro, 160 mila i visitatori previsti al giorno e 29 milioni nei sei mesi dell'esposizione. E ancora: lo spazio occupato dai nuovi padiglioni, accanto alla nuova fiera di Rho-Pero, è di un milione 700 mila metri quadrati; previsti oltre 3 miliardi in interventi infrastrutturali (28% dai privati, 26% dagli enti locali, 46% dallo Stato), 270 milioni per la rete metropolitana, 72 milioni per nuovi parcheggi, 81 milioni per un villaggio residenziale, 60 milioni in opere tecnologiche.
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/expo-2015/oggi-voto/oggi-voto.html

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A Bangkok via ai negoziati per il post-Kyoto


Si aprono oggi a Bangkok, in Thailandia, i negoziati formali per trovare un nuovo accordo internazionale sul cambiamento climatico. L´Unione europea chiede che siano fatti subito passi in avanti significativi. Il summit di Bangkok durerà una settimana e marca l’inizio del primo ciclo negoziale deciso nel corso della Conferenza di Bali dello scorso dicembre, e che dovrebbe portare entro il 2009 ad un accordo sulle misure del post-Kyoto, con nuovi obiettivi riguardanti le quote di emissione di gas serra dopo il 2012.
«La conferenza di Bali – ha detto il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas ( foto) - ha permesso di realizzare l´avanzamento maggiore che l’Europa si era augurato. Tutte le parti devono subito vigilare affinché questo slancio sia mantenuto perché i negoziati che si stanno aprendo giungano ad un accordo soddisfacente entro la fine dell’anno prossimo. Grazie a http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=12721

Il cambiamento climatico è la più grande sfida con la quale l’umanità si confronterà a lungo termine. Un accordo mondiale deve essere trovato, prevedendo un’azione energica per la prevenzione delle conseguenze disastrose che promette il riscaldamento planetario. L´Unione europea è determinate a continuare a dare l’esempio, come sta facendo con il suo ambizioso pacchetto di misure per il clima e le energie rinnovabili, proposte dalla Commissione nel gennaio scorso».

La Conferenza di Bali ha dato i via libera alla road map per i negoziati per il post 2012, dando l’appuntamento finale per il nuovo Protocollo internazionale alla conferenza dell’Onu sul clima a Copenaghen, nel dicembre 2009. I negoziati informali si svilupperanno su due assi di discussione paralleli: uno riguarda l’insieme dei 192 Paesi aderenti alla Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), compresi gli Usa; l´altra riunisce le 178 parti del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo di fissare nuovi obiettivi che limitino le emissioni dei Paesi sviluppati.

A Bangkok si tiene la prima sessione del nuovo gruppo di lavoro ad hoc per un’azione cooperativa a lungo termine nel quadro dell’Unfccc. «L´Unione europea – si legge in una nota della Commissione Ue – sostiene che una decisione globale venga presa su un programma di lavoro dettagliato e sostanziale, trattando problematiche essenziali legate agli obiettivi del futuro accordo (o la “visione comune”), alla riduzione delle emissioni, all’adattamento ai cambiamenti climatici, al trasferimento di tecnologie ed alla questione dei finanziamenti. Il programma di lavoro deve soprattutto associare in maniera effettiva il settore privato e le organizzazioni non governative e preparare la prossima conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima, à Poznan in Polonia, nel dicembre 2008».

A Bangkok si tiene la prima delle 5 sessioni previste del gruppo di lavoro ad hoc che prende in esame i nuovi impegni delle Parti rispetto all’annesso 1 del Protocollo di Kyoto e si concentra sull’esame delle maniere a disposizione dei Paesi sviluppati per raggiungere i futuri obiettivi di limitazione delle emissioni. In particolare nella capitale thailandese si discute del ruolo che dovranno avere i meccanismi per uno sviluppo pulito e quello di applicazione congiunta del protocollo di Kyoto (dei quali l’Ue chiede una riforma che ne dimostri la piena efficacia); sulle future regole di sfruttamento di suolo e foreste che dovranno essere migliorate per tenere davvero conto del ruolo nella riduzione delle emissioni, il rafforzamento dei “pozzi” di carbonio e lo sviluppo di risorse rinnovabili di bioenergie e di legname; sulle categorie di fonti di gas serra e sui settori da prendere in considerazione per azioni future riguardanti le emissioni dei trasporti aerei e marittimi.

