Uno studio recente dell'Università di Georgia, negli States, appena pubblicato su PNAS (Proceedings of the Nationa Academy of Sciences) raccoglie le evidenze sperimentali di un processo di bioingegnerizzazione, con la quale è stato possibile rendere il batterio C. Bescii in grado di manipolare substrati organici ricavandone quegli ingredienti di base per la sintesi di combustibili e addirittura materiali plastici come il BioPet.
I ricercatori hanno utilizzato, come materia prima, una tipica pianta erbacea che cresce nelle immense praterie del NordAmerica, il Panicum Virgatum, ed hanno scoperto che la pianta, triturata e posta in ua soluzine salina, produce Bioetanolo, un combustibile a basso impatto ambientale, in un processo che, dal punto di vista economico, non richiede costi esosi; nel trattamento con C. Bescii, oltretutto, i processi di fermentazione, operati dal batterio in questione, consentono di ottenere dei sottoprodotti altrettanto utili come l'isobutanolo, un altro alcool, dal valore combustibile discreto.
Il risultato dell'Università della Georgia è confermato dal sempre crescente interesse per le bioraffinerie, ossia le industrie che si avvalgono di microrganismi bioingegnerizzati, quali C. Bescii, che consentono la produzione industriale rispondendo all'esigenza primaria di tutelare la natura.
In Italia ad esempio, a Crescentino, in provincia di Vercelli, è sorto un impianto di bioraffinazione che consente di manipolare la Lignina degli alberi per ricavare gli ingredienti di base, glicole etilenico e acido tereftalico, con i quali si producono le bottiglie di PET.
Francesco Trovato
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