In un bell’articolo de Il Fatto Quotidiano di oggi si parla delle indagini su Calogero Sanfilippo: il processo in questione verte sull’inquinamento da carbone di campi e residenze vicino la centrale Federico II. Il processo, che si tiene a Brindisi, vede come imputati 12 dirigenti dell’Enel tra cui il già citato Sanfilippo. Dal computer di quest’ultimo si scopre che le manifestazioni che i media hanno tranquillamente fatto passare come spontanee critiche degli operai Enel a Greenpeace, di fatto erano pilotate fin nel dettaglio dalla stessa dirigenza Enel.
È di fondamentale importanza individuare cinque fidatissimi lavoratori per unità a carbone. Eleggere uno o due portavoce. Il personale dovrà essere formato e preparato all’azione. È importante gestire le relazioni sindacali, durante e dopo la protesta in quanto si tratta sempre di Azioni spontanee dei lavoratori, Mai organizzate all’azienda. [...] [I]n caso di azione il capocentrale dovrà informare il proprio superiore, il responsabile di filiera, le relazioni esterne, l’ufficio stampa nazionale.
Insomma, tutto organizzato a puntino, come dimostra anche la pianificazione dei materiali da utilizzare, con 8 striscioni da 8-10 metri per almeno 1,5 metri di altezza, per i quali, udite udite, venivano perfino date indicazioni grafiche: “scritti col pennello (lunghezza minima larghezza per lettera 10 cm)”. E non mancano indicazioni su colori e sfondo e, indovinate un po’, anche le parole venivano dettate dalla dirigenza Enel: “Andate a lavorare, Basta ecoballe, Siamo verdi di rabbia, uno o due a piacere in dialetto”.
Naturalmente questo caso si riferisce alle manifestazioni del 2008. A qualcuno forse ora, tuttavia, potrebbe passare per la testa che anche altre proteste “spontanee” dei lavoratori contro Greenpeace potrebbero essere state, in realtà, eseguite seguendo precise direttive.
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