18/05/14

Sisma: Modena indaga su crolli e smaltimento rifiuti


A Ferrara al vaglio dei giudici le posizioni di 9 persone

A Ferrara le inchieste della Procura sulle vittime del sisma che nel maggio 2012 devastò l'Emilia sono entrate nella fase del vaglio dei giudici. A Modena, dove è stato più alto il tributo di vittime, oltre alle inchieste sui crolli si indaga sullo smaltimento delle macerie. FERRARA - Già definite le inchieste sui crolli dei capannoni in cui morirono 4 operai nel turno di lavoro alle 4 del mattino del 20 maggio, alla prima scossa. Tre i filoni di inchiesta per cui la procura, su 28 indagati iniziali, ha selezionato le posizioni di 9 ritenendoli responsabili, a vario titolo, del concorso in omicidio colposo delle 4 vittime. Ora il vaglio dei giudici. Il primo filone riguarda il crollo all'Ursa di Stellata di Bondeno: è fissata al 22 maggio l'udienza preliminare del gup Tassoni. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio di 4 imputati per la morte di un operaio marocchino di 29 anni, Tarik Naouch. Il perito del Pm, l'ingegnere Comastri, ha attribuito loro una colpa generica per non aver tenuto conto delle norme di buona progettazione e costruzione, i consulenti di difesa sottolineano che fino al 2005 il Ferrarese non era considerata zona sismica, dunque non soggetta a particolari norme. Anche la seconda tranche, per la ditta Tecopress di Dosso di Sant'Agostino, in cui morì l'operaio Gerardo Cesaro, è nella fase d'udienza preliminare, fissata al 12 giugno: il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto il rinvio a giudizio per tre tecnici (Modesto Cavicchi, Dario Gagliandi e Antonio Proni) con le stesse argomentazioni per Ursa, dopo una consulenza tecnica. L'udienza si svolgera' davanti al giudice Piera Tassoni. Per la terza tranche, Ceramica S.Agostino (due vittime, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni), si è in attesa della conclusione della nuova consulenza del Pm, perchè l'inchiesta, già conclusa, è stata riaperta dalle eccezioni difensive degli indagati. MODENA Fu aperta dopo la seconda devastante scossa di terremoto, quella del 29 maggio, l'inchiesta della procura per stabilire le eventuali responsabilità dei crolli che provocarono 13 morti nei capannoni industriali di Medolla, Mirandola e San Felice. Altre quattro furono le vittime nelle abitazioni, nelle chiese e lungo le strade dei comuni del cratere sismico. Sono oltre 40 gli indagati a vario titolo per omicidio colposo e disastro colposo. Tra loro progettisti, costruttori, proprietari di immobili ed esecutori del lavori che seguirono la prima scossa del 20 maggio. L'inchiesta mira a stabilire se gli stabili distrutti rispettassero le norme edilizie e se gli interventi di ripristino compiuti consentissero di restituirne l'agibilità. I parenti di una vittima, il marocchino Mohamed Azarg che mori' nel crollo della sede dell'azienda 'Meta' di San Felice, hanno anche intentato causa civile chiedendo un milione e mezzo di euro ritenendo che l'uomo, deceduto insieme a un collega indiano e a un ingegnere italiano, non dovesse essere richiamato al lavoro in uno stabile già lesionato. In ambito penale, invece, i periti nominati dal Tribunale per l'indagine sul crollo dell'azienda 'Haemotronic' di Medolla, dove morirono quattro operai, in incidente probatorio la settimana scorsa hanno parlato di "ritardi da parte della Protezione Civile che si sono sommati ai gravi vuoti normativi esistenti" proprio relativamente ai giorni compresi tra le due forti scosse. Il procuratore Vito Zincani e l'aggiunto Lucia Musti hanno anche acquisito dichiarazioni e studi precedenti e ascrivibili agli esperti per valutare se vi sia stata una comunicazione non adeguata di rischi sismici della zona. Un altro filone di indagine della procura sta facendo luce sullo smaltimento delle macerie nel post-terremoto. Tredici gli indagati, facenti capo a aziende del settore demolizione e rimozione di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Nel mirino c'è il sistema dei subappalti, ritenuti in parte non autorizzati dagli inquirenti. Il volume del materiale smaltito su cui si indaga e' di 173.366 tonnellate. La procura ha compiuto anche accertamenti iniziali su un'eventuale attività di fracking che possa essere stata compiuta nelle zone del cratere prima del sisma, e che possa eventualmente averlo indotto. Ma non vi sono al momento evidenze sul fronte, tali da far avanzare l'indagine. (ANSA).

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