L´Unione europea vuole mantenere il suo “ruolo motore” e «considera essenziale che il prossimo accordo globale limiti il riscaldamento planetario ad un massimo di 2°C al di sopra del livello preindustriale, al fine che il cambiamento climatico non possa raggiungere livelli pericolosi che possano innescare dei cambiamenti irreversibili, veramente catastrofici. Il rispetto di un tale limite implica che le emissioni mondiali di gas serra siano ridotte di più del 50% entro la metà del secolo in rapporto ai livelli del 1990. In un primo tempo, l’Ue aveva proposto che i Paesi sviluppati si impegnassero a ridurre del 30% le loro emissioni entro il 2020, poi i 27 capi di Stato e di governo si sono detti favorevoli al meno 30% purché anche gli altri Paesi industrializzati si impegnassero ad ottenere riduzioni simili e che i Paesi in via di sviluppo più avanzati, come Cina, India e Brasile, apportassero un contributo adattato alle loro rispettive capacità.

Comunque, l’Ue si è impegnata a ridurre le sue emissioni di almeno il 20% nello stesso periodo, indipendentemente da quel che decideranno gli altri, per iniziare a trasformare l’Europa a 27 in un’economia ad alto rendimento energetico ed a basso tasso di emissioni di gas serra. Quello iniziato a Bangkok è il primo di quattro cicli di negoziati che si terranno nel 2008. il prossimo summit sarà a Bonn, in Germania, il terzo si terrà in agosto in un luogo ancora da definire, il quarto a Poznan, in dicembre.

30/03/08

Ah, dimenticavo, i vincitori del campionato di beach volley


Lido di Spina, Ferrara. Grazie a Franco per le foto.

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Al voto al voto!!!! da Micromega...



Paolo Flores d'Arcais scrive sull'ultimo numero di Micromega del 25 marzo:
L’unica cosa certa con l’attuale sistema elettorale è che ogni voto in meno a Veltroni-Di Pietro-Bonino fa vincere Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico. Questa circostanza matematica ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma le cose stanno proprio così.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/al-voto-al-voto/?com=17#commenti

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In fondo sono sempre un entomologo


E' il caso di prendere in esempio le formiche contadine che vantano un’esperienza lunga 50 milioni di anni. Si è scoperto che la coltivazione di funghi è talmente integrata e armoniosa con l’ambiente che vale la pena di prenderle in considerazione per apprendere nuove tecniche di coltivazione.
La ricerca è stata pubblicata sul numero di martedì della edizione on-line di Proceedings of the National Academy of Science a cura degli entomologi Ted Schultz e Sean Brady dello Smithsonian’s National Museum of Natural History e riportata da http://www.ecoblog.it/post/5539/formiche-contadine-prendiamole-come-esempio.

Lo studio concorda con il fatto che funghi e formiche si sono evoluti circa 50 milioni di anni fa e che hanno iniziato la loro vita in simbiosi nel Sud America. L’originale formica agricoltore è cresciuta con diverse specie di funghi iniziando a raccogliere detriti di foglie fresche e organizzando una lettiera a più piani per fertilizzare il terreno e procedere alla coltivazione di funghi.

7 aprile, la giornata del sole


Lunedì 7 aprile la “Giornata del sole”: incontri ed iniziative in ogni parte del paese per mettere ed iniziative in ogni parte del paese per mettere al centro della campagna elettorale del Partito Democratico il tema dell’ambiente e, in particolare, delle energie rinnovabili. Si tratta di una delle 12 priorità che Veltroni ha indicato nel programma del PD ed è un tema che ben ci consente di spiegare agli elettori cosa intendiamo per ambientalismo del fare: puntare sulla riduzione della dipendenza dal petrolio, sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili è non solo una condizione necessaria per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, ma anche una grande opportunità di sviluppo sostenibile, di innovazione tecnologica, di competitività delle imprese, di risparmio per le famiglie

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Innovazione e nucleare


Rubbia intervistato da La Repubblica: "Né petrolio né carbone
soltanto il sole può darci energia". Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio.Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie
http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/rubbia-solare/rubbia-solare.html

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Il Perito Moreno "ci molla".....


Anche la lingua di ghiaccio che si protende sul lago Argentino, in uno degli angoli più belli della Patagonia, è interessata dallo stesso fenomeno che ha fatto perdere al lembo estremo della Cordigliera una riserva naturale di oltre 42 chilometri cubici di acqua dolce all'anno nell'ultimo quinquennio.

È stato Jorge Rabassa, un ricercatore argentino del Centro Australe di ricerca scientifica, a lanciare l'allarme: "Come gli altri ghiacciai della zona, il Perito Moreno risente del riscaldamento climatico e nella sola estate appena conclusa ha perso 14 metri di spessore". Per anni anche i ricercatori sembra si siano lasciati ingannare dalla bellezza del fronte del ghiacciaio, dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco perché rappresenta un esempio di come era la Terra all'inizio dell'era Quaternaria. Anche loro si sono fermati davanti al Perito Moreno, là dove si accalcano i turisti che arrivano in Patagonia per vedere i continui crolli dalle pareti di ghiaccio a picco sul lago. http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/ambiente/ghiacciai-patagonia/ghiacciai-patagonia/ghiacciai-patagonia.html